MONS - JEBEL





Faraglioni di Aci Trezza



"Sappi che tutte le strade, anche le più sole
hanno un vento che le accompagna
e che il gomitolo, forse
non ha voluto diventar maglione
che preferisco non imparare la rotta
per ricordarmi il mare."
(Gianmaria Testa, Sappi che tutte le strade).









L’Etna, forse dal greco Aitna (Aἴτνα-ας), da aitho (αἴθω ) che vuol dire bruciare, latinizzato in Aetna perché i romani tutto sommato rispettavano ciò che sfioravano, a cominciare dai nomi; o Mungibeddu, da Mons-Jebel [mons (latino)=montagna, jebel (arabo)=montagna, due volte montagna], o semplicemente “a muntagna”, o “idda” (lei, pronome personale femminile, personificata dunque), o “iddu” (lui), pronome personale maschile), a seconda che i catanesi e i circumetnei invochino un padre o una madre (perché l’Etna sa essere sia un padre severo e punitivo, sia una madre dolce che dispensa un’infinità di doni anche ad un centinaio di chilometri dal suo baricentro, fino a Messina a nord, a Siracusa e Ragusa a sud e ad Enna nell’entroterra), è una montagna vivente.
Pietra scura incandescente che pulsa e respira, che è visibile da distanze notevoli (da Messina, lasciati alle spalle i Peloritani e varcate le gallerie che li attraversano, ad un certo punto in autostrada ve la trovate alla vostra sinistra andando verso sud; da Siracusa basta uscire dalla periferia della città in direzione nord e ad un tratto dopo una curva vi trovate il mare alla vostra destra e a sinistra tutta la maestosità di questo vulcano).









Per andare in cima la soluzione più semplice è la funivia che parte dal Rifugio Sapienza, che si trova sul versante sud dalla montagna ed è raggiungibile sia da Nicolosi, sia da Zafferana Etnea, per il primo paese (Nicolosi), quando vi trovate sulla tangenziale di Catania uscite a Gravina e imboccate la provinciale per Nicolosi, per Zafferana dalla tangenziale uscite a Santa Venerina, da entrambi i paesi poi seguite le indicazioni marroni con la scritta ETNA.
La funivia del rifugio Sapienza vi porterà in cima in pochi minuti, in qualsiasi stagione attrezzatevi con scarpe da ginnastica, pantaloni lunghi di tessuto resistente, una giacca a vento perché anche in agosto troverete su un vento gelido, berretto e occhiali da sole, da li poi vi consiglio di continuare con dei mezzi fuoristrada che vi porteranno in un campo base a qualche centinaio di metri dal cratere ancora attivo, il biglietto potete acquistarlo al rifugio in alta quota in cima alla funivia, che è anche bar e … manco a dirlo … negozio di souvenir.



Rifugio Sapienza

Pistacchio

Zafferana Etnea-  municipio

Zafferana Etnea - Santa Maria della Provvidenza

Zafferana Etnea - Piazzetta belvedere


Nel prezzo è compresa una visita guidata ad alcuni crateri inattivi (ma ancora fumanti), ad alcuni rifugi sommersi dalla lava di cui si intravedono ormai soltanto l’arcata del tetto, sentieri e collinette da cui è possibile vedere un paesaggio mozzafiato, tutta la piana di Catania fino a Siracusa, la vegetazione rigogliosa intorno al cono del vulcano, che contrasta fortemente col paesaggio lunare e spettrale della cima, talvolta attenuato da una coltre di neve, i paesi che sorgono abbarbicati sui pendii e il bellissimo mare azzurro … nessuna montagna (che io sappia) ti offre uno spettacolo paragonabile a questo (solo nella Cordigliera delle Ande, in Cile e nella Terra del Fuoco ho visto qualcosa di simile).
Per escursioni nei crateri attivi e in tutta la zona perimetrata da corde con cartelli di divieto di accesso, bisogna prenotarsi in anticipo alle guide esperte, procurarsi o affittare l’attrezzatura più adatta per avventurarsi in zone che potrebbero essere pericolose anche per alpinisti esperti.
Perché sull’Etna, oltre ai consueti pericoli di frane, di perdersi per i sentieri, di precipitare, di farsi male storcendosi una caviglia, esistono altri pericoli dovuti al fatto che siete su un vulcano attivo (esalazioni mefitiche, terreno cedevole, possibilità di scivolare verso antiche colate che i decenni non hanno ancora spento del tutto e, infine, il pericolo di fulmini … sono morte molte più persone colpite da un fulmine sull’Etna che per tutte le altre cause di incidenti di montagna usuali).


Zafferana Etnea - Piazza

Zafferana Etnea - Antica dolceria dell'Etna




Catania


Non si possono descrivere le emozioni che ti da una esperienza di questo genere, difficile trascurare il dato di fatto che la rende diversa da ogni altra esperienza di montagna, non riesci a dimenticare il fatto che ti trovi sopra qualcosa di vivo, quando in filosofia incontrai la concezione dell’Anima Mundi (che da Democrito, Pitagora, Platone, Plotino, …, giunse fino a Goethe, Schopenhauer e a Jung, attraversando Pico della Mirandola, Ficino, Bruno e Campanella, non potei fare a meno di pensare all’Etna e al suo respiro, ai sussulti, agli urti improvvisi, ai tremori, alle esplosioni pirotecniche, specie di notte,  accompagnate da intensi fenomeni elettrici … quella era l’anima del mondo che si scuoteva.
Visitata la vetta, un bel giro nei dintorni del territorio etneo potrebbe comprendere i paesi di Nicolosi, Pedara, Trecastagni, Viagrande, Zafferana, Milo, Sant’Alfio, Linguaglossa, Randazzo, Maletto, Bronte e Adrano; oltre alla bellezza dei paesaggi, a ville, case coloniche, cascinali, chiese, ad una architettura scissa fra la solidità delle costruzioni e il senso di precarietà che la storia delle colate che hanno lambito e più raramente travolto alcuni paesi, scissione che si è trasmessa a tutta la cultura etnea e ai suoi abitanti, troverete una cucina raffinata e genuina (come le persone che vivono da queste parti, molto diverse dai loro vicini catanesi di città).
La sincerità di un vino rosso rubino spremuto secondo tradizione dai vitigni storici ivi allocati (il nerello mascalese, il nerello cappuccio, il minnella e il carricante che sono il sangue stesso di questa terra e che ad ogni sorsata berrete il fuoco stesso del vulcano), ricordando che ad esempio l’etichetta Etna DOC contiene uve provenienti in massima parte da nerello mascalese con minime aggiunte di nerello cappuccio.


Cauliceddi

Cauliceddi

Cauliceddi

Pistacchio di Bronte




Oltre a questi vitigni, importati da altrove e più di recente, trovano una buona allocazione anche grappoli di nero d’Avola, di chardonnay, di insolia, di cataratto, di grillo, …, che qui assumono peculiarità e nuanches di gusto diverse che altrove.
Prodotti tipici dell’Etna sono le nocciole, i pistacchi (quelli di Bronte sono eccezionali, di colore verde smeraldo, brillante e con un profumo intenso ), la mandorle, le castagne, mele (particolarmente buone sono le mele cola e le mele gelato cole tipiche del comprensorio etneo), pere, ciliege, miele, funghi, tartufi, olio d’oliva,  pesche “tabacchiera”, fichi d’india, fragole, ricotte e formaggi di pecora e di capra argentata (provoloni, caciotte e caciocavalli), latte d’asina, salumi pregiati (anche se i salumi dei Nebrodi sono imbattibili, merito del maiale autoctono da cui vengono ricavati: il nero dei Nebrodi), conserve varie, sottoli e sottaceti, marmellate, rosoli e distillati.
In cucina prediligete tutto ciò che ha a che fare con i funghi, col pistacchio, con la ricotta, gli antipasti con giardiniera fatta in casa (ma fate attenzione alle porzioni, che di solito sono abbondanti), primi piatti di montagna o mare e monti, grigliate di carne e salsiccia o selvaggina di piccola taglia; con l’affacciarsi della primavera affiorano fra i sassi e fra i rovi le erbette spontanee, particolarmente prelibate sono quelle che in quel luogo vengono chiamate le “sparacogne” (mentre dalle mie parti vengono detti “sparici sarbagghi”, asparagi selvatici o semplicemente “sparici”), con cui ci si possono fare ottimi primi piatti, minestre con l’uovo e frittate.





Asparagi selvatici

Asparagi selvatici

Nocciole


O i cosiddetti “cauliceddi” (altrove denominati anche strigoli, stregoli, verzit, bubbolini, erba sciupeta, … o, in italiano, silene), che possono trovare svariati utilizzi in cucina: cruda in insalata, da sola o con altre erbe spontanee, condita con olio e limone, lessata, amalgamata a farina per fare paste verdi e gnocchi, come ripieno per ravioli o tortellini, in frittate, in torte salate, in minestre con altre verdure, orzo o cereali, nel risotto o come condimento di una pasta.
Infine rimangono i dolci, ma non voglio parlarne, perché dei dolci come dell’amore non bisognerebbe parlarne ma assaggiarli, al massimo li si sfiora semplicemente col pensiero, li si pregusta per stimolare l’appetito … lasciatevi sempre uno spazio per un dolce, e questo vale in tutta la Sicilia, non solo per l’Etna.




Jocelyn, asinello etneo "sciccareddu"





In ogni caso, dovunque vi fermiate a mangiare quasi sicuramente mangerete bene (tranne forse in quei locali turistici col menù corredato di immagini gigantografate, che si trovano nei pressi di qualche attrazione turistica, e che vi offrono gli immancabili spaghetti, tortellini  o le lasagna alla bolognese, le trofie col pesto genovese, i bucatini all’amatriciana, gli spaghetti alla napoletana ca pummarola ‘ncoppe e la pasta con le sarde, sia che vi troviate sull’Etna sia in Val D’Aosta).
Ma se accettate qualche mio consiglio, vi troverete benissimo da Boccaperta a Linguaglossa, ai Quattro Archi a Milo, da san Giorgio e il Drago e da Scrivano a Randazzo o, se volete rimanere nei dintorni del Rifugio Sapienza, a La Cantoniera (basta alzare gli occhi su una delle collinette intorno e scorgerete un edificio rosa).
Dove dormire non saprei, tutte le volte che sono stato sull’Etna sono tornato a dormire al mio paesello d’origine, in ogni caso è .più facile consigliare dove andare a mangiare che dove andare a dormire, perché in questo secondo caso le variabili sono più numerose e vai a toccare più incisivamente lo stile di vita di ciascuno.


Mostarda


Marinella Fiume - scrittrice etnea





Certamente se vuoi goderti l’Etna, fare escursioni, a piedi, in bicicletta, a cavallo, visitare. fotografare, documentarti, girare di paese in paese, viene naturale dirvi che dovreste trovare un posto proprio sull’Etna, uno di quei tanti hotel, resort, agriturismi, locande con alloggio, che vi sono sorti negli ultimi decenni; anche qui ho qualche indirizzo di seconda mano, suggeritomi da qualche amico, ad esempio Il nido dell'Etna a Linguaglossa, Il Ghebel Resort a Milo il Corsaro a Nicolosi e l’Airone a Zafferana Etnea.
Se, invece, volete godervi l’Etna senza affrontare sentieri, escursioni ed imprese impegnative e  senza strafare, se non vi piace andare a letto con le galline, subito dopo cena, se oltre alla passeggiata nella piccola piazzetta del paese, che quando hai mangiato il tuo cannolo o il tuo gelato, non hai nient’altro da fare, allora è proprio il caso d fare tappa a Catania, città molto bella, raffinata e vitale, che vi offre tutto lo svago, il divertimento e le emozioni che volete.
Avendo qualche giorno in più e voglia di godervi le bellezze della Sicilia, innanzitutto Catania, una città stupenda … non vi basterebbe un mese e forse nemmeno tutta la vita per cogliere quant’è bella Catania e per entrare nella mentalità tipica di un catanese; un giro molto interessante sarebbe quello lungo la cosiddetta Riviera dei Ciclopi, da Catania imboccate la SS 114 in direzione nord verso Aci Castello, Aci Trezza, Acireale, Aci Catena, Aci Sant’Antonio, Aci Bonaccorsi, Aci Platani, …, da queste parti non si fondava un paese senza prima il prefisso Aci … fino a Giarre (o Riposto, a seconda di come gira il vento), continuando su questa strada si può arrivare fino a Giardini Naxos e Taormina.


Risotto con "cauliceddi"



Etna - Valle del Bove



Non devo dirvi io quale bellezza posseggono questi luoghi, sia a livello naturalistico, è qui che sono nate molte ambientazioni del “ciclo dei vinti” di Giovanni Verga, la cui bellezza luminosa fa da contrasto lacerante alla crudezza e alla brutalità della sorte umana; in questi luoghi aleggia il mito, potrebbe apparirvi da un momento all’altro Ulisse sbarcato in cerca d’acqua e di cibo, i lestrigoni, i lotofagi, i buoi sacri al dio Sole, le sirene, Scilla e Cariddi, Afrodite che sorge dalla schiuma del mare, la nave di Enea con ancora a bordo Palinuro, che vi saluta, prima di precipitare in mare poco più a nord, e state pur certi che quel pennacchio che esce dalla cima dell’Etna è Polifemo che fa la ricotta.
Poco più a sud di Taormina (e anche di Giardini), c’è una strada verso l’interno che conduce alle Gole dell'Alcàntara, un canyon naturale di roccia basaltica scavato nel corso dei secoli dal fiume Alcàntara, le cui pareti più che levigate dolcemente dalle acque sembrano graffiate dagli artigli di una tigre; esiste .una scala per scendere e risalire che non è molto impegnativa, per i più pigri c’è un comodo ascensore, gratuito se ricordo bene, in basso si possono affittare degli stivali per inoltrarsi nel greto del fiume, attenti alle scivolate … l’acqua è gelida anche in estate.
Più distante c’è Tindari, raggiungibile percorrendo la Catania-Messina in direzione nord verso Messina e qui prendete l’autostrada Messina-Palermo in direzione di Palermo, non ricordo esattamente quali uscite dovrete attraversare prima di arrivare, sicuramente passerete Milazzo, Tindari è segnalata, non potete sbagliarvi.
Qui potrete visitare ciò che gli scavi archeologici hanno fatto emergere del passato greco- romano, la cinta muraria, il teatro, la “basilica”, edifici e templi romani e il Santuario della Madonna Nera, situato dove una volta sorgeva l’agorà, la “laguna sabbiosa” di Tindari è visitabile attraverso una scala che vi giunge direttamente.
È tutto, ciò che io non ho scritto lo scoprirete da soli, un abbraccio a chi parte ed ha già la valigia pronta e vasuneddi a tinchité a chi resta o va altrove.

Minchia, a Circumetnea mi scurdai, ma unni l'agghiu a testa? Nun mancati ri farivi nu giru 'i vozziga, domando perdono a tutti. 
Baciamo le mani.




"Ciuri di rosi russi a lu sbucciari,
amara a l'omu c'a fimmini criri,
amara a cu si fa supraniari
lustru di Paradisu non ni viri.
Rit: ciuri ciuri ciuri di tuttu l'annu
l'amuri ca mi dasti ti lu tornu
ciuri ciuri ciuri di tuttu l'annu
l'amuri ca mi dasti ti lu tornu ..."




Commenti

  1. Ricordo con grande piacere il cromatismo spinto in bianco e nero dell'Etna innevato.
    Ricordo il canalone di discesa della lava verso il mare azzurro-blu.
    Ricordo la fatica di avanzare contro un potentissimo vento che sollevava da terra e riempiva le tasche del piumino, di sassi neri.
    Una guida, che riteneva sicuramente "fimmina" questa singolare montagna, spiegava come non è possibile segnarne i sentieri come accade altrove, perchè il paesaggio muta continuamente. Ricordo la traversata delle distese rosse e nere di lava, appena sotto la temperatura di fusione delle suole degli scarponi.
    Ricordo lo stupore quando una contadina gentilissima, mi ha permesso di vedere le sue piante di pistacchio e mi ha invitato a mangiare cacio e fave appena raccolte.

    Ricordi bellissimi che hai rinverdito con il tuo post. Grazie.

    Concordo con quello che scrivi: Non si possono descrivere le emozioni che ti da una esperienza di questo genere...

    Ricambio i vasuneddi a tinchité

    RispondiElimina
  2. Si scrive sempre per qualcuno che legge e quindi desidero sentirmi destinatario di questo post e ti ringrazio. Andrò a breve a Catania e sull'Etna e questo tuo post mi sarà guida. Da quanto leggo e intuisco capisco che della mia visita in Sicilia ho lasciato la parte che più di ogni altra sintetizza la Trinacria, il magma di potenze sotterranee che muovono quest'isola e la fanno galleggiare inqueta sul mare. Sì, proprio quello che Verga sottolineava, lo iato tra la struggente bellezza e la condizione umana è l'Etna. Non posso fare altro che ringraziarti e mandarti altrettanti vasuneddi a tinchité. Spero di poter vedere, assaggiare, vivere molte delle cose che hai detto anche se il tempo a disposizione non può essere sufficiente per farlo come desidererei.
    A presto, Antonio

    RispondiElimina
  3. Sono incantata da questo post per le meravigliose immagini e per il racconto che le accompagna.
    Sono stata in Sicilia nell'estate del 1985. Ne ho un ricordo indelebile per la natura aspra e la calura polverosa al passaggio del gregge attraverso l'uliveto che intorpidiva la luce del tramonto.
    Siamo stati alle gole dell'Alcantara con gli stivaloni. La roccia è molto particolare negli strati sovrapposti e a tratti a forma di colonne. L'acqua limpidissima e molto fredda.
    Eravamo in vacanza a Giardini Naxos, molto bello, vicino a Taormina stupenda città. Troppo poco una sola visita: ci è rimasta la voglia di tornare. Questo tuo post mi ripaga per quello che non ho visto allora.
    Ciao Garbo e grazie! A presto, Nou

    RispondiElimina
  4. Che dire di questo post bellissimo...
    Ogni volta che racconti di questa Terra Meravigliosa, per me è un'emozione, perchè è come riviverla. Di Lei porto nel cuore e anche nella mente momenti unici. Indimenticabili. Davvero.
    La amo tanto.
    Sai... i miei gemelli sono anche figli del fuoco di un tramonto del mare di Sicilia...

    [...La Sicilia è un dono di Dio, ci sono posti che non ti immagini, alla fine di una strada ti imbatti in un anfiteatro fatto di pietra lavica, e se sali sull’Etna e vedi il mare, beh, allora capisci perché chi conosce la Sicilia ne sia innamorato. (Carmen Consoli) ...]

    Ci tornerò. Spero presto. Non vedo l'ora. E porterò con me i tuoi preziosissimi consigli. ^.^
    Abbraccione.

    RispondiElimina
  5. Che dire di questo post bellissimo...
    Ogni volta che racconti di questa Terra Meravigliosa, per me è un'emozione, perchè è come riviverla. Di Lei porto nel cuore e anche nella mente momenti unici. Indimenticabili. Davvero.
    La amo tanto.
    Sai... i miei gemelli sono anche figli del fuoco di un tramonto del mare di Sicilia...

    [...La Sicilia è un dono di Dio, ci sono posti che non ti immagini, alla fine di una strada ti imbatti in un anfiteatro fatto di pietra lavica, e se sali sull’Etna e vedi il mare, beh, allora capisci perché chi conosce la Sicilia ne sia innamorato. (Carmen Consoli) ...]

    Ci tornerò. Spero presto. Non vedo l'ora. E porterò con me i tuoi preziosissimi consigli. ^.^
    Abbraccione.

    RispondiElimina
  6. Questo è vero amore..
    Si legge, si vede, si sente..
    E' un viaggio che spero di poter fare prima o poi..
    Non ho trovato la traduzione di vasuneddi a tinchité!

    Buon tutto
    Julia

    RispondiElimina
  7. @ Berica,
    io l’Etna l’ho vista in ogni stagione: brulla d’estate, imbiancata d’inverno, fiorita in primavera e con colori cangianti dal giallo all’arancio e al rosso più intenso in primavera. E’ fimmina? Siii, e che fimmina … di temperamento! L’Etna è come la vita, se ci pensi, nessun sentiero sicuro … tutto muta continuamente e ti può capitare un vento gelido che ti solleva da terra fino alla calorosa, e inaspettata, accoglienza della contadina che ti permette di vedere le sue piante e ti offre cacio e pistacchio. No, non si possono descrivere le emozioni …
    Grazie a te perché sei entrata dentro questo post perfettamente.

    RispondiElimina
  8. @ Antonio,
    il post ha iniziato a prendere corpo dopo la nostra ultima conversazione: un po’ ricordi personali e un po’ trasmissione di esperienza … sapendo bene che l’esperienza migliore è quella che farai di persona, ma che più occhi guardano e più cose vedi! Ma nello stesso tempo è importante rispettare la libertà di una persona a vedere ciò che ritiene più interessante, semmai se ne parla dopo. Si confrontano le esperienze, ci si scambia opinioni.
    Ti/Vi auguro un piacevole soggiorno.
    Ciao, un abbraccio

    RispondiElimina
  9. @ Nou,
    certo, Giardini è una spiaggia famosa, turistica, ma non è certamente la più bella che puoi trovare in Sicilia, mentre Taormina è considerata la più bella terrazza sul mare d’Italia (più della costiera amalfitana, più di quella sorrentina, più delle cinque terre ….) … una perla unica!
    Negli ultimi anni amo in modo particolare l’entroterra, le colline (o le dune, come le aveva soprannominate un mio amico cadorino, perché per lui sotto i duemila sono colline, e sotto i mille e cinquecento metri al massimo sono dune), perché in quei paesi spero ancora di ritrovare la Sicilia che ho nel cuore, quella della mia infanzia, quella che considero genuina.
    In realtà a volte quella Sicilia la ritrovo nei posti più impensati, persino in grandi città come Palermo o Catania, che stranamente sembrano aver conservato meglio le tradizioni rispetto ai paesi che si sono snaturati. La ritrovo nel sorriso di un bambino, nello sguardo di un vecchio, nella tenerezza di una madre, nello sguardo ammiccante di una donna, in un oggetto ben fatto, in una pizza saporita, nel profumo intenso della nepetella o dell’origano che spunta dal terreno, dal muro a secco accanto ad un rovo, ad una mora, ad un gelso.
    Ciao, Nou, grazie a te!

    RispondiElimina
  10. @ Cri,
    … vuoi dire che hai due figli vulcanici? :-) Grazie a te per il tuo commento, ti sento presente e questo è molo importante per me, per questo scrivo, per sentire contatti veri, autentici.
    Abbraccione? In questo post si accettano soltanto “vasuneddi”, meglio se “a tinchité” … l’abbraccione in moneta corrente non è nemmeno considerato … pregasi aggiornare saluto, grazie e arrivederci! ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh, se per vulcanici intendi rompicogl... ebbene si, lo sono entrambi ^_^, ma non era quello che ho cercato di raccontarti...
      Ma che cosa sarebbero sti "vasuneddi a tricchetracche"?:-)))
      Esigo la traduzione prima di aggiornare il saluto.

      Elimina
    2. Lo so cosa hai cercato di raccontarmi, e hai emozionato anche me condividendo qui con me questa parte della tua vita ... non per niente ti ho ringraziata per la tua autenticità. Quando dico che i tuoi figli sono "vulcanici" non intendo che siano necessariamente rompi OO :-), non li conosco e non mi permetterei mai poi così pubblicamente ... dico solo che sono nati nelle adiacenze di un vulcano.Magari questa occorrenza influisce sul loro carattere ... nel senso di carattere di fuoco, passionale ... ma a posteriori mi rendo conto che una madre potrebbe essere l'ultima persona non solo a sapere se ciò è vero, ma persino a domandarsi una cosa del genere sui suoi figli maschi :-)
      Se tu fossi stata un'acuta osservatrice avresti letto che avevo già fornito la traduzione nei commenti a chi me l'aveva chiesta ... ma siccome sono in fondo molto buono te la riscrivo per evitarti l'affanno della ricerca: "vasuneddi a tinchitè" vuol dire bacini in abbondanza ... l'abbondanza tipica della mia terra ... non puoi sperare di tornare in Sicilia senza avere almeno queste basi elementari della lingua ... ti bloccano alle frontiere e ti portano a Lampedusa per vedere se hai diritto allo status di rifugiata :-)))

      Elimina
    3. In questo momento sto vedendo su rai uno la tua incantevole Sicilia.
      Ciao. Vasuneddi a tinchite :-))) .

      Elimina
  11. @ Julia,
    la cosa strana dell’amore vero, quello per l’Etna e per la Sicilia in generale, è che non è esclusivo, non è possessivo, ti lascia spazio per altri sentimenti e per altri amori. Anzi , li amplifica e li impreziosisce, come se l’amore per quella terra fosse stato palestra d’amore, apprendistato, ascesi.
    Ciao
    P.S. Vasuneddi a tinchitè vuol dire bacini a iosa, in abbondanza … ma un’abbondanza tutta siciliana, che è diversa che altrove, come ho potuto constatare … a Genova ad esempio non so come si dice abbondanza, non so nemmeno se abbiano un vocabolo per dirlo :-)

    RispondiElimina
  12. Ho rivisto l'Etna, la scorsa estate, dalla costa calabra mentre mi recavo a Scilla.
    Incute rispetto, così come il nostro mare Jonio.

    Ciao da luigi

    RispondiElimina
  13. @ Luigi,
    si, rispetto è una delle chiavi di volta per conviverci, per goderselo e per visitarlo e scoprire quanta bellezza sa dispiegare ai tuoi piedi. Anche il mare esige il suo rispetto, anche il mare ha una vastità che lo rende imponente, anche il mare vive e respira e sa essere molto pericoloso verso chi non rispetta le sue leggi.
    Ciao

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

SOGNO DI UN’OMBRA L’UOMO

ACCOPPIAMENTO UMANO E "NORMALE"

UN GELATO PER SAVIANO