sabato 24 aprile 2021

TORNEREMO ANCORA







O ragazza dalle guance di pesca

o ragazza dalle guance d’aurora

io spero che a narrarti riesca

la mia vita all’età che tu hai ora.

Coprifuoco, la truppa tedesca

la città dominava, siam pronti:

chi non vuole chinare la testa

con noi prenda la strada dei monti.


Avevamo vent’anni e oltre il ponte

oltre il ponte ch’è in mano nemica

vedevam l’altra riva, la vita

tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Tutto il male avevamo di fronte

tutto il bene avevamo nel cuore

a vent’anni la vita è oltre il ponte

oltre il fuoco comincia l’amore.


Silenziosa suglia aghi di pino

su spinosi ricci di castagna

una squadra nel buio mattino

discendeva l’oscura montagna.

La speranza era nostra compagna

a assaltar caposaldi nemici

conquistandoci l’armi in battaglia

scalzi e laceri eppure felici.


Avevamo vent’anni e oltre il ponte

oltre il ponte ch’è in mano nemica

vedevam l’altra riva, la vita

tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Tutto il male avevamo di fronte

tutto il bene avevamo nel cuore

a vent’anni la vita è oltre il ponte

oltre il fuoco comincia l’amore.


Non è detto che fossimo santi

l’eroismo non è sovrumano

corri, abbassati, dai corri avanti!

ogni passo che fai non è vano.

Vedevamo a portata di mano

oltre il tronco il cespuglio il canneto

l’avvenire di un giorno più umano

e più giusto più libero e lieto.


Avevamo vent’anni e oltre il ponte

oltre il ponte ch’è in mano nemica

vedevam l’altra riva, la vita

tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Tutto il male avevamo di fronte

tutto il bene avevamo nel cuore

a vent’anni la vita è oltre il ponte

oltre il fuoco comincia l’amore.


Ormai tutti han famiglia hanno figli

che non sanno la storia di ieri

io son solo e passeggio fra i tigli

con te cara che allora non c’eri.

E vorrei che quei nostri pensieri

quelle nostre speranze di allora

rivivessero in quel che tu speri

o ragazza color dell’aurora.


Avevamo vent’anni e oltre il ponte

oltre il ponte ch’è in mano nemica

vedevam l’altra riva, la vita

tutto il bene del mondo oltre il ponte.

Tutto il male avevamo di fronte

tutto il bene avevamo nel cuore

a vent’anni la vita è oltre il ponte

oltre il fuoco comincia l’amore. 

(Italo Calvino - Sergio Lebovici, Oltre il ponte).



8 commenti:

  1. Ma che bel post! Mi piace tantissimo ed è bello che hai preso a riferimento Calvino e Liberovici e bella la clip che hai trovato su Battiato. E' da un po' che mancava un tuo post ma è sempre piacevole passare dal tuo blog.
    Un salutone e alla prossima

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, Accadebis,
      seppure con le dovute precauzioni per la pandemia volevo dare un segnale che si può essere liberi anche in casa propria, adottando tutte normative antivirus vigenti senza sentirmi defraudato perché il “governo” mi impedirebbe di prendere un’aperitivo in piazza, cenare in un ristorante dopo le 22.00 e andare al cinema, al teatro o allo stadio a tifare per la mia squadra, che stava cercando di organizzare, in nome della libertà, la superlega per disputare una supercoppa solo fra i club calcistici più ricchi ed esclusivi.
      Ciao, e grazie.

      Elimina
  2. Coprifuoco, la truppa tedesca
    la città dominava, siam pronti:
    chi non vuole chinare la testa
    con noi prenda la strada dei monti.

    Partigiani: donne e uomini che hanno scelto da che parte stare e contro chi combattere.
    Il 25 aprile di ogni anno di vita repubblicana nata dalla Resistenza, è il minimo tributo di memoria a queste donne e uomini coraggiosi che scegliendo ci hanno donato la Liberazione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Alla fine dell’ultima guerra era chiaro a tutti che un regime oppressivo, fiancheggiato (anche se sarebbe meglio dire che fiancheggiava, vista l’assoluta subordinazione che dimostrava) dall’esercito nazista, cercava di piegare il Paese (o una parte di esso) nuovamente alla tirannide, mentre alcuni gruppi spontanei o organizzati volevano liberarsi dell’occupazione nazista e da quella farsa tragica del regime fascista.
      Oggi, i nuovi nazi-fascisti si improvvisano ogni giorno paladini della libertà, assediando il governo costituito dall’interno (con la Lega e FI) e dall’esterno con (FdI) e denunciandolo di privare i cittadini dei propri diritti, della propria quotidianità, soffiando sul fuoco della stanchezza per un virus i cui effetti sembrano interminabili, cercando di annullare magicamente la paura che esso ancora incute, senza prendersi però alcuna responsabilità per le conseguenze quasi certe di atti sconsiderati a cui può condurre allentare la morsa della prudenza che ha fatto si che non ci trovassimo nella situazione dell’India e del Brasile.
      Finora sento solo lo strepitio dell’imbecillità, vorrei sentire più forte la voce del buonsenso; l’imbecille in camicia nera (o verde, o gialla) è pericoloso per tutti, anche per se stesso, mi piacerebbe sentirmi in buona compagnia quando denuncio i danni che potrebbe arrecare se solo si avvicinasse al potere, e mi piacerebbe molto che chi denuncia la stupidità intrinseca a certe affermazioni o a certe mosse non venisse lasciato da solo quando i lupi del populismo lo stanno sbranando in branco per aver osato criticare, quando tutti quanti, secondo loro, dovremmo nell’ordine: credere - obbedire - e combattere.
      Ciao

      Elimina
  3. Forse soltanto chi non gode della Libertà può comprendere fino in fondo cosa significhi esserne privato. Oggi godiamo di diritti civili e di libertà conquistate da altri prima di noi e mi reputo dunque fortunata a vivere in questo paese e in questo tempo. Sono consapevole delle radici ma aspiro comunque ad un’Italia meno “Italietta”, meno provinciale, meno benaltrista, che abbia ancora voglia di combattere per qualcosa che vada oltre la piccola zolla del proprio orticello.
    Pier Paolo Pasolini ci indica radici ed orizzonti: (...) "La Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratiche-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c’è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline" (Pier Paolo Pasolini "Tempo" 21 settembre 1968).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La mia generazione ha vissuto di rendita, delle lotte che altri prima di noi hanno portato al potere, ritagliando per tutti gradi di libertà sempre maggiori e sempre più garantiti, ma la libertà non è mai conquista per sempre e per tutti, è sempre frutto di un equilibrio precario, qualsiasi potere, anche il più democratico, tende sempre ad assoggettare gli altri, perché è la via più semplice, la vera libertà è contraria alla carriera di potere del singolo, che magari può tramandare ai propri figli, ed è più consona alla rotazione delle cariche di potere, in cui anche gli uomini che sono stati al vertice, tornino a fare ciò che facevano prima, dopo la scadenza del loro mandato e in cui la loro famiglia e i loro amici non si siano avvantaggiati in nulla di questa temporanea detenzione del potere.
      Io credo che dopo un vertice in cui abbiamo creduto che la causa dei diritti civili fosse sulla buona strada e in cui molti traguardi, anche ambiziosi, erano stati raggiunti (divorzio, aborto, una certa mobilità sociale, una parità maggiore fra i sessi, opportunità migliori per tutti garantite, un più equo trattamento dei lavoratori, con garanzie di adeguamento salariale e di impossibilità di licenziamento senza giusta causa …), si sia entrati nell’arco discendente della parabola, in cui piuttosto velocemente l’inciviltà, la barbarie e le tenebre del medioevo si stanno riprendendo con la violenza tutto il terreno conquistato dall’intelligenza durante un periodo illuminato, e potremmo ritrovarci a breve come la Grecia tutta dopo la battaglia di Cheronea, in cui la falange macedone travolse ogni barlume di civiltà, oppure come l’Italia degli anni venti del secolo scorso, quando con arroganza e con prepotenza, armi in pugno, i fascisti di Mussolini conquistarono il potere quasi incontrastati e con una facilità che oggi sconcerta.
      Gli indizi di questa barbarie incipiente sono sempre più numerosi, tanto che ti chiedi se i diritti che credevamo di tenere ben saldi in pugno fino adesso, non siano stati altro che oggetti fin troppo fragili nelle mani di poche persone evolute, mentre la massa si è semplicemente uniformata acriticamente e ipocritamente. Ma basta graffiare appena la patina di civiltà che credevamo di aver raggiunto, che il barbaro che è in noi spunta fuori e colpisce gli individui e la fasce più deboli ed indifese, prima di sferrare l’attacco in forze per prendersi tutto: ogni gesto di autonomia delle donne viene punito nell’indifferenza più totale, gli stupri e le violenze sono cresciute, perché è in atto un tentativo di assoggettamento della donna. Essere donna e essere libera è un insulto per molti uomini, se poi sei pure intelligente si sentono in dovere di disinnescarti, di tacitarti, di ridicolizzarti, di isolarti o di aggredirti in branco. Una donna che chieda giustizia viene vilipesa ed insultata, schernita e denigrata, si fa di tutto perché appaia colpevole e pretestuosa e non la vittima.
      Copie di omosessuali vengono picchiati per strada e insultati nei social, il maschio suprematista e populista non vuole fare i conti con la propria omosessualità latente e la colpisce quando la incontra fuori di sé, senza nemmeno rendersi conto che sta colpendo così le proprie pulsioni nel tentativo di controllarle.
      (segue)

      Elimina
    2. Tutto ciò che è diverso viene messo ai margini, criminalizzato, trattato come aberrazione, come qualcosa di innaturale, l’eugenetica, che credevamo bandita dal consesso civile, ritorna ad affacciarsi in alcune dichiarazioni secondo cui bisognerebbe vaccinare solo le persone adulte e produttive, prima quelli delle regioni settentrionali perché creano più ricchezza, che è meglio rischiare la vita degli ultra ottantenni che impoverirsi chiudendo le nostre fonti di ricchezza.
      Queste idee, anche se smentite o minimizzate subito dopo, a me fanno paura, si insinuano sulla paura e fanno leva sulle peggiori pulsioni della gente, sempre pronta a trovare un colpevole, un capro espiatorio, qualcuno su cui sfogare i propri istinti peggiori se si profila loro non solo l’impunità, ma addirittura il plauso per queste aggressioni.



      Eccolo, ero morto?, sui
      bastioni del Vascello - irreali
      come quest’aria che non conosco da piccolo,
      o questa lingua di italici
      pagani o servi dei chierici - i bui
      festoni dei glicini. Il quartiere ricco
      n’è pieno, dappertutto. Spiccano
      viola nel viola delle nuvole e dei viali.
      Assurdo miracolo, per un’anima
      per cui contano, gli anni,
      che sono stati per lei ogni volta immortali.
      Questi che ora nascono, sono
      i glicini morti, non i loro figli barbarici
      -dico barbarici se cupamente nuovo
      è il loro essere, muto il loro monito …


      Ma lo ripeto: non sono vergini
      alla vita, sono dei calchi funerei,
      che imitano la barbarie del dire
      senza ancora possedere
      parola, puro viola sopra il verde …
      Io ero morto, e intanto era aprile,
      e il glicine era qui, a rifiorire.


      (Pier Paolo Pasolini, Il glicine in La religione del mio tempo, Garzanti, 1961, anche in Tutte le poesie, p. 591).
      Ciao

      Elimina