martedì 12 giugno 2018

FINCHÈ LA BARCA VA ...








"Quelli che non vogliono ragionare, sono bigotti,
quelli che non possono, sono degli sciocchi,
e quelli che non osano, sono degli schiavi".
(George Byron).








"Tante cose si possono insegnare: andare a cavallo, fare all'amore, ma la propria esperienza a nessuno si può dare. Ognuno la propria, con gli anni, si deve fare, sbagliando e fermandosi, tornando indietro e ricominciando il cammino".
(Goliarda Sapienza, L'arte della gioia).









"Mi sedetti dalla parte del porto perché dall’altra parte c’erano tutti quelli che li volevano chiusi". 
(Pelle-scura).











È un grosso equivoco pensare che esseri umani si nasca, che sia tutta una questione di avere un padre e una madre umani, di geni e di DNA, o anche di apparire umani nella figura, di essere bipedi o dotati di parola. Esseri umani si diventa, come sa anche il più scalcagnato psicologo dello sviluppo, ed è un processo lungo e faticoso, e talvolta accade che qualcuno non giunga mai a diventarlo o che qualcun altro ne perda temporaneamente o definitivamente le caratteristiche così faticosamente acquisite.
Non si tratta di capacità di problem solving, come si credeva un tempo, ciò che definisce l’uomo non è l’ingegno nel risolvere problemi che lo portino a sfruttare risorse che altrimenti sarebbero per lui inattingibili, come ad esempio usare degli strumenti per rompere il guscio alle noci o alla frutta secca, che altrimenti non potrebbe mangiare; quando abbiamo osservato un po’ meglio gli animali, e quando abbiamo accettato un po’ di più di essere più simili agli animali, ci siamo resi conto che molti animali usano degli strumenti per i loro scopi.
Non è nemmeno la capacità di usare il pensiero razionale e la capacità di astrazione che ci caratterizzano, più gli etologi osservano gli animali senza il timore di assomigliare loro toppo e senza i pregiudizi precedenti, e più ci rendiamo conto che astrarre dal pensiero operatorio concreto,  dagli oggetti concreti che sono alla nostra portata e nel nostro campo visivo, e organizzare un pensiero razionale più o meno strutturato non è appannaggio esclusivo di noi uomini.
E allora cosa ci contraddistingue ancora come esseri umani, o meglio, esiste qualcosa che ci caratterizza, che è come dire specie specifica? Secondo me, ed altri psicologi, si, ed è la capacità riflessiva, l’autocoscienza, l’occhio che vede se stesso (come quello di Sauron), la facoltà di osservare se stesso osservante, la certezza assoluta che chi osserva e chi è osservato sono la stessa cosa e sono riconducibili ad un Io.
Scoprire, verso i 18 mesi di vita, che quello che vedo nello specchio sono io è stupefacente, perché è scoprire che posso vedermi mentre faccio cose e mentre sono, che posso fare e vedere ciò che faccio contemporaneamente, ma ciò che è ancora più stupefacente è che questa facoltà mi permette di identificarmi con gli altri, di apprendere le cose non soltanto facendole, ma vedendole fare ad un altro, di vivere le sensazioni, le emozioni, i sentimenti e i pensieri dell’altro e di condivide i miei, di vivere delle cose insieme a qualcun altro, creando un’isola di intimità fra di noi.












Ma se state iniziando a pensare ad una facoltà straordinaria, che una volta acquisita vi permetta di vivere nell’Olimpo a nutrirvi di nettare e di ambrosia e di aver così acquisito la beanza degli dei, vi sbagliate; è molto difficile, impegnativo, faticoso ed anche doloroso alcune volte mantenere costantemente un occhio posato su noi stessi, su tutto ciò che facciamo o proviamo e un livello di attenzione così profondo ed elevato con gli altri.
È difficile vivere i nostri sentimenti spiacevoli, è difficile accogliere sempre e comunque parti di noi che non vorremmo conoscere, di cui ci vergogniamo, che vorremmo non avere, è difficile vivere il dolore, la pena, la noia, il fastidio, la rabbia, …, altrui; ma è difficile anche stare dentro a sentimenti che in genere consideriamo positivi, nostri o altrui importa poco se li stiamo condividendo, una felicità, una gioia, un tripudio, un benessere, una beatitudine molto intense potrebbero mettere a dura prova il nostro sistema coronarico allo stesso modo di un dolore o di un terrore molto intensi, al punto da risultare persino mortali.
Costa molta fatica, dunque, immedesimarsi negli altri, provare a capirli, identificarsi con loro, vivere i loro sentimenti, stare insieme a loro e creare e tenere aperto un campo di intimità condivisa che, come qualsiasi tipo di legame, può essere tanto forte ed inestirpabile, quanto fragile e deperibile proprio perché costa una fatica immensa mantenerlo ad un certo livello di intensità.
In questi giorni si parla molto della chiusura dei porti italiani a quella nave che aveva raccolto in mare 629 (630 adesso, visto che nel frattempo è nato un bambino) migranti, si discute di trattati internazionali, di responsabilità, di pertinenze, del senso della UE, ci si accusa reciprocamente di buonismo, di razzismo, di qualcosa di peggio.
Ci si improvvisa esperti di esodi umani, di flussi migratori, di macro-economia, esegeti delle Scritture, esperti del nuovo e dell’antico testamento, fini conoscitori di Karl Marx, di Max Weber, di Amartya Sen, di John Stuart Mill, di Adam Smith, di John Maynard Keynes, di Pier Paolo Pasolini.










Ciascuno incolpa sempre qualcun altro, chi la pensa diversamente e prende coraggio e si ritiene sempre di più nel giusto per le condivisioni, per l’affiancamento di chi la pensa come lui, dall’appartenere ad un gruppo, non importa se poi questo gruppo qualche mese fa la pensava in un modo, ieri in un altro, oggi in un altro ancora, è più importante l’appartenenza al gruppo che i motivi o le cose che condividiamo.
Conosco molta gente che una volta stava a sinistra, che era per l’accoglienza dei migranti, mentre ora grida che facciamo bene a rifiutarli e che non si sputa più in faccia all’idea di governare a fianco di uno come Salvini (tengo ad aggiungere che alcune di queste persone sono anche meridionali, e questo è un’aggravante forse peggiore del capo d’accusa stesso).
Salvini è razzista, dicono i suoi detrattori, no Salvini è solo un ambizioso, uno che sta cercando di dimostrare a se stesso (e al mondo intero) come un uomo senza alcun talento possa avere un grande successo politico, sociale e con le donne, cose impensabili per lui fino a solo qualche mese fa, ora la gente lo saluta per strada, gli si genuflettono al passaggio, lo accolgono come il principe rinascimentale di Machiavelli, persino neri e zingare fanno a gara a farsi i selfie con lui, lo intervistano come se fosse un esperto di qualsiasi cosa, rimuovono una presentatrice RAI per far posto alla sua amante, gli stirano le camicie.
Salvini è stato comunista (entrato a far parte della Lega Nord come Comunista Padano), è stato bossiano e maroniano, ora è salviniano, il che vuol dire antimeridionalista (auspicava l’esplosione dell’Etna e del Vesuvio per sommergere la Terronia) e meridionalista (basta arance dal Marocco, i miei figli mangeranno solo arance siciliane), anti-immigrati, ma per il bene degli immigrati, mai con i Cinque Stelle-Cinque Stelle forever, guerra senza quartiere a carcere duro agli evasori fiscali, da combattere col maggiore evasore fiscale d’Italia.
Insomma, Salvini, come Zelig, può essere tutto perché non è niente, può essere chiunque perché non è nessuno; ma ciò che lo contraddistingue è il fatto che non ha mai lavorato in vita sua, finora ha sempre vissuto di politica, senza fra l’altro esagerare troppo, perché a Brussels non se lo ricordano nemmeno e le rare foto ricordo sembrano a tutti dei fotomontaggi, ed è bravissimo nel dire alla gente ciò che questa vuole sentirsi dire, anche le cose più incredibili, anche che da oggi in poi tutti pagheremo il 15% di tasse, non di più.










E a chi gli fa notare che questa cosa avvantaggia i ricchi più che i poveri, senza arrossire e con notevole faccia tosta ti dice che in realtà staremo tutti meglio, perché il ricco che ha più soldi investe di più, assume di più nelle sue aziende, spende di più, fa circolare denaro, alza il Pil e aumenta così la ricchezza di tutti.
Ovviamente questo è un discorso assurdo, ma quando l’ha detto nessun giornalista ha osato contraddirlo, e noi siamo talmente rincoglioniti che già un ragionamento così assurdo e terra terra potrebbe sembrare plausibile anzi, addirittura da premio nobel per l’economia: chissà perché finora non ci aveva pensato nessuno.
Non tutti i ricchi sono imprenditori, molti investono soltanto la loro ricchezza e vivono di rendita, e non hanno dunque alcuna azienda in cui investire, né operai, non pagano tasse, IVA, non richiedono servizi esterni, consulenze, nulla; poi, sarebbe il caso di dire che un imprenditore investe ed assume non se ha più soldi in tasca (a causa della diminuzione delle tasse), ma se espande il suo mercato, se cioè vende di più, solo in questo caso avrà bisogno di una maggiore produzione e dunque comprerà cose e assumerà operai, o tecnici, o esperti.
Riguardo ad un aumento delle spese, non è detto che chi possiede più soldi li spenda, e non è così automatico che spendere di più significhi un aumento del benessere complessivo: se ad esempio acquista beni di nicchia, prodotti di lusso, beneficerà solo pochissime persone, una goccia in un mare, e se acquista prodotti esteri il suo contributo alla ricchezza nazionale sarà nullo, anzi addirittura deleterio, perché a crescere saranno i nostri concorrenti diretti.
I suoi estimatori dicono che ha fatto bene, anzi benissimo, bravo, così si fa, era ora che qualcuno finalmente alzasse un po’ la voce in Europa e si facesse sentire, questo paga, altro che quella serie di mollaccioni smidollati di sinistra, asserviti alla Merkel, a Macron, alla Boldrina e a Soros, basta sbattere i pugni sul tavolo e vedrai come diventeranno tutti buoni come agnellini, e tanti saluti ai migranti, salutami la Merkel, salutami a Macron, salutami la Boldrina e salutame a Soros.








Salvini ha vinto, altro che chiacchiere, la spagna si è piegata, la Germania non ha altre alternative, la Francia ci porta rispetto e finalmente sono arrivate le spiegazioni e si profondono in scuse per lo sconfinamento dei gendarmi qualche tempo fa a Bardonecchia, Malta sta già ampliando i suoi centri di accoglienza, anche a costo di ampliare i suoi 316 km² di territorio col sistema palafitticolo già adottato da Venezia o con piattaforme sul mare sul modello delle piattaforme petrolifere in cemento armato e piloni metallici infissi direttamente sul fondale marino.

Io non lo so se alzare la voce paga o se Salvini ha vinto, in base alla mia modesta esperienza alzare la voce non è mai un atto dimostrativo di forza, ma di debolezza, alza la voce chi non ha argomenti convincenti, e il debole che vuole essere ritenuto forte (durante il servizio militare erano i sergenti a gridare, mentre dal capitano in su gli ordini venivano dati pacatamente, il colonnello li dava sottovoce e un generale te li sussurrava all’orecchio).
Urlare più che pagare mi sa che ce la faranno pagare, per quello che conosco il mondo e le persone, non mi risulta che un potente possa concederti di alzare la voce in sua presenza e contro di lui senza una reazione che sia d’esempio per tutti gli altri che vorrebbero alzare la voce … basterebbe semplicemente che l’Europa chiudesse almeno in parte i rubinetti dei finanziamenti o che li rendesse più ardui per noi, o che semplicemente ci chieda con sollecitudine e senza permetterci di sgarrare il pagamento degli interessi sul nostro debito pubblico per metterci in ginocchio.
Basterebbe semplicemente che la Spagna siglasse con la UE un accordo simile al Triton, che l’Italia aveva siglato in precedenza e attualmente non più in vigore (dal 1º febbraio 2018 è stata sostituita dall'Operazione Themis, altrimenti non ci saremmo potuti permettere di rifiutare di accogliere la nave), che si proponesse cioè come referente per i migranti di quella zona del Mediterraneo (sollevando l’Italia dall’accoglienza) per ricevere i fondi europei per l’immigrazione che riceveva l’Italia fino a qualche mese fa.
In tal modo è pur vero che non avremmo più sbarchi, ma continuerebbero a venire da noi quei migranti che passano per altre vie, diverse dal mare, i barconi non intercettati, e continueremmo ad avere e a mantenere i migranti sbarcati fino adesso, senza più usufruire dei fondi europei.









In quanto al vincere (e vinceremo!), permettetemi di esprimere il parere che l’unico a vincere in tutti i sensi è stato il neo-premier spagnolo Pedro Sánchez, che non poteva presentarsi in modo migliore all’Europa e al mondo, con sicurezza ed eleganza, senza polemiche, ha affermato che la nave poteva sbarcare a Valencia, che si sarebbero occupati loro dei migranti.
Certo, il suo potrebbe essere un calcolo politico e di immagine più lungimirante della mossa becera e avventata di Salvini e di Toninelli (già, perché solo il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti può decidere se chiudere o meno i porti; già c’è stato un precedente quando l’ex ministro dell’Interno Minniti voleva fare la stessa mossa ma ebbe un netto rifiuto da parte dell’allora ministro delle Infrastrutture Del Rio).
Ma ciò che conta è il risultato: cioè che 630 esseri umani (che potrebbero aumentare ancora nei prossimi giorni dato che ci sono donne incinte in stato avanzato di gravidanza) riceveranno assistenza, cure mediche, saranno rifocillati e saranno trattati finalmente come persone.
A perdere, nel senso che l’abbiamo già persa da un pezzo, oppure non l’abbiamo mai avuta, è la nostra umanità, quella cosa che per primo avrebbe dovuto farci vedere esseri umani, pieni di speranza, sofferenti, che hanno attraversato non un mare, ma l’inferno finora, con i corpi coperti di lividi per le percosse, incinte non perché sono donne scriteriate che si sono messe in viaggio in gravidanza, ma perché sono state violentate dai loro aguzzini libici, nelle cui mani noi le abbiamo messe con i nostri accordi scellerati, e non merce che nessuno vuole, o peggio, pretesti per stabilire chi ce l’ha più lungo in Europa.

GRAZIE ITALIA!!!