SENTINELLA LUI CI FA …. (@ JULIA)




“Cogito ergo boom."
(Susan Sontag, Styles of Radical Will).



Inizialmente questo post doveva essere una semplice replica al commento che Julia ha lasciato nel post precedente, che riporto per intero qui di seguito:
“Julia09 ottobre 2014 12:31
Conosco bene il film di Chaplin e adoro The blues brothers, avrei dato volentieri la mano a quel ragazzo perché di questi tempi non è facile trovare qualcuno che sappia ironizzare in modo intelligente... A volte ho l'impressione di apparire vecchia e saccente, cosa che non sono, perché non vengo capita sebbene si tratti solo di associazioni di idee che richiedono normali basi culturali e solo un piccolo giro di rotellina cerebrale in più... Hai ragione a parlare di cimiteri dell'intelligenza, molto spesso chi ti sta intorno dialoga solo col telefono e argomenta similmente a Barbara d'Urso, Maria de Filippi e dir si voglia.. Ci sono un appiattimento e una mancanza di stimoli da far pensare..
Delle sentinelle e di quasi tutte le persone che hai citato non ne sono a conoscenza, ho apprezzato il filo del tuo discorso specie la citazione su Cristo..
Ho l'impressione che tutti parlino solo come se i loro discorsi fossero indirizzati esclusivamente a se stessi, manca la volontà di ascoltare gli altri e la volontà di cambiare..
Ciao
Julia”.



Sarà perché Lei è brava a stimolare il mio pensiero, sarà che stanno accadendo molte cose che tendono a discriminare e a perseguitare il diverso solo perché diverso, come ad esempio i recenti fatti fra Israele e Palestina, l’ISIS in cui non sai più chi sia il diverso e tendi a diffidare di chiunque possieda vaghi tratti mediorientali, le Sentinelle con la loro omofobia e la loro discriminazione delle unioni “diverse”, la paura di ebola che sta già creando il panico negli ospedali e mette ancora più distanza fra noi e qualunque persona di colore, il dibattito politico che si è inasprito oltre ogni limite, per cui chiunque abbia un parere diverso dal nostro diventa un cretino e le opinioni diverse deliri e, infine, quel povero ragazzo quattordicenne a Napoli seviziato barbaramente da tre imbecilli, con un contorno di altri imbecilli che minimizza (era uno scherzo) o che ingigantisce (bisognerebbe dargli la sedia elettrica) in cui intravedo un meccanismo simile di difesa e presa di distanza da conflitti interiori accantonati, non elaborati e mai sopiti, ma ne è venuto fuori un testo molto lungo che non può più essere un commento.
Pertanto ho deciso di farne un post che dedico di cuore a Julia, sperando che Lei e Voi lo apprezziate.



La mia impressione è che più che mancare l’intelligenza (e noi per intelligenza intendiamo fondamentalmente il pensiero razionale), manca la “sensibilità”, che appartiene di diritto all’intelligenza tanto quanto l’intelletto.
Se io dico ad esempio che l’eterosessualità è “naturale”, mentre l’omosessualità è “contro natura”, e magari intorno a questa affermazione ci costruisco sopra giustificazioni pseudo-razionali e pseudo-scientifiche a sostegno (che reggono soltanto in ambienti di incultura e di analfabetismo quasi totale) sto semplicemente usando, male, la mia razionalità che, per quanto acuta possa essere mi darà giudizi sulla realtà e sugli altri molto limitati, fuorvianti e, estesi oltre certi limiti, aberranti.
L’eliminazione da parte dei nazisti dei folli, degli oligofrenici, degli omosessuali, degli ebrei, degli zingari e degli oppositori politici era basata sui principi razionali e scientifici dell’eugenetica, sostenuta da molti scienziati in Occidente, in particolar modo da tre premi nobel come  Nikolaas Tinbergen, Karl von Frisch e Konrad Lorenz.
Quest’ultimo scrisse: “Dovere dell'eugenetica, dovere dell'igiene razziale dev'essere quello di occuparsi con sollecitudine di un'eliminazione di esseri umani moralmente inferiori più severa di quella che è praticata oggi. Noi dovremmo letteralmente sostituire tutti i fattori che determinano la selezione in una vita naturale e libera”. (Konrad Lorenz, articolo apparso nel 1940 sulla rivista Zeitschrift fur angewandte Psychologie und Charakterkunde).



Ciò che manca è la capacità di preventivare l’esito e l’impatto delle loro opinioni sugli altri, sui loro bersagli, il non rendersi conto che le loro non sono opinioni, ma giudizi di condanna e spesso anche esecuzioni sommarie, manca il non riuscire a toccare con mano la sofferenza altrui causata dai loro giudizi.
Ad esempio, fa specie che una persona dell’intelligenza di Lorenz, dopo aver sostenuto l’eugenetica e aver fornito così a Hitler l’avallo “scientifico” per l’Olocausto e l’eliminazione dei deboli, degli sbagliati, scriva a posteriori queste righe: “Io, in effetti, ritenevo che dai nostri nuovi governanti potesse venire qualcosa di buono. [...] Lo pensarono praticamente tutti i miei amici e insegnanti, e anche mio padre, che era certamente un uomo gentile e molto umano. Nessuno di noi sospettava che la parola "selezione", nell'accezione data ad essa da questi governanti, significasse assassinio” (Konrad Lorenz, Vorrei diventare un'oca. L'autobiografia e la conferenza del Nobel, a cura di Elena ed Enrico Alleva, Franco Muzzio Editore, Padova, 1997, p. 51).
Preventivava l’ “igiene razziale”, l’ “eliminazione degli esseri umani inferiori” e si stupisce che questo fosse assassinio, come pensava di eliminarli con la gomma da cancellare o con la spugna della lavagna?
Ma, fondamentalmente, oltre a non saper prevedere o leggere i sentimenti altrui, come se possedessero soltanto il codice razionale e non quello emotivo per comprendere le situazioni sociali e relazionali, queste persone non riescono a mettere in relazione la loro presa di posizione con i propri sentimenti che l’hanno suscitata.



Una sentinella in piedi va in piazza a protestare a favore della famiglia “tradizionale”, commettendo l’equivoco di far coincidere la famiglia mononucleare costituita da madre, padre e, in genere, due figli, che si è affermata nel contesto urbano a partire dai primi decenni del secolo scorso, negli USA prima e in Europa nell’immediato dopoguerra a causa dello spopolamento delle campagne, quella veicolata dai film degli anni 50 e che costituisce il target pubblicitario di elezione non soltanto dei prodotti del Mulino Bianco, con la famiglia che la “natura” ha previsto o che Dio stesso ha in mente.
L’altro grande equivoco a cui soggiacciono le Sentinelle è quello di ritenere che lo scopo fondamentale di due individui che stanno insieme sia necessariamente quello riproduttivo, la salvaguardia della specie, mentre l’osservazione approfondita della coppia, transculturale e trans-storica ci farebbe soffermare su un motivo molto più originario al suo costituirsi, e cioè il piacere di stare insieme.
Siamo così certi che Dio, o la Natura, o il Motore Immobile, o chiunque pensiamo ci sia al timone dell’Universo (ammesso che ci sia qualcuno e ammesso che ci sia un timone e, dunque, una direzione), non possa non prendersi cura di noi uomini, che certamente saremo la forma di vita più importante del creato, il tuorlo dentro l’uovo, la perla dentro l’ostrica, e non stiamo nemmeno a perdere tempo a dimostrarlo, anzi non vediamo proprio il motivo perché dovremmo mettere in dubbio una verità così lampante, chiara e cristallina.



Quindi, ci avrà certamente dotati di istinti alla sopravvivenza molto forti e di istinti alla prosecuzione della specie altrettanto forti; questa è la vulgata che discende dalle tre religioni monoteistiche (su cosa pensano in proposito le altre religioni non saprei, non le conosco approfonditamente) e che, stranamente per tutti ma non per Nietzsche e per me che ho avuto la fortuna di leggerlo, la scienza laica ha portato in trionfo con Darwin e dimostrando di non essere mai uscita, nonostante gli intenti, dall’alveo culturale che ha creato i tre monoteismi.
La biologia ottocentesca riteneva irrinunciabili anche nell’uomo gli istinti di sopravvivenza individuale e della specie, che si traducevano per l’uomo ottocentesco in sesso e lavoro, lieben und arbeiten diceva Freud e persino i campi di concentramento nazisti recavano sul cancello d'ingresso “arbeit macht frei” eliminando il lieb che era appannaggio esclusivo delle sole razze superiori: quella ariana e germanica.
Facciamo davvero una fatica enorme a pensare che Dio e Natura potrebbero essere indifferenti alle sorti della specie umana, che non gliene freghi proprio niente se l’uomo dovesse estinguersi come specie al pari delle molte specie che si sono estinte in passato e alle molte che si stanno estinguendo … forse per il "tutto" la sopravvivenza o meno della specie umana è davvero "nulla".



Ed è così difficile che io stesso devo in qualche modo personificare una qualche volontà che decide e chiamarla Dio o Natura, devo supporre che esista qualcosa che ha potere decisionale sulle sorti dell’Universo, e questo a ben vedere è un postulato indimostrabile perché io posso vedere l’Universo come la sublime organizzazione di una mente superiore, salvo poi scoprire che questa mente “superiore” è in tutti i casi la mia e che non è affatto superiore. Oppure che è il frutto del caso più assoluto e del caos, che non possiede nessun ordine, che non segue alcuna legge, che non ha alcuno scopo e che non c’è nessuno alla guida e che forse non sarebbe nemmeno possibile guidarlo, il che mi atterrisce perché la mia vita sarebbe senza senso e perché l’unico senso che potrei darle è il mio.
L’Infant Research da parecchi decenni ormai sostiene che il bambino è relazionale fin da subito, fin dai primi istanti di vita e molto probabilmente lo è anche nella sua vita fetale, la relazione non è secondaria nemmeno alla sopravvivenza e al nutrimento, come hanno dimostrato le osservazioni di René Spitz, gli esperimenti di Harry Harlow sulle scimmie rhesus e la teoria dell’attaccamento di John Bowlby.
Si sta insieme per il piacere di stare insieme, questa è la scoperta straordinaria della psicologia evolutiva e della psicoanalisi post-freudiana; mentre tutti i motivi che sono stati appiccicati sopra alla coppia e alla diade madre-bambino, come la sopravvivenza individuale e della specie, l’individuazione, l’attuazione di sé, e quant’altro, sono tutte motivazioni parziali e secondarie, che escludono pericolosamente quanti non vi rientrano come coppie patologiche, o contro natura.



E penso alla coppia sterile, o perché biologicamente impossibilitata ad avere figli, o per l’adozione di uno stile di vita che non consente la fecondazione (penso ad esempio ad uno stress eccessivo che ostacola o rende difficile la fecondazione), o per scelta (già, c’è pure chi sceglie di non mettere al mondo figli, per motivi suoi), o perché si tratta di coppia omosessuale, in tutti questi casi se decretassimo che scopo naturale della coppia è quello di riprodursi, tutte queste persone sarebbero nel migliore dei casi “non coppie” e nel peggiore delle aberrazioni, degli errori, qualcosa di innaturale … cosa che contrasterebbe con la loro semplice esistenza, perché tutto ciò che esiste è perciò stesso naturale e non può essere altro che naturale.
Dunque, perché una Sentinella dovrebbe sentirsi minacciata dall’esistenza delle coppie di fatto e di coppie omosessuali, perché dovrebbe temere per il suo matrimonio eterosessuale, in chiesa, con tutti i crismi, i fiori e il bouchet, i confetti di mandorla, il pranzo nuziale con torta a più piani, l’orchestrina che suonava, il servizio fotografico, le fedi, la marcia nuziale del Lohengrin di Wagner, il raccomandare caldamente ai ristoratori altrimenti succede una tragedia che la vecchia zia ormai mangia solo semolino liofilizzato e la cugina non mangia pesce e di ricordarsi di non mettere lo zio Luigi accanto allo zio Alberto perché non si possono più vedere da quando litigarono nel 1998 a causa del parcheggio della macchina, perché sembra che lo zio Alberto parcheggiasse la sua macchina occupando parte del parcheggio dello zio Luigi, ma in realtà pare che lo zio Luigi fosse invidioso perché lo zio Alberto aveva comprato una macchina più grossa della sua?



Perché dovrebbe credere che altri tipi di unione diversi dalla sua vanifichino tutto questo fino a metterlo in crisi? La loro stessa esistenza, beninteso, perché nessuno impedisce alla Sentinella di sposarsi secondo la formula che ritiene più idonea, mentre è lui che vorrebbe impedire agli altri di sposarsi o anche, se potesse, di stare insieme, ma siccome non può, allora si accontenta (si fa per dire) che si decretino “sbagliate” tutte le forme di coppia che sono diverse dalla sua, che esistano sanzioni economiche e soprattutto sanzioni morali, se non proprio punizioni, per dissuaderne la diffusione.
Non si comprende tutto ciò se non andando a pescare dentro il magma delle emozioni stesse della Sentinella, andando a calarci dentro la sua rocca emotiva perché è di un’evidenza persino banale che chi è felice e appagato di sé e della sua vita è anche tollerante e guarda agli altri, al diverso, come una possibilità di confronto, di crescita e di ricchezza interiore.
Mentre l’insoddisfatto, il deluso, il frustrato, l’incompleto, il fragile, …, vede l’altro, il diverso come un pericolo e sceglie la moglie e i buoi dei paesi suoi, diventa gretto e meschino al punto tale da voler difendere contro nemici immaginari il gruzzoletto che ha raggranellato, da usare slogan come “prima gli italiani”, o “aiutiamoli a casa loro”, “no al matrimonio gay”, “no alle coppie di fatto”, “no all’adozione gay”, “no al gay pride”, … insomma diventando un coacervo fra un fascista e un leghista.



Per tentare di capirlo devo rivolgermi al maestro dei miei maestri, a Sigmund Freud, che scrive:
“Non è difficile ricostruire questo processo. All’inizio ebbe luogo una scelta oggettuale, un vincolamento della libido a una determinata persona; poi, a causa di una reale mortificazione o di una delusione subíta dalla persona amata, questa relazione oggettuale fu gravemente turbata. L’esito non fu già quello normale, ossia il ritiro della libido da questo oggetto e il suo spostamento su un nuovo oggetto, ma fu diverso e tale da richiedere, a quanto sembra, più condizioni per potersi produrre. L’investimento oggettuale si dimostrò scarsamente resistente e fu sospeso, ma la libido divenuta libera non fu spostata su un altro oggetto, bensì riportata nell’Io. Qui non trovò però un impiego qualsiasi, ma fu utilizzata per instaurare una identificazione dell’Io con l’oggetto abbandonato. L’ombra dell’oggetto cadde così sull’Io che d’ora in avanti poté essere giudicato da un’istanza particolare come un oggetto e precisamente come l’oggetto abbandonato”.
(Sigmund Freud, 1917, Lutto e melanconia, in OSF vol. 8, p. 108).  
“L’ombra dell’oggetto cadde sull’Io”, dice Freud e traccia così i contorni dinamici ed inconsci della depressione clinica (ma anche del lutto), nel nostro caso potremmo dire che l’ombra dell’Io cade sull’oggetto, le proprie paure, i propri nodi irrisolti, non riconosciuti come propri, vengono espulsi all’esterno e viene rintracciato un “oggetto” su cui far ricadere l’ombra del nostro Io, il meccanismo è noto in psicoanalisi e si chiama proiezione.
La proiezione è un meccanismo di difesa inconscio e automatico usato massicciamente nella paranoia, nell’erotomania e nella gelosia patologica; paranoico è colui che si sente perseguitato dal mondo intero e teme che chiunque voglia in realtà danneggiarlo o umiliarlo e che qualsiasi cosa accada ha senza dubbio qualche relazione con lui, in un vero e proprio delirio di riferimento, erotomane è chi è convinto, ad onta del contrario, che una persona sia follemente innamorata di lui e per questo la perseguita con la sua presenza, con messaggi, con telefonate, con regali, geloso è colui che sospetta o si dice certo che il partner lo tradisce.



Così Freud spiega il meccanismo dinamico di queste tre entità psicopatologiche:
“… è degno di nota il fatto che le principali forme conosciute di paranoia possono tutte essere rappresentate come contraddizione all’unica proposizione seguente: ‘Io (un uomo) amo lui (un uomo)’, e che esse in effetti esauriscono ogni formulazione possibile di questa contraddizione.  La proposizione ‘io amo lui (l’uomo) è contraddetta da:
a) Il delirio di persecuzione, per cui il paziente proclama con forza: ‘Io non l’amo – io l’odio’. Questa contraddizione, che nell’inconscio non potrebbe suonare altrimenti, non può tuttavia divenire cosciente nel paranoico in questa forma. Il meccanismo di formazione del sintomo nella paranoia implica che la percezione interna, il sentimento, siano sostituiti da una percezione proveniente dall’esterno. Cosicché la proposizione ‘Io l’odio’ si trasforma grazie a un meccanismo di proiezione nell’altra: ‘Egli mi odia’  (mi perseguita) e ciò mi autorizza  a odiarlo’. In tal modo il sentimento inconscio propulsore si presenta come conseguenza di una percezione esterna: ‘Io non l’amo – Io l’odio perché EGLI MI PERSEGUITA’. L’osservazione non consente in proposito dubbio alcuno: il persecutore altri non è se non l’amato di un tempo.





b) Un altro elemento a cui si ricorre per esprimere la contraddizione è l’erotomania, che al di là di questo modo d’intenderla rimarrebbe assolutamente inintellegibile: ‘Non è lui che io amo; io amo lei’. E la medesima coazione a proiettare fa in modo che la proposizione venga trasformata nel modo seguente: ‘Mi accorgo che lei mi ama’. ‘Non è lui che io amo – io amo lei – perché LEI MI AMA’. Molti casi di erotomania potrebbero dare l’impressione di essere – e senza bisogno di fondarsi su null’altro – effetto di fissazioni eterosessuali esagerate o distorte, se la nostra attenzione non fosse attratta dal fatto che tutti questi innamoramenti hanno inizio non con la percezione interna di amare, bensì con la percezione proveniente dall’esterno di essere amati. In questa forma di paranoia la proposizione intermedia: ‘Io amo lei’ può perfino divenir cosciente perché la contraddizione tra essa e la proposizione originaria [‘io amo lui’] non è assoluta né così insopportabile come quella tra odio e amore. È infatti sempre possibile accanto a lui amare lei. Così la proposizione che viene sostituita mediante proiezione ‘Lei mi ama’ può tornare a convertirsi nella proposizione della ‘lingua fondamentale’: ‘io amo lei’.



c) Il terzo modo di esprimere la contraddizione potrebbe ora essere individuato nel delirio di gelosia, che è possibile studiare nelle sue forme caratteristiche proprie all’uomo e alla donna.
α) Delirio di gelosia dell’alcolizzato. La funzione che ha l’alcool in questa affezione ci è comprensibile da ogni punto di vista. Noi sappiamo che questo liquido delizioso annulla le inibizioni e fa recedere le sublimazioni. Accada, con una certa frequenza, che dopo aver subito una delusione a causa di una donna, l’uomo sia trascinato all’alcool, il che significa, in genere, che egli ricorre all’osteria e alla compagnia degli uomini perché essi sono in grado di assicurargli quella soddisfazione sentimentale che in casa, dalla propria donna, gli è venuta a mancare. Se ora questi uomini diventano oggetti di un investimento libidico troppo forte nell’inconscio dell’alcolizzato, egli se ne difenderà per mezzo del terzo modo di esprimere la contraddizione: ‘Non sono io che amo l’uomo – è lei che lo ama’; e sospetterà la propria donna di amare tutti gli uomini che egli stesso è tentato di amare. La deformazione da proiezione viene qui necessariamente meno perché con lo scambio del soggetto che ama, l’intero processo è comunque gettato fuori dell’Io. Che la donna ami gli uomini è un dato della percezione esterna mentre l’odiare in luogo di amare, o l’amare una persona in luogo di un’altra sono dati propri della percezione interna.



β) Il delirio di gelosia nella donna si presenta in forma del tutto analoga. ‘Non sono io che amo le donne – è lui che le ama’. La donna gelosa sospetta l’uomo di amare tutte le donne che piacciono a lei, e ciò a causa della sua disposizione narcisistica riacutizzata e della sua omosessualità. Nella scelta degli oggetti amorosi che essa attribuisce all’uomo si manifesta chiaramente l’influenza dell’età nella quale in passato si era consolidata la fissazione; spesso si tratta di donne anziane non adatte a un reale rapporto amoroso, nelle quali si reincarnano nutrici, governanti, amiche d’infanzia, o più direttamente le sorelle che erano state sue rivali in amore.
Si potrebbe dunque credere che una proposizione costituita di tre termini quale ‘Io amo lui’ non potesse essere contraddetta che in tre maniere soltanto. Il delirio di gelosia contraddice il soggetto, il delirio di persecuzione il verbo, l’erotomania l’oggetto. Ma esiste invero un quarto modo di esprimere la contraddizione, e cioè il rifiuto globale della proposizione nel suo insieme: ‘Io non amo affatto e nessuno’; tale proposizione, giacché la propria libido va pure indirizzata in qualche direzione, sembra l’equivalente psicologico della seguente proposizione: ‘Io amo solo me stesso’. Questa forma di contraddizione determinerebbe dunque il delirio di grandezza che noi concepiamo come sopravvalutazione sessuale del proprio Io, e che possiamo equiparare alla sopravvalutazione dell’oggetto d’amore che ci è ben nota”.
[Sigmund Freud, 1910, Osservazioni psicoanalitiche su un caso di paranoia (dementia paranoides) descritto autobiograficamente (caso clinico del Presidente Schreber), in OSF vol. 6, pp. 389-391]. 


   

Consiglio caldamente alle Sentinelle la lettura di Freud (un’opera a scelta), il Traité sur la tolérance di Voltaire o il Vangelo (aprite una pagina a caso), vi si apriranno mondi sconosciuti e meno feroci del vostro.


Raggi laser che sembran fulmini
è protetto de scudi termici
Sentinella lui ci fa.
(Actarus, Atlas Ufo Robot, 1975).




Commenti

  1. Caro Garbo, il tuo post stimola riflessioni che difficilmente possono essere contenute in un commento ma la mia attuale pigrizia mi darà una mano. Non entrerò nel merito delle posizioni di sentinelle e x-fobici vari, dove la x sta per qualsiasi cosa il fobico neghi (o de-neghi), non ho più pulsioni pedagogiche da tempo, semplicemente attendo la loro estinzione o la mia. Mi concederò solo poche battute su concetti insidiosi di causa e natura. Sulla natura ne ho sentite di tutti i colori e non conosco concetto più carico di retaggi culturali. La causalità poi, è per me motivo di grande stupore come ci si ostini a non considerare il concetto di causa finale una tautologia la cui fallacia la scienza ha riconosciuto dai tempi di Cartesio e Galileo. Ragioniamo ancora oggi in termini aristotelici (solo quando fa comodo alle più trite passioni). Pensare che “lo scopo fondamentale di due individui che stanno insieme sia necessariamente quello riproduttivo” mostra quell’inversione cognitiva tra causalità e esito di un processo, la resurrectio della causa finale che se può avere qualche senso quando si parla di esseri senzienti dotati di progettualità (ma la chiamerei intenzione, non causa), non ne ha alcuno quando si tratta di processi auto-organizzati come quelli evolutivi. L’unico senso evolutivo che può avere è relativo alla formazione della nostra psiche che elabora l’azione di altri oggetti viventi e inanimati traducendola in intenzionalità, radice di quel primordiale animismo da cui poi hanno avuto origine concetti elaborati come Spirito, Coscienza, Dio, Natura ecc. ecc. Tutti rigorosamente con la maiuscola!
    Per tornare al binomio sesso-concepimento, dal punto di vista strettamente fisiologico le probabilità di concepimento per ogni ciclo ovulatorio negli umani sono intorno al 28%, pertanto non separare il sesso dal concepimento negli umani è cosa ardua anche per la cosiddetta natura. Se il sesso è un meccanismo che la natura avrebbe messo in piedi per il concepimento sembra piuttosto inefficiente, salvo che la natura non intenda suggerire che per procreare bisogna darci dentro col sesso. Molti evoluzionisti invece ipotizzano che la funzione del sesso sia quello di cementare i rapporti sociali e la riproduzione sia un effetto secondario. Insomma, da una parte abbiamo una causa e dall’altra un effetto accidentale. Peraltro l’accidentalità della faccenda è ancora più evidente se si pensa che l’associazione tra sesso e procreazione è stata ignorata per molto tempo. Vallo a spiegare ai seguaci del sesso secondo natura!
    (segue)

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  2. Darwin, il maestro dei miei maestri, non ha mai sostenuto sciocchezze come quelle attribuitegli dai suoi detrattori e ancor meno quelle attribuitegli da alcuni sui ammiratori, come Herbert Spencer. La stessa espressione “sopravvivenza del più adatto” è di Spencer, espressione che Darwin accettò e utilizzò nelle edizioni successive alla prima dell’Origine ma che comunque non intese mai in termini di dominio. Darwin è figlio del suo tempo, come Freud del suo e noi del nostro, ma capì con schiacciante lucidità che non c’è alcuno scopo nella selezione naturale, nessun progetto, ne fu lui stesso schiacciato dalle inevitabili conclusioni del suo pensiero ma ne accettò l’esito perché uomo di rara onestà intellettuale. La riproduzione caratterizza e distingue gli esseri viventi dagli oggetti inanimati ma non è una prescrizione né a livello individuale né a livello di specie. Gli individui che costituiscono le specie hanno tra le loro caratteristiche quella di riprodursi, chi lascia più discendenti ha maggiori probabilità di trasmettere i propri geni e ha più probabilità di superare il vaglio selettivo. Tutto qui. Nessuna implicazione etica, nessun comandamento. Darwin conosceva bene la lezione di Hume e la distinzione tra descrizione e prescrizione. Le critiche che Nietzsche muove al darwinismo in La volontà di potenza sono condivisibili se indirizzate al darwinismo dell’epoca, non a Darwin. Come biologo posso ritenere soddisfacente la tesi del piacere per la formazione delle coppie solo per gli umani e poche altre specie ma per le altre? Come la mettiamo con due coleotteri? Il “piacere” è condizione emotiva carica di cultura e intenzionalità che non può essere invocata per tutti gli esseri viventi e per un biologo è importante cercare principi generali e non trasferire passioni umane ai processi naturali. Gli organismi viventi si riproducono, non tutti, ma quelli che si riproducono per via sessuale lo fanno attraverso la copula. E’ cosa ben diversa dal dire che gli organismi copulano per riprodursi. E’ una espressione che può essere usata discorsivamente ma manca di ogni rigore logico. Presupporrebbe una conoscenza della fisiologia dell’accoppiamento che per molto tempo è rimasta preclusa agli stessi umani e il fatto che il nesso tra accoppiamento e concepimento oggi sia noto anche a chi ha il quoziente intellettivo di un coleottero non cambia la faccenda. Peraltro esistono meccanismi di riproduzione diversi da quello sessuale. Insomma alla natura non frega un bel niente di quale meccanismo sia stato selezionato per rimandare la morte, purché funzioni. Darwin ci ha dato tutti gli strumenti per capirlo ed è significativo che i più ardenti seguaci dei “dettami della natura” ne conoscano poco e male i meccanismi e quasi sempre si rivelano accesi negazionisti dell’evoluzionismo.
    Un saluto.

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  3. Addendum. Chissà quando sapremo dei nostri alfieri e sentinelle! Ciao.

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  4. Ho appena finito di leggere il libro Amore e tradimento dell’antropologo evoluzionista Robin Dunbar, fortemente intriso di teorie evoluzioniste e anche lui convinto, probabilmente molto più di te, che sia molto forte la spinta dell’essere vivente a trasmettere i propri geni e, quindi, ad accoppiarsi quanto più è possibile e a massimizzare le strategie di sopravvivenza della propria prole.
    Poi, egli stesso candidamente dice che noi trasmettiamo ai nostri figli il 50% circa dei nostri geni, i nostri nipoti ne possiedono il 25% circa, i nostri pronipoti il 12,5%, …, e così via fino ad una diluizione quasi totale; ora, io mi sono chiesto, ma è possibile che la mia sia un’osservazione banale, tutto questo indaffararsi (cornate, artigliate, morsi, ostentazioni di forza e di potenza, controllo della femmina e del territorio) solo per vedere i miei geni diluirsi in nulla nel giro di poche generazioni?
    Condivido la tua affermazione che il “piacere” da solo non basta a spiegare perché una coppia stia insieme, l’Infant Reserch però ci dice che nella diade madre-bambino è il piacere reciproco a scandire le serie di matching e mismatching interattivi fra i due, però non si sono fermati a questa osservazione soltanto, hanno osservato che sono molto importanti a livello relazionale altri due fattori: la ritmicità e la specificità.
    Questi ultimi, in particolare, sembrerebbero aspetti condivisi con tutti gli altri organismi viventi e ciò che fa di noi uomini degli organismi che seguono regole biologiche universali; per avere un’idea migliore di quella che potrei mai darti io in un commento ti suggerisco di leggere questo articolo il cui autore fa parte di un rinnovamento avanzato in atto nella psicoanalisi che la sta rinnovando fin nelle sue fondamenta epistemologiche (http://sipreonline.it/static/upl/20/200503-01SANDER.pdf).
    Dello stesso Louis Sander è uscito il libro Sistemi viventi. L’emergere della persona attraverso l’evoluzione della consapevolezza, Raffaello Cortina, 2007, oppure di Daniel N. Stern, Le forme vitali. L’esperienza dinamica in psicologia, nell’arte, in psicoterapia e nello sviluppo, Raffaello Cortina, 2011.
    Forse tu potresti suggerirmi qualche titolo che parli in maniera interessante della relazione fra sesso e mantenimento del legame o che abbia una concezione innovativa dei legami fra gli organismi viventi che potrebbe interessare anche l’essere umano.
    Tu parli di intenzionalità che è un termine attualmente molto controverso sia in psicoanalisi, sia in filosofia, la sfida è attualmente quella di salvaguardare la libertà dell’essere umano, la sua autodeterminazione (o auto-catalisi) e nello stesso tempo evitare di fare un processo alle intenzioni, di interpretare al malcapitato paziente presunte intenzioni consce e inconsce, mentre è molto più semplice ed immediato mostrargli ciò che è per noi in quel preciso istante, anche senza parole, anche solo con un gesto, una smorfia del viso, il movimento di una mano, un accordo (o disaccordo) ritmico nell’alternarsi dei movimenti reciproci di avvicinamento, di allontanamento, di eloquio, …, solo così abbiamo potuto davvero iniziare ad occuparci di tutte quelle patologie molto gravi che non hanno accesso alla parola condivisa, dell’esperienza non formulata e forse non formulabile a parole.
    Che ti devo dire, Antonio, è un piacere dialogare con te, mi ha fatto sorridere il tuo addentum, ho presente altri casi che non potrei rivelare a causa del segreto professionale, sono fortemente convinto che la passione e il livore con cui viene condotta la battaglia da una vaga misura di una battaglia interiore di ben maggiore intensità. basti pensare a Paolo di Tarso, feroce persecutore di cristiani, si converte sulla via di Damasco e diventa un persecutore altrettanto feroce e inflessibile di chiunque ostacolasse il “suo” cristianesimo, passa cioè da una fede all’altra ma la ferocia e l’implacabilità rimangono, non a caso lo raffigurano sempre con una spada in mano.
    Un abbraccio

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  5. Ti chiedi "tutto questo indaffararsi (cornate, artigliate, morsi, ostentazioni di forza e di potenza, controllo della femmina e del territorio) solo per vedere i miei geni diluirsi in nulla nel giro di poche generazioni?" La mia risposta caro Garbo è un disincantato sì, è possibile, la storia evolutiva lunga milioni di anni mostra questo. Milioni di anni, non il soffio di tempo che è la storia umana e neanche quel periodo un pizzico più lungo, solo un pizzico, che è la storia della specie sapiens. Un continuo mutamento pur di rimanere fermi, un fenomeno che riguarda i batteri come gli esseri umani, amebe e balene, spugne e scimpanze, riguarda vegetali e funghi che hanno tutt'altre strategie alimentari e riproduttive rispetto agli animali.
    Sono sicuro che tu conosca molti più libri di me sulla relazione tra sesso e mantenimento del legame, da parte mia potrei consigliarti i lavori di Frans de Wall su bonobo e scimpanze, oppure Le nature umane di Paul Ehrlich, Il terzo scimpanzee di Jared Diamond o La regina rossa di Matt Ridley, per non nominare i classici L'orologiaio cieco di Dawkins o i tanti libri di S.J. Gould (uno qualsiasi, ognuno è un bagno di intelligenza), o il maestro dei miei maestri con l'Origine dell'uomo e la selezione sessuale.
    Quando parlo di "intenzione" uso il termine nella sua accezione superficiale di progettualità, di idea da perseguire (conosco il dibattito su intenzione e libero arbitrio ma è meglio tenerlo fuori da queto scambio, altrimenti pareremmo da tutt'altra parte!). Le relazioni degli esseri umani si intrecciano e scaturiscono dalla nostra storia evolutiva che è anche evoluzione culturale, non solo biologica e come disse Freud "per il campo psichico, quello biologico svolge veramente la funzione di una roccia basilare sottostante". Poche volte vedo una valutazione serena di questi temi, si passa da banalità paranoiche come la rivendicazione dell'unicità umana, rivendicazione tanto ovvia quanto inutile poichè valida quanto l'unicità rettiliana, ai richiami alle fantomatiche leggi della natura ignorando che lo stesso Dawkins chiuse il suo libro più famoso (Il gene egoista) rivendicando la ribellione ai propri geni, che altro non era che il riconoscimento per gli umani di esigenze etiche e estetiche che sembrano (ripeto, sembrano) contraddire la nostra biologia. Insomma, gente che brandisce la biologia più o meno come Paolo brandisce la sua spada!
    Un abbraccio a te, anche per me è un piacere dialogare con te.

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  6. E' un piacere leggere i vostri dialoghi, dal basso delle mie conoscenze è un vero arricchimento..
    Se c'è una cosa che mi affascina sono i collegamenti mentali. Partendo da uno stesso punto le schegge della memoria, del nostro vissuto, delle nostre conoscenze e del nostro pensiero prendono strade che portano lontano ma solo in apparenza. Leggendo il tuo denso post ho pensato al libro di Mayer "I diversi"; nel retro copertina sta scritto: "Dove maggiori sono l'inquietudine e il dubbio nella nostra cultura e nella nostra società lì incontriamo le parole che indicano il nodo non sciolto, il viluppo inestricabile: differenza, anormalità, esclusione".
    La società ormai impone la sua richiesta di conformismo e di omologazione, la diversità è vista come un male da curare e non come ricchezza di vita, in ogni campo.
    Citando Freud nel suo "Il disagio della civiltà" c'è una contraddizione interna a ogni singolo individuo, fra l'indipendenza e la dipendenza, la relazione a sè e la relazione all'altro. Sarebbe auspicabile una conciliazione fra il singolo e la civiltà, un minimo equilibrio fra indipendenza individuale e legame con gli altri.

    Che dire Garbo, ho sinceramente apprezzato, anche con un leggero rossore :-), la tua dedica.. Grazie.
    Ho colto l'invito che fai alla fine del post ed ho preso uno dei due libri di Freud che possiedo e che non avevo ancora letto.. Mi è servito a raccogliere le idee e mi è piaciuto..
    Per quanto riguarda Corcos hai ragione mi piace davvero molto ed è un dispiacere non poter vedere la mostra veramente unica. Se ci andrai spero di gioire delle tue impressioni... :-)
    Ciao e buon tutto
    Julia


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