“Kannst du nicht allen gefallen durch deine that und dein kunst werk. Mach es wenigen recht. Vielen gefallen ist schlimm”.
Non puoi piacere a tutti attraverso la tua azione e la tua arte. Fa’ in modo di piacere a pochi. È male piacere a tutti.
(Friedrich Schiller).
“Contro il positivismo, che si ferma ai fenomeni: «ci sono soltanto i fatti», dire: no, proprio i fatti non ci sono, bensì solo interpretazioni. Noi non possiamo constatare alcun fatto «in sé»; è forse un’assurdità volere qualcosa del genere. «Tutto è soggettivo», direte voi; ma già questa è un’‹interpretazione›, il «soggetto» non è niente di dato, è solo qualcosa di aggiunto con l’immaginazione, qualcosa di appiccicato dopo. – È infine necessario mettere ancora l’interprete dietro l’interpretazione? Già questo è invenzione, ipotesi.
In quanto la parola «conoscenza» abbia senso, il mondo è conoscibile; ma esso è ‹interpretabile› in modi diversi, non ha dietro di sé un senso, ma innumerevoli sensi. «Prospettivismo».
Sono i nostri bisogni ‹che interpretano il mondo›: i nostri istinti e i loro pro e contro. Ogni istinto è una specie di sete di dominio, ciascuno ha la sua prospettiva, che esso vorrebbe imporre come norma a tutti gli altri istinti.”
(Friedrich Nietzsche, Frammenti postumi 1885 – 1887, in “Opere di Friedrich Nietzsche”, Volume VII, Tomo I, ‘Fine 1886 – Primavera 1887’, 7 [60], pp. 299 – 300).
“«Verità», come intende questa parola ogni profeta, ogni settario, ogni libero pensatore, ogni socialista, ogni uomo di Chiesa, è una completa dimostrazione del fatto che non è ancora neppure intrapresa quella disciplina dello spirito e quel superamento di sé, che sono necessari per trovare una qualsiasi piccola, anche assai piccola verità”.
(Friedrich Nietzsche, L’anticristo. Maledizione del cristianesimo, Adelphi, Milano, 1977, p. 76).
“Devo forse aggiungere che in tutto il Nuovo Testamento c’è soltanto un’unica figura degna di essere onorata? Pilato, il governatore romano. Prendere sul serio un affare tra Ebrei - è una cosa di cui non riesce a convincersi. Un ebreo di più o di meno - che importa? … Il nobile sarcasmo di un romano, dinanzi al quale si sta facendo un vergognoso abuso della parola «verità», ha arricchito il Nuovo Testamento dell’unica parola che abbia un valore - la quale è la sua critica, persino il suo annullamento: «che cos’è la verità?»”.
(Friedrich Nietzsche, L’anticristo. Maledizione del cristianesimo, Adelphi, Milano, 1977, p. 65).
“Pilato dunque rientrò nel pretorio; chiamò Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?» Gesù rispose: «Dici questo di tuo, oppure altri te l'hanno detto di me?» Pilato gli rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua nazione e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?» Gesù rispose: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi consegnato ai Giudei; ma ora il mio regno non è di qui». Allora Pilato gli disse: «Ma dunque, sei tu re?» Gesù rispose: «Tu lo dici, sono re; io sono nato per questo e per questo sono venuto nel mondo: per testimoniare della verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce». Pilato gli disse: «Che cos'è verità?»”.
(Giovanni, 18, 33 - 38).
“Di questo discorso che è vero, mai possiedono gli uomini intelligenza, né prima di udirlo né subito dopo averlo udito; per quanto ogni cosa infatti accada secondo questo discorso, sembra non ne abbiano avuto esperienza, pur avendo la prova e delle parole e dei fatti esattamente quali io li descrivo, distinguendo ogni cosa secondo la sua natura e dicendo com’è”.
(Eraclito, 22 B 1).
“I confini dell’anima vai e non li trovi, anche a percorrere tutte le strade: così profondo è il suo logos”.
(Eraclito, 22 B 45).
“L’errore è capzioso e cerca abbellimenti, mntre la verità è senza abbellimenti”.
(Ireneo di Lione, Adversus haereses, III, 15, 2, ed it. Contro le eresie e altri scritti, a cura di Enzo Bellini, Jaca Book, Milano, 1997, p. 261).
«Anche il malvagio, anche l’infelice, anche l’uomo d’eccezione deve avere la sua filosofia, il suo buon diritto, il suo sole che risplende! Con costoro non c’è bisogno di compassione! – dobbiamo disimparare questo capriccio dell’arroganza […]. Piuttosto occorre una nuova giustizia! E una nuova parola d’ordine! E nuovi filosofi! Anche la terra della morale è rotonda! Anche la terra della morale ha i suoi antipodi! Anche gli antipodi hanno il loro diritto di esistere! C’è ancora un altro mondo da scoprire – e più di uno! Alle navi, filosofi!» (F.W. Nietzsche, La gaia scienza, Einaudi, 2015, p.189).
“Si deve parlare della profondità del mondo, che è raggiungibile solo con una retta disposizione dell’anima”.
(Pavel A. Florenskij, Il significato dell’idealismo, 1914, Rusconi Milano, 1999, p. 105).
“I miei giorni fuggono veloci più che la spola, spariscono senza lasciare speranza. Ricordati che la mia vita è un soffio, non tornerà l’occhio mio a vedere il bene; non mi scorgerà più l’occhio umano, gli occhi tuoi saranno su di me ed io non sarò più! Come la nube si consuma e dilegua, così chi scende allo sheol più non risale; non ritorna alla sua casa e la sua dimora non lo riconosce più”.
(Giobbe, 7, 6 - 10).
Trattoria Al Paradiso - Paradiso (Udine).
“Io dirò la verità: più volte m’è stato minacciato di farmi venire a questo Santo Officio, et sempre l’ho tenuto per burla, perché io son pronto a dar conto di me”.
(Giordano Bruno, prime parole pronunciate dopo l’arresto davanti ai giudici di fede del Sant’uffizio di Venezia il 26 maggio 1592; in Germano Maifreda, Io dirò la verità. Il processo a Giordano Bruno, Laterza, Bari - Roma, 2018, p. 43).
“Non abbiamo alcun potere contro la verità”.
(Paolo, Corinzi II, 13, 8).
Amuse bouche.
“Opinione il dolce, opinione l’amaro, opinione il caldo, opinione il freddo, opinione il colore; verità gli atomi e il vuoto”.
(Democrito)
In verità nulla sappiamo, ché la verità è nell’abisso.
(Democrito).
Mostra Nuda Veritas - Klimt - Passariano (Udine) - 21 maggio - 06 settembre 2026.
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Bellissimo post.Grazei OLga
RispondiEliminaGrazie a te Olga, per essere passata e aver lasciato un gradito apprezzamento.
EliminaUn personaggio del passato che vorresti incontrare: Pilato sarebbe la mia seconda scelta
RispondiEliminaKlimt ho iniziato ad amarlo da ragazzina
I desti e i dormienti di Eraclito
Nietzsche è la mia ginnastica mentale
La verità di questo mondo è normalmente la non-verità, in cui la maggioranza vive agevolmente.
Arrivare ad essa è un processo doloroso e graduale. sta al singolo decidere se seguire il branco accettando le convenzioni fisse, vincolanti per tutti, o scegliere di staccare quella catena e iniziare a guardare oltre le ombre, per uscire dai limiti della caverna, rassicurante come tutte le cose a cui ci si abitua e limitante per la sua ristrettezza. non si elimina un mondo a favore dell’altro, ma li si mantiene entrambi, quello della verità e quello della non-verità, consapevoli del fatto che la maggioranza degli esseri umani necessita di menzogne per vivere, ma un’altra minoranza, grazie al suo sforzo, necessita conoscere, ed è questa a permettere il progresso dell’umanità. Nietzsche la pensava cosi?
Mi piace anche l’oro del Friuli, in tutte le sue varianti…
Ti ho lasciato una cosa da me
Ciao
Parto dal brano di Nietzsche dei frammenti postumi, in cui scrive sostanzialmente che la verità non esiste, non esistono nemmeno i fatti, tutto è interpretazione; questa cosa mi colpì molti anni fa tanto che più di vent’anni fa era fissa nel mio blog del Cannocchiale, che tu ricorderai.
EliminaPiù vado avanti in questa vita più credo che Nietzsche abbia ragione, non esiste alcun isomorfismo fra le nostre strutture conoscitive e ciò che noi supponiamo essere realmente esistente al di fuori di queste strutture, non c’è nessun rapporto biunivoco fra i due ambiti: fra conoscente e conosciuto.
Tutto è interpretazione, dunque, ma interpretazione di che? Gli psicologi della Gestalt, che iniziano a diffondere le loro teorie agli esordi del XX° secolo, ci dicono che noi mettiamo a fuoco qualcosa astraendola dallo sfondo, ma ciò che costituisce l’oggetto e lo sfondo non sono dati reali mutuati dalla nostra percezione, perché altrimenti tutti quanti dovremmo vedere sempre e comunque le stesse cose, ma sono mutuati dalla nostra cultura.
È la cultura che nel corso del tempo ci sensibilizza già a livello percettivo, non ancora mentale, a selezionare una parte di ciò che appare molto confuso e capovolto nella nostra retina, come qualcosa che si astrae dallo sfondo; dare un nome a questa cosa appartiene all’ambito mentale e a quello sociale (si presuppone oggi che la realtà e la mente stessa siano delle costruzioni sociali, frutto di un accordo collettivo, di ciò ci accorgiamo quando un’altra cultura percepisce il mondo in maniera radicalmente opposta e inconciliabile con la nostra).
Gran parte del mondo in cui viviamo, poi, non è fatto di entità che si suppongono concrete e reali, come gli oggetti, ma da entità astratte, come la libertà, la democrazia, l’amore, la solidarietà, la determinazione dei popoli, la speranza, ecc., che non hanno un oggetto concreto a rappresentarle, ma che spesso creano delle strutture, degli enti, delle procedure, edifici pubblici, organizzazioni che prevedono persone gerarchicamente o democraticamente organizzate, che hanno incarichi precisi. Tutto intangibile nella sua essenza, eppure tutto concreto nelle sue conseguenze e manifestazioni.
Pirandello è un autore che cito poco, perché lo apprezzo così tanto che mi pare di commettere sacrilegio ogni volta che ne parlo, ma lui più di chiunque altro ci fa avventurare in questa ricerca sempre infruttuosa di giungere alla radice delle cose: alla verità.
Se per Eraclito la realtà era come un carciofo: dovevi cioè togliere le brattee per giungere al capolino, cioè al cuore del carciofo stesso; per Pirandello la realtà è come una cipolla, se togli tutti i catafilli, non ti rimane più nulla, perché non esiste il cuore della cipolla.
Credo dovremmo “accontentarci” di “verità” parziali e personali, costruite faticosamente nel corso della nostra vita attraverso tutte le nostre interazioni intime e sociali, che dobbiamo continuamente accordare e contrattare con quelle degli altri, per giungere a “realtà” e a “verità” condivise. Dove queste sono delle sempre più confortevoli (si spera) abitazioni dove noi possiamo interagire e vivere con il nostro prossimo, fra conflitti, dissidi, guerre, pace, prosperità, fraternità e amore.
Nietzsche è un enigma, a fianco a tante affermazioni come quella da cui sono partito, sembra esserci una realtà e una verità fondamentale che lui individua nelle ragioni del corpo e della terra, e in base a questa certezza chiede all’uomo di non tradire le esigenze del corpo e della terra e di non farsi illudere e attrarre dai mondi dietro al mondo e dai vari aldilà.
L’oro del Friuli era il piatto più squisito, nel timballo le patate erano quasi crude, e le ho lasciate, il resto buonissimo, le costolette andavano grigliate meno, erano un po’ dirette.
Ciao
La realtà esiste eccome. Solo che ognuno la vede attraverso i propri occhi e secondo le proprie necessità. L' obbiettività è un fatto che riguarda gli apparecchi ottici e fotografici. Noi uomini, per nostra natura, riportiamo realtà diverse e molto raramente esatte.
RispondiEliminaFabio, riguardo alla realtà, si presume che esista, anche se non ci è dato conoscerla in quanto tale; la verità? Ci sono troppe verità perché si possa fare affidamento su una di esse. Le parole del prefetto Ponzio Pilato sono perfette, e campeggiano li come macigni in un testo che pretende di essere la “via, la verità e la vita”. Pilato aveva girato il mondo e di “verità” religiose e laiche ne aveva conosciute molte, nessuna di queste era riuscita a sconfiggere le aquile romane, che pure non erano una verità superiore, ma assorbivano in sé ogni verità, tanto da annullare il senso stesso della verità.
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