ALAFIU








 "Concedetevi una vacanza
intorno a un filo d'erba,
dove non c'è il troppo di ogni cosa,
dove il poco ancora ti festeggia
con il pane e la luce,
con la muta lussuria di una rosa”.
(Franco Arminio, Mediterraneo Interiore, da Geografia Commossa dell'Italia Interna, 2013).







Proprio quell’anno, ad esempio, a fine agosto, quando ormai il grano è stato raccolto, e ciò che è stato è stato, chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato, mi successe una cosa inaspettata, e uso quest’aggettivo nel senso di qualcosa che esce dagli schemi soliti che ci creiamo, di qualcosa che non stai cercando e, soprattutto, di qualcosa talmente spontanea, naturale, fresca, elementare, scontata come l’attrazione improvvisa fra un uomo e una donna, che non pensi possa capitare così limpidamente.
Ero andato alla spiaggia di Pantanello in cerca di un mio amico, avevo parcheggiato la moto e scrutavo dall’alto in attesa di scorgerlo, sapendo che lui la frequentava, ma quella è una spiaggia popolare, numerose famiglie vi si riversano, insieme ai clienti degli hotel che sorgono nelle vicinanze, e sapevo che li vicino in estate affittavano numerose villette ai turisti, i quali avevano quella spiaggia come la più vicina.
Non riuscivo a vederlo, ma questo non significava che non ci fosse, la spieggia era talmente fitta di gente, e altrettante persone erano in acqua, che era difficile scorgerlo dall’alto, d’altronde non volevo scendere giù e insabbiarmi i piedi; proprio quando stavo per rinunciare, vedo delle mani agitarsi come un saluto, non c’è alcun dubbio, quello sbracciarsi è rivolto proprio a me.
Si tratta di tre ragazzi, non proprio degli amici, direi più dei conoscenti, o se preferite. amici di amici, ricambio il saluto, ma loro mi fanno cenno di scendere  a salutarli e io capisco che non posso rifiutarmi; soliti convenevoli, dico che stavo cercando il mio amico Massimo e loro mi rispondono che era li certamente fino a poco tempo fa, ma che dev’essere andato via, anzi è proprio così visto che manca proprio il suo ombrellone.
Già che ci sono mi presentano Barbara e Stefania, di Milano, amiche e vicine d’ombrellone, ok … ok … ho una certa fretta, ma nel mio paese non riusciamo ad essere così scortesi da salutare velocemente gli amici degli amici degli amici e scappare via di corsa, le saluto come si deve e so già che dovrò rimanere qualche minuto per non sembrare villano.
Alzo gli occhi e incontro quelli di Barbara … non è colpa mia, io non ci volevo neanche venire, siete voi che mi ci avete voluto, mi avete persino chiamato dall’alto quando bastava il saluto a distanza ... succede qualcosa, succede che lei mi guarda un po’ meglio, e anch’io la guardo bene, succede che scatta qualcosa … in lei … in me … in entrambi … e chi lo immaginava, chi poteva prevederlo, chi se l’aspettava se fino ad un istante prima non sapevo nemmeno che esistesse e che fosse proprio li, ad incrociare il mio destino.







Mi rivolgo a Vittorio, sono un po’ frastornato, ritorno al motivo per cui mi trovo li come ad un’ancora di salvezza: “Se vedete Massimo, ditegli che l’ho cercato, adesso devo proprio scappare” … ma sapevo che non potevo più scappare, catturato da quegli occhi azzurri, da quei lunghi capelli biondi, da quel sorriso che voleva trattenermi.
Ma è proprio Vittorio a trattenermi: ”Ma dai, resta ancora un po’, fai un bagno con noi, è ancora presto…”, poi interviene lei: “Si resta ancora un po’, adesso andiamo in acqua … “, pure Stefania capisce: “Ma si, non farti pregare, l’acqua è stupenda, vieni ….”, e come si fa a resistere ad un invito così?
Vado in acqua con loro, se penso che non volevo nemmeno sporcarmi i piedi di sabbia e che ora sono immerso completamente in acqua e non ho nemmeno un telo con cui asciugarmi, mi rendo conto di quanto possa essere imprevedibile la vita, di quanto sia vano ogni nostro progetto e di quanto possa essere capriccioso il destino e il nostro volere.
Ride Barbara nel vedermi li insieme a lei, ride Stefania nel veder ridere l’amica, ridono gli altri perché tutti stiamo ridendo, ride Vittorio che ancora non capisce, ride il mare che ci ha inghiottiti e il cielo che si fa beffe dei mortali.
Da un saluto a distanza si sta trasformando in conoscenza, intimità, complicità, invito, segreta promessa, infatti è con estrema semplicità rimango in loro compagnia fino all’ora di pranzo ed è con altrettanta semplicità che le ragazze mi invitano a tornare anche nel pomeriggio.
Che c’ho da fare? Beh, posso spostare l’incontro al vertice con i maggiori rappresentanti dell’ordine mondiale, il summit con i più grandi economisti della terra, il think thank sullo sviluppo eco-sostenibile, la lezione di pianoforte, le vasche in piscina con l’istruttore, l’incontro di judo e la mia partecipazione al coro di inni sacri nella Cappella Maggiore … vado!







Quel pomeriggio Barbara non nasconde la voglia di rivedermi, parla quasi esclusivamente con me, non noto ma posso immaginare l’inquietudine degli altri che si accorgono della piega che sembra aver preso l’affare, decido che non sono fatti miei, mi perdo in quegli occhi azzurri, mi cullo di quelle parole … ad un certo punto ci estraniamo così tanto che iniziamo ad usare un linguaggio tutto nostro … l’inglese, infatti sono sicuro che a parte Stefania, nessuno ci capisce qualcosa di ciò che stiamo dicendo.
Lei avrebbe voglia di andare a ballare quella sera, non è che per caso io conosco qualche posto dove andare, non è che magari l’accompagno, che ci andiamo insieme io e lei? Stefania? Forse verrebbe anche lei, ma si annoierebbe di sicuro, non è una “tipa da disco”, non le piace molto ballare e poi deve aver promesso ai suoi che sarebbe venuta alla sagra del tonno a Marzamemi … mentre a lei il tonno non piace per nulla.
Meglio così, in moto più di due non saremmo potuti essere, si sta più intimi e non si prendono multe, ho sempre preferito la moto alla macchina, specialmente d’estate, specialmente in Sicilia, non sto neanche ad elencarvi i vantaggi … vi basta semplicemente il fatto che una bella ragazza bionda con gli occhi azzurri vi stringerà forte la vita come affidando non solo la sua vita, ma la sua stessa anima a voi, e che appoggerà delicatamente la sua testa (a quell’epoca il casco non era obbligatorio) sulla vostra schiena?
Penso un attimo a dove potrei portarla: al Forte Apaches? No, troppo malfrequentato! Al Milleluci? Troppo banale! Al Savages? Troppi mocciosi! Al Caligola? Troppo lontano! Al Malibù? Troppo affollato, ballano persino sul bancone del bar! Allora non resta che l’Itaparica, la discoteca dell’hotel, la più cara certo, ma anche la più bella e la più raffinata, c’è persino la piscina e la musica non è male, restiamo d’accordo per la serata, mentre il resto del pomeriggio è un cinguettio continuo il lingua anglosassone.
Il giorno dopo arrivo in spiaggia molto tardi, anche Barbara si è svegliata tardi … e ti credo, è andata a dormire quando io l’ho accompagnata, all’alba … e mi colpisce subito lo sguardo fosco di Vittorio … esita, poi risolutamente mi dice che vuole parlarmi in privato, andiamo su e con tono agitato mi dice che da me non se lo sarebbe mai aspettato, nell’amicizia mi presenta delle ragazze che loro hanno conosciuto, e io in ringraziamento che faccio, gli soffio la ragazza da sotto il naso.
Perché non gliela stia a raccontare, ieri sera siamo usciti insieme, lui sa già tutto, Stefania glielo aveva detto che Barbara era uscita con me quando lui la sera l’ha cercata al solito bar dove si incontravano, e sa anche che siamo usciti a ballare; Barbara poi ha finito di raccontargli che ci siamo divertiti molto e che siamo ritornati all’alba.






So a quali argomenti Vittorio stava facendo riferimento, per quanto possono sembrare assurdi i suoi criteri di giudizio sono (o erano) condivisi in quell’ambiente, in molti avrebbero dato ragione a lui e criticato me: lui aveva conosciuto per primo la ragazza, lui se la stava “lavorando”, io non avevo alcun diritto di intromettermi fra di loro, né di proporle o di accettare alcun invito da lei: è come riconoscere un diritto di prelazione.
Solo che una ragazza non è un bene mobile o immobile, non è un oggetto, è un essere senziente e pensante, con una sua volontà, per cui l’averla conosciuta prima non ti da alcun diritto, soprattutto se lei vuole un altro e non te, ma come glielo fai capire ad uno che ti dice: “e comunque lei è solo un’avventura estiva, io il mio amore me lo sto coltivando”, dove per “coltivare” vuol dire che lui a 22 anni corteggia una ragazzina di terza media, una bambina praticamente, perché "se la prendi a quell’età te la cresci tu come la desideri".
In considerazione del fatto che Vittorio è cugino del mio più caro amico, decido di non infierire, però alcune cose vanno comunque dette: non mi è sembrato che fra lui e Barbara ci fosse qualcosa, a giudicare da come si comportavano mi è sembrata una semplice conoscenza, una conoscenza di pochi giorni anche e che non era giunta a niente fino ad allora.
Non diciamo ad appuntamenti fra loro due da soli, ma ad alcun tipo di intimità o a nient’altro che farebbe pensare a qualche simpatia ricambiata fra di loro, qualcosa che non fosse più del semplice scambiarsi qualche parola in spiaggia, mentre con me è bastato un incontro perché si capisse subito che c’era qualche interesse reciproco.
Insomma, io non ho tolto niente a lui per il semplice fatto che lui non aveva niente, Barbara non era la sua ragazza, né aveva fino ad allora mostrato una simpatia particolare per lui, se lo avesse fatto, si sarebbe comportata con lui così come si era comportata con me: incoraggiandolo ed invitandolo.
Vittorio sbarra gli occhi a queste parole, sa che sono la pura verità, ma sa anche che i suoi amici e il suo ambiente culturale gli darebbero ragione nell’accampare diritti che in realtà non ha mai avuto, non vuole mollare, vuole interpretare fino in fondo la parte dell’amico tradito, vuole trovare una giustificazione all’accaduto che ripristini la sua integrità e il rispetto che gli altri possono avere di lui.






Non può lasciare cadere così la vicenda, non vuole vendicarsi, allora preferisce fare l’offeso: mi fidavo di te e tu mi hai tradito, ti credevo un amico. Non sono mai stato davvero un suo amico, ma se ci fosse stato davvero qualcosa da rispettare l’avrei rispettato, cosa dovrei rispettare in questo caso, l’illusione sua e dei suoi amici di aver finalmente trovato l’avventura per quell’estate, la ragazza che ci sta?
Ma capisco anche che per lui è importante uscirne a testa alta, più io insistevo sulla facilità con cui io e Barbara abbiamo iniziato a frequentarci, più lui cercava delle motivazioni contingenti per cui tutto questo era accaduto, motivazioni che esulavano il valore intrinseco di lui e di me; ad un certo punto per spiegarsi perché Barbara era stata attratta da me e non da lui mi dice: “Certo, tu le dicevi alafiu!”.
"Le dicevo cosa?", non capivo. "Alafiu ... alafiu - ripeteva lui stizzito - l'ho sentito con le mie orecchie; vorresti negarlo?". "Alafiu ..." ripetevo io smarrito, e la mente vagava non più in cerca dell'identico, dell'omofono e non più dell'omologo ... " ... alafiu ...".
Mi è venuto da ridere quando ho compreso a cosa si riferiva, nella sua mente elementare, nel suo cervello rettiliano, Barbara si era sentita attratta da me solo per il fatto che sia lei che io frequentavamo delle scuole, eravamo cioè “picciotti di scuola”, quasi degli intellettuali ai suoi occhi; io avevo fatto colpo su Barbara solo perché sfoggiavo la mia scolarizzazione, e lei aveva gradito perché anche lei era scolarizzata.
Perché altro se no? Non è forse vero che io le parlavo in inglese? Che le dicevo: “Alafiu!” (I love you)? Non potevo non ridere di fronte a questa elementare spiegazione dell’accaduto e ridevo anche per il fatto che io dicevo: “Alafiu!” a Barbara scherzando, ma ti pare che mi metto a dire: “Ti amo!”, davvero alla prima che incontro solo pochi minuti dopo averla conosciuta?
“Che ti devo dire, Vittorio, può darsi che hai ragione tu, può darsi che te l’ho soffiata da sotto il naso elegantemente, con un “alafiu”, come può anche darsi che tu non avresti concluso niente comunque, è andata così, capirò se non vorrai più salutarmi o se riuscirai a superare questa cosa accettando il fatto che le cose vanno come vogliono e non come vorremmo noi e che ai sentimenti non si comanda”.
Vittorio non accettò facilmente il fatto di essere stato scartato a mio vantaggio o, come preferiva raccontarsela lui, che gli avessi soffiato la ragazza da sotto il naso o, come credeva Barbara, di essersi illuso senza ragione, e chiese conto del mio comportamento al cugino che sapeva essere il mio più caro amico, il quale cercò inutilmente di farlo ragionare.





Fatto sta che “Alafiu!” divenne il tormentone di quella fine estate, era diventata la parola magica che apriva tutte le porte, così come per Vittorio mi aveva aperto il cuore di Barbara; per ogni cavolata invocavamo questa formula per risolvere ogni problema: “La prof. ti interroga e tu non ha studiato? E che problemi ci sono? Vai li e le dici: Alafiu!”, “La moto non parte, forse non c’è benzina. Ma no, è che non le hai detto Alafiu”... e alafiu anche a voi che mi state leggendo.  


Commenti

  1. Capisco, anch'io dalla metà degli anni '70 sino alla metà degli anni '80 spesso succedeva che bastava uno sguardo e subito sentivi qualcosa per qualcuno (lo dico in senso positivo, ma anche negativo. Magari una persona di cui subito capivi che aveva qualcosa che non piaceva o ti allontanava). Ma ho avuto un'esperienza simile a quella che citi di seguito con Vittorio. Soprattutto quando si è giovani sono esperienze che si ricordano (e il più delle volte ti cambiano). Alcune foto mi hanno fatto tornare in mente le vacanze estive degli anni '60 e '70 con i miei parenti al mare, ma sono belle tutte le foto. Un salutone e alla prossima

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  2. Altri tempi, altri noi, tutto sembrava più semplice, più spontaneo, tutto sembrava nascere dal nulla, e abbiamo iniziato a pensare che tutto fosse possibile. Poi le cose si sono improvvisamente complicate, e più passava il tempo più diventavano difficili e farraginose, i rapporti in generale, ma soprattutto quelli con le donne. Per parecchi anni questa difficoltà è stata uno stimolo ad impegnarsi, a fare meglio, a conquistarsi ciò che desideravamo ... ora mi sorge il dubbio che tutto sia diventato impossibile, che non valga poi la pena di affannarsi, e inizio ad avere nostalgia della semplicità dell'adolescenza, una semplicità che abbiamo perso nel tempo e che non sappiamo più ritrovare. Crescere ci ha trasformati ... in peggio. Oggi nemmeno più bere un bicchiere d'acqua è semplice, perché inizi a chiederti:ma quanto sodio contiene? E gli altri oligoelementi? Non avrà per caso superato la soglia accettabile di arsenico? E quanto mercurio contiene? Se mi avvicino alla bottiglie e ho la febbre me la misura? Mi farà digerire? Potrò fare tanta plin plin? E l'uccello di Del Piero è protetto dal wwf?
    Ciao

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  3. Commento al post ?

    Eccolo...

    Quando maschi sani,
    sanamente dotati
    di virilità, aggressività e penetrazione,
    incontrano femmine sane,
    sanamente dotate
    di femminilità, dolcezza e accoglienza,
    non stravolte
    da ideologie femministe contro natura,
    l'accoppiamento avviene naturalmente,
    e tutti e due so' talmente felici e contenti
    che de "guerra dei sessi"
    nun se ne parla proprio.

    O NOOOO ??

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  4. È Alafiu anche a te, Alafiu ai tuoi ricordi, perché sono quelli che anche a distanza di tempo scommetto che ti fanno ancora sognare, Alafiu anche ai miei ricordi, perché anche nei miei c'era di mezzo il mare, Alafiu pure al signor Giamba, anche se non comprendo i suoi interventi, ma a modo suo qualcosa vorrà pur dire, Alafiu a tutti gli amici del tuo blog, e Alafiu a questo luogo speciale,si, è speciale davvero.
    Ti abbraccio.
    (Sono ancora senza connessione e sto scrivendo con lo smerdofono:-)... spero di riuscire ad inviare questo commento , ehm...)

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  5. @ Cri,
    alafiu a te, darling; spero che tu risolva al più presto i tuoi problemi di connessione, che ritorni a scrivere e che non sia più costretta ad usare mezzi inappropriati per connetterti. Il signor Giamba non lo capisco nemmeno io: virilità, aggressività, penetrazione ... forse sta a parlà del black & decker. L'unica cosa speciale in questo blog è la tua presenza qui :-)
    Un abbraccio a te

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  6. @ Giamba,
    eppure a me pare un concetto molto semplice, elementare. anche un orang utang lo capirebbe: se ti interessa commentare i miei post sei ben accetto, se vuoi solo pubblicizzare il tuo blog ti cancello! Perché un Giamba sapiens (animale terreno e consapevole) non lo capisce?

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    Risposte
    1. Io faccio da sempre mpò come cazzo me pare..
      Il genio va lasciato fare Garbo..
      Quando un vero genio appare in questo mondo,
      lo si può riconoscere
      dal fatto che gli idioti
      sono tutti coalizzati contro di lui.
      Damme retta e ne trarrai vantaggi.
      Cancellami e ti unirai al branco degli idioti..

      Elimina
    2. Come cazzo te pare lo vai a fare a casa tua!
      Il genio? Quale genio? Io vedo solo un pover’uomo triste, solo e disperato, che pietisce attenzione e affetto a destra e a manca, e che non riuscendo ad attirare gli altri a sé gradevolmente e positivamente preferisce irritarli, farli incazzare fino a farsi cacciare da chiunque e da qualsiasi posto perché non potendo avere una carezza, un calcio è sempre meglio di niente.
      “Tutti gli altri coalizzati contro di lui” caratterizzano di più il paranoico e non il genio, oppure il genio incompreso, il fallito insomma, che non vuole ammettere che di geniale non ha nulla.
      Pazienza, Giamba, mi unirò al branco degli idioti per salvare i cabasisi dalla continua frantumazione delle tue decine di messaggi giornalieri; e tu rimarrai sempre più solo e sempre più “genio” … ti mancano solo la lampada e Aladino.

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  7. Non solo eri arrivato dopo, usavi pure strumenti diversi dalla clava, ma come ti sei permesso? non c'è più religione, anzì deris no religion ;-)

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  8. @ Antonio,
    :-)
    No religion affatto, anzi, lusin mai religion ... “Now I’ve said too much/I thought that I heard you laughing/I thought that I heard you sing/I think I thought I saw you try/But that was just a dream/That was just a dream”.
    Volevo rievocare la semplicità e la spontaneità con cui possono avvenire alcuni rapporti umani, come possono sorgere all’improvviso e nei momenti o nei luoghi più impensati, e come possono fregarsene di tutto, delle convenzioni, delle opportunità, di tutti quegli ostacoli assurdi e farraginosi, con cui freniamo i nostri impulsi e i nostri desideri, talvolta per accrescere il piacere con l’attesa, talaltra perché pensiamo di dover guadagnare il piacere, facendo entrare così una logica commerciale e meritocratica in un ambito in cui le leggi economiche non solo sviliscono, ma addirittura cancellano ogni piacere, e dove la meritocrazia (pace all’anima di ogni darwinista sociale) rende il tutto semplicemente assurdo, perché il piacere non capita a chi lo merita e la scelta esula dal valore di chi viene scelto.
    Ciao

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  9. Il mio post di oggi, inserito da più giorni, non appena scattata la foto che lo completa, può fare il paio con il Tuo.
    Spiaggia, mare, ragazza stupenda in vacanza al Sud dello Stivale, ormoni in subbuglio, ...; ancora mi sopporta, più o meno serenamente dopo avermi scelto oltre mezzo secolo addietro, facendomi crede che ero io il cacciatore.

    Ciao da luigi

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  10. @ Luigi,
    la cornice (mare, luna, ecc.) e gli ormoni aiutano, la giovinezza e la freschezza è importante, anche se non essenziale, perché per fortuna possiamo innamorarci a qualsiasi età e, nei casi più fortunati come il tuo, innamorarsi ogni giorno di nuovo della stessa donna.
    Anche l'interpretazione dei ruoli sociali: cacciatore-preda, pudico-sfacciato, timoroso-intraprendente, ..., veri o creduti tali o, meglio, lasciati credere tali, fanno solo da contorno ed incanalano qualcosa di più antico ed ancestrale che sfugge, quasi per intero, alla nostra comprensione. In molti hanno tentato di spigare cos'è l'amore, alcuni l'hanno ridotto a sesso e "natura", mentre altri ne hanno fatto un concetto impalpabile e quasi metafisico; nessuno è finora riuscito a spiegare perché scegliamo proprio quella donna o perché quella donna sceglie proprio noi ...
    Ciao

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  11. Io ho scelto "quella" donna perché era ed è meravigliosa, indovinando; non so il perché lei abbia scelto "questo" uomo, con molti difetti, anche se mia madre soleva dire che ho solamente "qualche piccola abitudine", accompagnata dallo sguardo sbigottito della consorte, incredula per tanto amore materno. Poi ha compreso, quando ha allevato un figlio per il quale stravede.
    E' la Fisica - poli opposti si attraggono; è la Chimica con le sue leggi di combinazione di fattori: è la Natura che ci "costringe" a fare ciò che facciamo; è ... un insieme di fattori che ci portano alla vita di coppia, finché dura.

    Ciao da luigi

    RispondiElimina

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