"I mezzi di comunicazione informano largamente su simili eventi proprio perché attirano curiosità morbose. Ma difficilmente discutono le loro radici e tantomeno il fatto che l'interesse che provocano sia, a sua volta, una perversione" (Luigi Zoja, Centauri. Alle radici della violenza maschile, Bollati Boringhieri, Torino, 2016, € 12,00, p. 55).
“Il centauro ha radicalmente paura dell’amore e ha
istituzionalizzato una perversione che gli permette di non incontrarlo mai” (Ibid.,
p. 59).
"Il comportamento sess uale violento è certamente favorito da problemi di identità maschile e si manifesta in patologie individuali corrispondenti a una crisi di virilità" (Ibid., p. 123).
“La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza”, queste sono le parole testuali pronunciate in una conferenza stampa indetta appositamente per condannare l’atto da Debora Serracchiani a caldo dello stupro subito da una ragazza minorenne triestina per cui è accusato un cittadino iracheno che ha chiesto l’asilo nel nostro Paese.
Dopo che le sue parole hanno suscitato molte polemiche, alcune delle quali avevano il tenore di “per un piddino è più inaccettabile essere razzista e discriminatorio”, la Serracchiani precisa sul suo profilo facebook che: "I razzisti vogliono respingere i richiedenti asilo, io voglio accogliere chi scappa dalla guerra. I razzisti pensano che una violenza fatta da uno straniero sia peggiore di quella fatta da un italiano, per me la violenza è sempre e comunque da condannare, senza colore e senza graduatorie. Se occorre lo ripeto".
Verrebbe da chiedersi: allora è più inaccettabile la violenza perpetrata da un richiedente asilo o la violenza è sempre violenza ed è sempre e comunque da condannare, chiunque sia il violento? Non è chiaro, anche perché la governatrice del Friuli Venezia Giulia non prende le distanze dalle sue dichiarazioni precedenti, anzi aggiunge: "Al di là del caso specifico in cui le responsabilità saranno accertate dalle autorità, io ho sentito il dovere di dire una cosa che credo di buon senso, anche se scomoda".
Non mi interessa qui cogliere l’occasione per tendere un agguato politico alla Serracchiani, purtroppo siamo abituati ormai all’ipocrisia di condannare un avversario per un gesto o per una parola e di difendere un alleato per lo stesso gesto o per la stessa parola, tanto ciò che conta è avere il pretesto per aggredire e per mettere in difficoltà l’avversario, e del fatto in sé, per quanto grave possa essere in fondo non gliene frega niente a nessuno.
Non vorrei nemmeno suscitare inavvertitamente la morbosità delle tanti menti malate che sono attratte da fatti come questi per potersi immergere, con la scusa di discuterne e condannare, nei dettagli più lubrici per poterne godere in proprio e condividere con altri pervertiti simili a loro.
Tralascio qui la presunzione di innocenza, che dovrebbe valere anche per un richiedente asilo, tralascio anche il “più inaccettabile” … inaccettabile come forma espressiva perché il termine è assoluto e non prevede un più o meno … non esiste insomma un più o meno inaccettabile, una cosa o è accettabile o non lo è, punto.
Di fronte ad un fatto del genere, ad un atto così feroce (la
ragazza sarebbe stata attirata in una zona poco frequentata, lo scalo
ferroviario dove vengono tenuti alcuni vagoni in disuso, con una richiesta di
aiuto, e qui è stata ferocemente picchiata, pugni, calci, schiaffi, morsi, e
quindi violentata, l’hanno trovata in stato di choc, con tumefazioni,
ecchimosi, segni di morsi ovunque), è comprensibile che per uscire dal dolore ci
rifugiamo nella rabbia e la riversiamo tutta contro il colpevole.
È comprensibile anche che il fatto che si tratti di uno
straniero, un richiedente asilo, risvegli tutta la nostra diffidenza, il timore
per l’estraneo, per chi non conosciamo, ed è altresì comprensibile che scatti
immediatamente la constatazione dell’assenza di gratitudine: “Ma come, ti abbiamo
accolto, sfamato, rifocillato, ti diamo un tetto sulla testa e un letto in cui
dormire e tu così ci ripaghi, stuprando le nostre donne? Anche minorenni?”.
Scattano le aggravanti, quella di essere straniero in casa nostra, quella di essere
in debito verso chi ti ha accolto, quella di aver stuprato una ragazza
minorenne e, perché no, quella di averla ingannata con una richiesta di aiuto…è
come se quell’inaccettabile adesso fosse diventato più più più più
inaccettabile.
Ma uno stupro è uno stupro, è già un fatto in sé gravissimo,
può certamente avere aggravanti interne, insite cioè nell’esecuzione dello
stupro stesso, come la minore età della vittima, la violenza e la ferocia con
cui viene posto in atto, il fatto di provocare danni psichici permanenti e in
alcuni casi lesioni fisiche gravi o la morte stessa.
La mancanza di gratitudine non c’entra, perché accogliere i
richiedenti asilo è un preciso dovere per un essere umano, così come lo è
aiutare chi ha bisogno, se queste cose non le senti tue vuol dire semplicemente
che non sei un essere umano, perché uomini si diventa, non si nasce, nasciamo
con la potenzialità di poterlo diventare, ma non tutti alla fine del ciclo
evolutivo lo diventano, c’è chi rimane semplicemente un animale con la forma
umana.
Non si tratta, dunque, di generosità, né di aver fatto la
carità, ma di aver riconosciuto un bisogno e un diritto, il diritto di ogni
essere umano alla vita (e io aggiungerei anche il termine dignitosa subito dopo
vita); la collettività si fa carico del problema immigrazione e ci si aspetta
che l’immigrato rispetti le regole vigenti e i principi universali che sono uguali
per tutti gli uomini della terra, come tutti e non più degli altri, visto che
gli facciamo la carità.
Un principio essenziale, orgogliosamente laico (e l’etica
laica, che precede cioè la costituzione delle tre grandi religioni
monoteistiche, è più antica di quella religiosa) è il fatto che l’aiuto e l’ospitalità
si scambiano fra pari, non devi far pesare a chi è in stato di bisogno il gesto
che stai compiendo per soccorrerlo, gli devi rispetto e non pietà o pietismo, e
il pretendere che lui sia più rispettoso di altri dei tuoi beni, delle tue
donne, è un’assurdità.
Lo stupro è esecrabile sia se a compierlo è uno dei nostri,
un italiano, sia se compiuto da uno straniero, da un richiedente asilo…la
ragazza triestina non sarebbe stata certo consolata se a stuprarla fosse stato
un italiano, non credo lo avrebbe gradito di più.
Ogni anno in Italia (ma lo stesso succede in tutta Europa)
molte donne vengono stuprate, e questo è un problema molto serio, ciò vuol dire
che esistono molti uomini che vedono il rapporto con una donna come violenza e
predazione e vedono la donna stessa come un oggetto da dare in pasto alle
proprie voglie.
Vuol dire anche che esistono molti maschi infelici che non
sapranno mai cosa vuol dire fare sesso con una donna che ti ama, che il
rapporto può essere anche passione e tenerezza, che qualsiasi piacere tu possa
trovare in uno stupro viene moltiplicato all’ennesima potenza se è anche la
donna a desiderarlo, se puoi leggere il lampeggiare dell’amore nei suoi occhi.
Molto spesso, nella stragrande maggioranza dei casi, lo
stupratore è una persona che conosce molto bene la vittima, un amico di
famiglia, un familiare stesso, persino un consanguineo o lo stesso marito che
forza il volere della donna … non è ben peggiore per una donna che a stuprarla
sia un uomo di cui si fida invece di un estraneo, di un richiedente asilo?
Seguo una donna da diversi anni, che da ragazzina fu stuprata
dal fratello maggiore, si è tenuta il segreto per tutti questi anni, quando è
arrivata da me la prima cosa che mi ha detto è stata che lei questo fratello l’ha
perdonato cristianamente, però pur essendosi sposata ed avendo avuto dei figli,
ha mille paure e non riesce mai ad abbandonarsi del tutto nel rapporto col
marito che ama, infine, si era convinta di aver trasmesso questi suoi timori
anche alle figlie femmine, che non riuscivano a godere anch’esse della loro
sessualità.
Col tempo e con molta difficoltà abbiamo capito che il suo
perdono cristiano era un modo di mettere una pietra sopra a quell’episodio
spiacevole, il modo emotivamente più economico per farci i conti senza
affrontarlo davvero, un sistema per dimenticarlo rimanendo in pace con la
propria coscienza.
È emersa pian piano tutta la rabbia repressa per anni, con
una sensazione lacerante di deflagrazione, che questa rabbia non solo poteva
distruggere per sempre il rapporto con suo fratello, o quello con la sua
famiglia d’origine, che lei ha finito per considerare assente, accusandoli di
non aver vigilato abbastanza e di essere troppo assorbiti da altri problemi
trascurando i figli, ma poteva distruggere la sua famiglia attuale e se stessa.
Lo scoglio più duro è stato che ad abusare di lei fosse
stato il fratello, un consanguineo, e per di più quello a cui lei era più affezionata,
se fosse stato un estraneo le sarebbe rimasto comunque il marchio di chi è
costretta a fare qualcosa che non vuole fare con la violenza, di chi avrebbe
voluto poter scegliere il momento e la persona più adatti per concedere la sua
intimità, ma non avrebbe avuto quella dolorosa sensazione di essere stata
violata e tradita dal suo stesso sangue.
Dietro le parole della Serracchiani, il loro apparente buon
senso (come lei stessa ha dichiarato in replica alle critiche che le sono
piovute addosso), si nasconde un razzismo strisciante, una discriminazione
implicita, la sensazione che tutti coloro che aiutiamo dovrebbero esserci grati
a vita, che dovrebbero anzi portarci l’acqua con le orecchie se solo avessimo
sete (come se non bastasse essere sfruttati ferocemente in tutti i lavori più
infami dai caporali nelle fabbriche, nei campi, nelle cucine di molti
ristoranti, nell’edilizia, in tutti i lavori più degradanti).
Trattando lo straniero in maniera diversa da come tratteremmo
un italiano, giudicandolo con un metro di giudizio completamente differente,
facciamo lo stesso errore che fa uno stupratore, lo vediamo come se non fosse
più un essere umano come noi, ma uno che appartiene ad un’altra specie, uno
diverso, uno meno che umano, il cui gesto è “più inaccettabile”, esattamente
come lo stupratore vede la donna che stupra come una preda, come una cosa di
cui disporre a suo piacimento.
Questo ridurre l’altro a cosa, per sfogare su di lui la
nostra rabbia o la nostra voglia, è stato definito dallo psicoanalista e
antropologo Erik H. Erikson “pseudospeciazione”, ed è un’operazione
in base alla quale noi costituiamo un
eccesso di distanziamento e di diffidenza, che si propaga facilmente a tutto un
gruppo, e che pone l’altro ad una distanza tale per cui non so più cosa posso attendermi
da lui, e temendo il peggio applico a lui il meccanismo paranoico che me lo fa
ritenere un nemico che cerca solo il modo e il momento opportuno per
danneggiarmi e per distruggermi.
Tutti gli uomini sono uguali e vanno giudicati con lo stesso
metro di giudizio, uno stupratore è uno stupratore, da dovunque provenga, e non
importa se lo abbiamo beneficato o lo abbiamo sfruttato (spesso abbiamo fatto
entrambe le cose e durante il suo percorso è possibile che lui stesso o
qualcuna delle sue donne siano stati stuprati, e prima del viaggio alcuni di
loro sono stati violentati da bombe, da armi e da soldati con divise di ogni
colore, noi qui finiamo soltanto di violentarli trattandoli da reietti e
occupandoli in lavori degradanti con stipendi da fame, sono i nuovi schiavi che
per giunta disprezziamo ), e uno stupro è uno stupro al di la di chiunque lo
commetta.
C’è una ragazza minorenne a Trieste che aspetta giustizia,
non che qualcuno le dica che ciò che ha subito è più inaccettabile, o che chi l’ha
stuprata sia più condannato perché è un richiedente asilo, ci sono tante donne
che hanno subito uno stupro o che potrebbero essere potenziali vittime di uno
stupratore che si chiedono perché è successo, se possono sentirsi sicure e perché
un uomo potrebbe volerle fino al punto da usare la violenza.
Dobbiamo condannare severamente chi commette uno stupro, ma
è più utile prevenire ed educare, finché non educheremo i nostri figli (e noi
stessi) ad avere rispetto per la donna, a non considerarla più o meno rispetto a
noi, a volerla sfruttare o proteggere, saremo sempre tentati a considerarla
come un oggetto, più o meno prezioso, più o meno fragile, ma pur sempre un
oggetto, da vezzeggiare finché si uniforma al modello di donna che noi
desideriamo e asseconda tutti i nostri desideri, ma da istruire, educare,
controllare, manipolare o costringere se ne distacca.
Bisogna agire presto, subito, direttamente in culla ad
educare i figli a rispettare la madre, perché un figlio che non ha stima per
sua madre, un figlio che non riesce ad avere con lei un buon rapporto, non sarà
mai un uomo felice e non avrà mai rapporti sereni e soddisfacenti con gli
altri, soprattutto con un’altra donna.
Ah, quasi dimentico, bisognerebbe che le donne si svegliassero di più e pretendessero dagli uomini più rispetto, e che le madri mettano molta più autostima nel biberon delle loro bimbe perché siano orgogliose di se stesse fin da piccole ... non della loro bellezza, non delle moine con cui possono circuire qualche sventurato, siano orgogliose di se stesse proprio per il fatto di esistere e di essere donne...non è possibile che io incontri negli ultimi tempi quasi esclusivamente donne che in ogni modo sembrano far notare a tutti: "Guarda quanto sono bella!" o "Guarda quanto sono intelligente!".
Ah, quasi dimentico, bisognerebbe che le donne si svegliassero di più e pretendessero dagli uomini più rispetto, e che le madri mettano molta più autostima nel biberon delle loro bimbe perché siano orgogliose di se stesse fin da piccole ... non della loro bellezza, non delle moine con cui possono circuire qualche sventurato, siano orgogliose di se stesse proprio per il fatto di esistere e di essere donne...non è possibile che io incontri negli ultimi tempi quasi esclusivamente donne che in ogni modo sembrano far notare a tutti: "Guarda quanto sono bella!" o "Guarda quanto sono intelligente!".





















