venerdì 21 maggio 2021

DEL SUO VELOCE VOLO





































Il miglior epitaffio che ho letto su Franco Battiato è QUESTO.

 

13 commenti:

  1. Battiato era un genio assoluto, un artista che viaggiava su binari metafisici, una garnde anima.

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    1. Condivido il tuo commento parola per parola ... mi piacciono i "binari metafisici" ;-)
      Ciao

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  2. Avremo sempre bisogno di lui, di ascoltarlo.

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    1. Spesso mi sorprendo ad evocarlo mentalmente, le sue note e le sue parole scandiscono da sempre molti miei momenti di vita.
      Ciao

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  3. Me lo leggo dopo con calma, troppo lungo, ma credo interessante e divertente (da quello che vedo è stato scritto anni fa). Dalle foto che hai messo si capisce quante cose è stato Franco, e quanto sarebbe potuto essere ancora. Ho trovato su twitter di oggi una notizia divertente. In Spagna, gli antifascisti trasformano le scritte sui muri inneggianti a FRANCO in FRANCO BATTIATO. L'ho trovato una cosa divertente e intelligente. Penso l'avrebbe gradita anche lui.

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    1. A me stupisce il fatto che nel 2021 ci sia ancora qualcuno in Spagna che scriva "Viva Franco!" ... si vede che anche lui "ha fatto cose buone". Franco Battiato ha ammaliato anche gli spagnoli, spesso ho trovato che i popoli latini di ceppo ispanico conoscano artisti, letterati e scienziati europei molto meglio di noi europei. Ciò vale per Franco Battiato (molto più celebrato all'estero), per Umberto Eco e per Jacques Lacan. Trovo anch'io che aggiungere Battiato a "Viva Franco" sia un'ottima idea ... senza il cognome aggiunto qualcuno potrebbe scambiare chi scrive per fascista.
      Ciao

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  4. Molto bello questo post dedicato a Battiato. Hai scelto molto bene le foto perché tracciano la storia di un Battiato genio e poliedrico che ha scritto musica di vari generi. L'altra sera su RAI5 hanno fatto vedere un balletto con le sue musiche e un programma a lui interamente dedicato.

    Dispiace veramente tanto per la sua morte. Lascia un grande vuoto, come spesso si dice per persone come Battiato.

    Un salutone e alla prossima

    P.S.: ho scritto un post sul periodo Austria Felix, psicoanalisi e la musica. Certo, non ho i titoli per la psicoanalisi, però può essere interessante


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  5. Lascia un grande vuoto nel mondo musicale, ed anche in quello culturale in generale. Ti ringrazio per questo commento.
    Ciao
    P.S. Ho letto e ho apprezzato il tuo ultimo post, trovo eccellente l'idea di raccontare il cosiddetto "finis Austriae" attraverso la musica e la psicoanalisi. Appena posso ti aggiungo il mio commento.

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  6. I testi e le musiche di Franco Battiato accompagnano in un percorso di formazione personale su "binari metafisici" come scrive @Farfalle Libere.
    Della serie di magnifiche fotografie postate, mi piace particolarmente la prima, in cui leggo un invito a continuare...
    Vado a leggere l'epitaffio che suggerisci.

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  7. La musica di Battiato ha aperto orizzonti lontanissimi anche in campo culturale, non c'è alcun dubbio, anche perché lui la viveva come crescita esistenziale.
    Solo così si riesce a capire come sia potuto passare, nell'arco di poco più di quarant'anni di carriera, da tutti i generi musicali, interpretandoli a modo suo, superandoli e volgendo il suo sguardo sempre oltre, e la sua straordinaria produzione sempre di altissimo livello.
    Anch'io do alla prima immagine di questo post il significato di un invito a continuare, nel senso di " ... e adesso tocca a voi ...", mentre l'ultima foto è di commiato.
    Ciao

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  8. Il tuo ricordo di Battiato, scevro da esaltazioni dell'ultimo momento, è la cosa migliore che ho letto in questa settimana e ti assicuro che ho letto veramente tanto. Anche l'epitaffio che hai menzionato è perfetto ( non mi curo della sua lunghezza) e merita di essere pubblicato in più sedi. Complimenti

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    1. Caro Liberius,
      per prima cosa ti ringrazio, in queste pagine virtuali impieghiamo parte del nostro prezioso tempo libero per scrivere e per leggere ciò che altri scrivono, facendo riferimento a persone che non abbiamo mai visto in volto; in queste condizioni lo scambio è molto gradito, così come i rari complimenti, perché è tutto ciò che riesce a filtrare da queste fredde e grigie pagine virtuali.
      In realtà avevo scritto qualcosa in occasione della morte di Battiato, ma non l’ho pubblicato: in massima parte ciò che avevo scritto mi sembrava banale, insulso, e quella parte rimanente a cui tuttavia attribuivo un qualche valore, era troppo personale, troppo intima, per affidarla a questa pubblica pagina, e non alle confidenze di una persona cara, magari bevendoci insieme un sorso di buon vino.
      Con Battiato condivido molte cose, entrambi siamo nati sulle coste del mar Ionio (io un po’ più a sud di lui), entrambi abbiamo guardato il mare come dovette guardarlo spesso Ulisse, sia quando era nella sua pietrosa Itaca, e il mare rappresentava per lui un groviglio ancora informe che conteneva curiosità, ambizioni, sogni, avventura, un volo nell’ignoto e nell’abisso, forse anche gloria e fama, sia quando lo guardava da Troia, o dall’isola di Ogigia, prigioniero delle braccia di Calipso, o dalla terra dei Feaci, in cui come un anacronistico Mattia Pascal, avrebbe potuto obliare tutto e trascorrere la sua maturità e la sua vecchiaia rispettato e riverito a fianco di una donna giovane, al posto della moglie della sua stessa età che forse lo attendeva nella sua isola, o forse no, non lo attendeva più, fatteasi sposa di un procio qualsiasi, come non lo attendeva più nessuno, nemmeno il cane Argo.
      Conosco ogni sua canzone solo ascoltando i primi accordi, conosco molti suoi testi a memoria, vivo praticamente nei mondi meravigliosi che ha saputo creare con le sue note e con le sue parole; non mi capita più di accarezzare i capelli di una donna, ma li tesso “come trame di un canto”, che non è esattamente la stessa cosa, ed ogni donna lo sa, lo sente.
      Mi capita di vagare per i campi del Tennessee (e non in quelli da tennis, come qualcuno ha inteso e ha chiesto a Battiato: “Perché proprio da tennis?”), anche se non ci sono mai stato e che a malapena so dov’é; vagavo, e non passeggiavo, o giravo, o andavo, perché vagare è andare svagatamente, senza sapere come e dove, infatti subito dopo dice che come vi era arrivato non lo sa.
      (segue)

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    2. Come non ricordare un altro Francesco quando scriveva: “Solo et pensoso i più deserti campi
      vo mesurando a passi tardi et lenti,et gli occhi porto per fuggire intenti ove vestigio human l’arena stampi” (Petrarca, Canzoniere, Sonetto XXXV), e come non paragonare i campi del Tennessee all’ “ermo colle e [a] questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”, un posto tutto sommato di non eccelsa bellezza, banale e ordinario, da cui si spicca il volo con la creatività e con la fantasia (“io nel pensier mi fingo”, “più veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare”), con l’unica differenza che Giacomo Leopardi odiava, più che amarla, la sua Recanati, di cui disse :” Né mi diceva il cor che l’etá verde sarei dannato a consumare in questo natio borgo selvaggio, intra una gente zotica, vil […] che m’odia e fugge, per invidia non giá, ché non mi tiene
      maggior di sé, ma perché tale estima ch’io mi tenga in cor mio, sebben di fuori a persona giammai non ne fo segno” (Le Ricordanze, XXII, in Canti), mentre al contrario, Battiato ama incondizionatamente la sua Ionia, che lui continua a chiamare Riposto, così come tutti in quel paese, e dalla cui linfa trae la parte più autentica della sua ispirazione, che si nutre anche però di tutto ciò che incontra per la sua via.
      Io non incontro, nella mia quotidianità, impiegati, postini, medici, salumieri, giornalai, pazienti, donne, uomini, …, ma “gesuiti, euclidei, vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori, della dinastia dei Ming”, o “capitani coraggiosi, furbi contrabbandieri macedoni”, quando qualcuno mi contraria non reagisco con stizza, ma gli intimo: “Mister Tamburino, non ho voglia di scherzare, rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare …”, e il sabato sera dico alla mia donna: “ Voglio vederti danzare come le zingare del deserto con candelabri in testa o come le balinesi nei giorni di festa,voglio vederti danzare come i dervishes turners che girano sulle spine dorsali o al suono di cavigliere del Katakali”.
      E quando io e lei rientriamo dopo aver danzato tutta la notte, le sussurro piano all’orecchio, che coli nel suo padiglione come miele: “Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare, ti salverò da ogni malinconia perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te
      Io sì, che avrò cura di te …”.
      Ascolto solo Radio Varsavia, giacché l’ultimo appello è da dimenticare, o Radio Tirana, che trasmette solo musiche balcaniche, mentre danzatori bulgari a piedi nudi sui bracieri ardenti.
      Vivo immerso in questo mondo e ne ho contagiato tutte le persone a me vicine, quelle vicine davvero, persino quelle che ascoltavano solo musica classica, solo Mozart e Beethoven, mentre io “a Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi da più calorie”, o quelli che ascoltano solo blues e jazz, mentre io “non sopporto i cori russi la musica finto rock la new wave italiana il free jazz punk inglese, neanche la nera africana”.
      Come puoi immaginare, caro Liberius, queste (e altre) cose non si possono dire a chi non conosci bene, a chi non puoi guardare negli occhi, con cui terminare insieme quella bottiglia di vino di cui ti parlavo prima, e tantomeno si possono scrivere su un blog, alla mercé del primo che passa.
      Ciao

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