STAT ROSA PRISTINA NOMINE, NOMINA NUDA TENEMUS







Trentacinque anni fa, appena adolescente, nell’unica vera libreria del paese in cui sono nato (le altre vendevano quasi esclusivamente libri scolastici e qualche best seller o qualcuno di quei libri di persone conosciute, di quelli che le case editrici ti “consigliavano” caldamente di tenere, così come la mafia ti consigliava di pagare il pizzo), un buco di pochi metri quadrati dove i libri sono esposti più in verticale che in orizzontale, e dovevi salire scale e cercare sopra, sotto, dietro, per scorgere ciò che poteva interessarti, e ciò che non trovavi potevi chiedere al libraio, un tizio col barbone che di nome faceva Francesco (Ciccio) Urso, che sicuramente te lo avrebbe rintracciato, incontravo Umberto Eco.
Non lui di persona, cosa sarebbe venuto a fare un autore già molto noto in uno sperduto paese della Sicilia sud orientale, quando persino Cristo si era fermato a Eboli; si trattava di un suo libro, edito da Bompiani: Opera Aperta, me lo rigiravo fra le mani senza decidermi, quando il suddetto libraio senza essere interpellato mi guardò aggiungendo: “Ottima scelta!”.
Cosa ci faceva un quindicenne, con i capelli tagliati a caschetto, come usavano allora, dedito più all’attenzione delle ragazze sue coetanee, con un libro il cui sottotitolo recava la scritta: “Forma e indeterminazione nelle poetiche contemporanee” era un mistero, quando persino i suoi insegnanti e gli eruditi di quel paese non avrebbero mai preso in considerazione un libro simile e se, costretti a leggerlo, difficilmente l’avrebbero capito.
Ma il quindicenne lo acquistò insieme, ovviamente, alla rivista preferita che leggeva A Rivista Anarchica; si, perché il quindicenne non era certo un tipo qualunque, aveva un magma incandescente di idee, sentimenti e sensazioni che gli bollivano dentro, aveva fame di cose nuove, ma cose che davvero potessero nutrirlo, cose vere, autentiche, perché tutto ciò che lo circondava gli sembrava irrimediabilmente falso e banale. 


Era un tipo che non scriveva “Bimba ti amo” sui muri, ma si inventava cose come: “Il più bel fiore non muore mai” oppure :” Vivi la vita come una battaglia e la morte come un’avventura”.
Cosa poteva insegnare un pacato professore piemontese, vagamente di sinistra, che giocava con la sua indubbiamente notevole intelligenza, che inventava un modo nuovo di fare intelligenza, ad un ragazzo siciliano incandescente come la lava dell’Etna, che era alla ricerca affannosa di sorsate di acqua pura e di aria fina per sfuggire a quella sensazione di soffocamento, grettezza, di limitatezza, di sconforto e di schifo che lo circondava?
Poco o niente. Quelle parole era come non lo riguardassero, così come non riguardavano il mondo che stava vivendo, erano troppo razionali, troppo intellettuali, troppo centrate sull’intelligenza, troppo astratte, per significare qualcosa per un ragazzo che stava assistendo all’invasione della mafia (quella dei corleonesi, quella degli omicidi, quella delle intimidazioni e delle bombe, quella che si nutre delle vostre aspirazioni, dei vostri sogni, del vostro scopo di vita, del motivo stesso per cui vi alzate la mattina e fate delle cose, quella che vi spegne il futuro e che vi lascia solo due opportunità: o vi piegate, a 90° gradi, o vi spegnete).
Lessi quel libro, lo divorai in fretta, ma lo accantonai senza farci niente, non una citazione, non un cenno di averlo letto, non molte riflessioni sopra … solo l’impressione molto vaga di aver letto qualcosa di grande che al momento non riuscivo a comprendere.



Solo qualche anno dopo, era già il 1986, il libro era uscito da qualche anno, riincontrai di nuovo Umberto Eco in una libreria di Padova, un altro libro, stavolta un romanzo, dal titolo oscuro e accattivante Il nome della rosa, ne fui conquistato, lo presi e iniziai a leggerlo senza riuscire ad interrompere la lettura e, finito di leggerlo, riiniziai da capo, e quando lo lessi più volte cominciai a cercare informazioni sui cavalieri templari, su Fra Dolcino, sui movimenti ereticali medioevali, sull’inquisizione, sui francescani, sulla storia di quello scorcio di tempo e, appena mi fu possibile, andai una settimana a soggiornare da solo in una famosa abbazia del nord Italia, seppure non sono mai stato credente.
Dire che il libro mi piacque è poco, è nulla, non ho mai avuto ambizioni letterarie, ma quel libro avrei voluto scriverlo io, davvero, talmente lo sentivo mio; qualsiasi frase non avrei saputo scriverla meglio, qualsiasi termine mi sembrava il più indicato, l’argomento lo sentivo come se fosse qualcosa che in quel momento agitava anche me, mi sembrava l’espressione di un assoluto, di qualcosa di universale, di quelle opere che rimangono scritte nella letteratura universale a lettere di fuoco e parlano ai contemporanei, così come parleranno alle generazioni a venire.
Non mi è mai successo un simile trasporto per un libro, né per altri capolavori universali della letteratura di tutti i tempi, che pure ho apprezzato, e molto, né per altre opere dello stesso Eco, scritte prima o dopo.





In seguito mi sono rifatto del tempo perduto, ho rastrellato tutto ciò che aveva scritto in precedenza, ho intercettato tutto ciò che ha scritto in seguito, tutti i suoi saggi, il Trattato di semiologia che mi ha aiutato moltissimo a ripensare la semeiotica della psicopatologia, insieme ai trattati di psichiatria, gli altri romanzi che sono seguiti, la Bustina di Minerva su L’Espresso, alcune interviste rilasciate a questo o quel giornale, le sue lezioni al DAMS di Bologna che ho frequentato irregolarmente, quando potevo.
Mi dispiace che Eco sia nato in Italia, paese che non l’ha apprezzato quanto avrebbe dovuto, eravamo troppo impegnati a schierarci da una parte o dall’altra, a destra o a sinistra, per i riformisti o per i moderati, per Berlusconi o per Prodi, per Renzi o per Salvini … per cui Eco o stava dalla nostra parte, senza capirlo, o era dall’altra, senza capirlo … una tristezza!
I miei colleghi sudamericani, argentini, cileni, messicani, colombiani e brasiliani lo adorano … letteralmente, i miei colleghi italiani quasi non sanno chi è, e a parte alcuni dei suoi romanzi di successo, non hanno mai letto nient’altro di ciò che ha scritto … una pena!
Ci vorrebbe un altro Umberto Eco per scrivere un necrologio di Umberto Eco degno di lui… e mi dispiace davvero molto di non essere io a saperlo scrivere!  



Commenti

  1. Per cancellare la consapevolezza della realtà, che angoscia, si ha bisogno di illusioni e di mistificazioni, ed il cervello viene usato per non vedere la realtà: nascono da lì tutti i disastri provocati sulla Terra dalla specie Homo Sapiens Sapiens.
    La specie Homo Sapiens Sapiens è una specie vivente impazzita, alienata dal corpo e dalla vita, dalla Natura e dalla Terra, che finirà per distruggere la Vita, la Natura e la Terra se persisterà nel suo delirio. Cerchiamo di capire come e perchè è iniziato quel delirio per comprenderne le motivazioni, e, se possibile, fermarlo prima che giunga al suo epilogo.

    Continua su: www.giamba2016.ilcannocchiale.it

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  2. E' un altro esempio del fatto che Dio (?) non esiste.
    Persone così non devono, dovrebbero passare ad altra vita.

    Ciao da luigi, anarchico q.b..

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  3. Sai, questo scritto dovresti inviarlo alla famiglia di Eco, è... talmente intenso, vero, pieno di Emozioni.
    La penso anch'io come Luigi. Persone come Umberto Eco non hanno sostituti, purtroppo. La Vita dovrebbe fare un'eccezione per Loro.
    Grazie per come sei.
    Ti abbraccio.

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  4. @ Giamba,
    Tu sei l’esempio vivente di homo sapiens sapiens completamente alienato dalla realtà nel corpo e nella mente, ormai vivi praticamente in internet, sul Cannocchiale, tanto che faccio fatica a vederti nella vita reale, a pensarti in un ambiante di lavoro o con una famiglia e dei figli.
    Arrivi qui e la realtà di uno scritto, di alcuni commenti e di persone che stanno cercando di dialogare fra di loro, per te semplicemente non esiste oppure è un semplice pretesto dove appendere il tuo discorso, tutto ciò che esiste è questo tuo delirio completamente scollegato dal contesto, che non cerca interlocutori in un dibattito, ma vorrebbe imporsi come una verità incontrovertibile, come se dicessi: “Io sono il Signore dio tuo, non avrai altro dio al di fuori di me” … un delirio, in pratica.
    Perché un delirio non è un’idea sconclusionata, irreale, che non sta né in cielo né in terra, ma qualsiasi idea, anche la più ragionevole, che diventa però talmente rigida e inflessibile che domina completamente sia chi l’ha formulata, sia chi ci crede; non c’è niente di assurdo nel dire: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, se però in nome di questo amore ci bruci nel tempo streghe ed eretici, se ti serve per combattere il libero pensiero, la scienza, chi non è credente e chi col suo libero amore mette in crisi le strutture che nel frattempo hai costruito per rendere più facile il tuo dominio sulla carne e sullo spirito dell’altro, allora diventa un delirio pericoloso.
    La parte più divertente di tutta questa situazione è che ciò che prendi di mira, sia quelli che vorrebbero mistificarti, sia quel tizio indifeso che si fa manipolare perché teme la morte, sono il tuo ritratto, sei tu, senza che te ne accorga, senza che tu riesca a percepirlo, senza che te ne venga un minimo dubbio … o forse qualcosa appena appena, in momenti particolari, che ti affretti però a cancellare ritagliandoti la parte di chi mette in guardia gli altri dai meccanismi manipolatori dei potenti, usando a sua volta altri meccanismi manipolatori, come questa sorta di predica che ripeti come un rosario in quei pochi blog (come questo) che ancora ti concedono spazio senza cancellarti.
    Se e quando deciderai di prenderti sul serio tu per primo, di guardare la realtà che ti circonda e gli altri senza avere paura della loro diversità, forse troverai qualcuno che a sua volta ti prenderà sul serio, io per primo … considera questo scritto come un regalo, il dono gratuito di uno che sta prendendo sul serio temporaneamente uno che non si prende sul serio.

    RispondiElimina
  5. @ Luigi,
    non solo dire che dio esiste lo fa esistere, ma anche dire che dio "non" esiste :-) L'ateismo non può essere soltanto una protesta razionale, o una contrapposizione ostinata ad un'idea (in tal caso qualsiasi scalcagnato psicoanalista potrebbe facilmente dimostrare che in realtà stai combattendo contro il fantasma di tuo padre). L'ateismo è qualcosa che sorge spontaneo, dalla forza che senti crescere dentro di te, che ti permette di fare i conti con l'idea di dio e sentire che pur con tutti i tuoi limiti e difetti, non ne hai bisogno.
    Ciao
    P.S. "Il più bel fiore non muore mai" dovremmo ricordarcelo più spesso ;-)

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  6. @ Cri,
    Moravia disse in morte del suo caro amico Pasolini che di poeti così ne nascono uno ogni 100 anni, questo vale anche per Umberto Eco, la lettura dei suoi libri non è mai semplicemente l'aver trascorso qualche ora gradevolmente, senza che questo ti lasci addosso molto altro. Eco riesce ad esprimere cose molto profonde in maniera molto semplice, eppure anche così a molti è sembrato estremamente complicato.
    Provo molto dolore per la sua morte, e un senso di vuoto, perché se mi giro intorno non vedo nessuno che possa riempire questo vuoto che egli lascia, però credo anche che a morte possa un fatto positivo, quasi un regalo per chi, come lui, da circa due anni soffriva di un tumore inguaribile che aveva trasformato la sua vita in una agonia.
    Sono io che ringrazio te per come sei, sei una persona attenta e sensibile, molto più di quanto io possa mai essere nemmeno se mi sforzo :-)
    Un abbraccio a te

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  7. @ ... ancora a Luigi,
    ... ateismo è quando il dubbio non ti fa più paura e l'ipotesi che viviamo in un mondo senza senso, che l'esistenza stessa non è stata voluta, programmata da nessuno, che la morte mette fine a tutto e rende assurdo e patetico ogni nostro affanno, non ti terrorizza perché hai accettato di prendere in mano il tuo destino e di viverne tutta l'assurdità fino alla fine.
    Ti rinnovo il saluto

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    1. Il mio dubbio (invero è certezza!) e sulla sua esistenza che non vedo dimostrata da alcuna prova provata. Sulla sua non esistenza non mi attardo molto, spetta a chi lo evoca/invoca dimostrare che c'è!
      Dire/professare una cosa non basta perché la medesima sia tale come nell'affermazione; io continuamente dico di essere bello, ma ... invece non è così.

      Ciao Garbo da un bellissimo Luigi

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  8. ho letto un titolo di un giornale satirico che ho trovato commovente, il giornale è Lercio e il titolo è "Eco scopre il sinonimo di sinonimo e cade in un mondo parallelo"... ti lascio il link a un video che ho visto, rivisto e rivisto molte volte i questi giorni. ti saluto

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  9. La specie Homo Sapiens Sapiens è la specie che mente e mistifica, per cancellare la consapevolezza della realtà che la angoscia: la parola è lo strumento peculiare che ha inventato per mentire e mistificare.

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  10. Ah Garbo naturalmente il commento qui sopra

    è una risposta al tuo commento in risposta al mio.

    Il tuo infinito ed interminabile BLABLABLA su di me,

    in cui la tua Fede Nella Parola

    ti conduce addirittura a forgiare la descrizione di un individuo,

    peraltro senza conoscerlo e senza conoscere la sua vita,

    convinto addirittura di riuscire a persuadre anche lui

    che lui è come tu lo descrivi,

    rappresenta alla perfezione

    l'uso della parola come mistificazione della realtà,

    il fatto che la parola

    è un' invenzione umana per misitifcare la realtà.

    Continua a scrivere Garbo..

    Sei la migliore prova vivente

    della validità della mia teoria

    sull' invenzione della parola come strumento di mistifcazione e menzogna.

    P.S. Poi nun me sta addi che nun dialogo..

    P.P.S Diciamo che più che altro non seguo i tuoi monologhi,

    perchè la mia consapevolezza della realtà

    mi permette di comprendere appieno

    la funzione mistificatoria delle tue parole.


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  11. Mi scusi sor Garbo..

    Ma se è vero, come è vero,

    che STAT ROSA PRISTINA NOMINE. NOMINA NUDA TENEMUS.

    il suo usare la parole

    per descrivere me o qualunque altra cosa

    non giungerà mai a rappresentare realmente quella cosa.

    O quella rosa..

    Per cui l'unica descrizione possibile è

    "una rosa è una rosa è una rosa è una rosa"

    di Gertrude Stein.

    In realtà tutte le sue parole,

    sor Garbo,

    non sono altro che menzogna e mistificazione,

    come tutte le parole,

    perchè la parola è menzogna e mistificazione,

    perchè la parola è nata per mentire e mistificare,

    è stata creata dagli esemplari della specie Homo Sapiens Sapiens

    per ingannarsi ed ingannare i loro simili.

    Ma la rosa non ne sa nulla delle parole umane..

    Ma la Natura non ne sa nulla della parole umane..

    Si manifesta motu propriu,

    senza farsi suggestionare dalle parole umane.

    Lasci perdere le parole sor Garbo.

    La Naturaa si manifesta indipendentemente dalle sue parole,

    il suo corpo si manifesta indioendentemente dalle parole,

    che sono uno strumento per cercare di coprirlo.

    ES DANKT Garbo non ICH DANKE.

    Il corpo pensa. Non io penso.

    Sono dunque penso Garbo..

    Non penso dunque sono.

    Torna in sintonia col corpo, con ,la vita, con la Natura e con la Terra.

    Rappresenta la realtà naturale della vita e della morte per quel che è.

    Senza parole.

    RispondiElimina
  12. Il corpo è la mia grande ragione

    sor Garbo.

    Il mio corpo esisto al di fuori delle sue parole.

    Il mio copro pensa al di fuori delle sue parole.

    IO esisto al di fuori delle sue parole.

    Nella realtà reale

    e nella realtà virtuale.

    Non abbia paura della libertà del mio corpo.

    Non abbia paura della libertà del mio pensiero.

    Non abbia paura della libertà della mia vita

    Non abbia paura della mia libertà.

    Non cerchi di fermarmi nei suoi deliri su di me,

    per fare di me una sua autorappresentazione

    ed avere l'illusione di non aver nulla da temere.

    Non voglio farle del male sor Garbo.

    Voglio solo strapparla alla menzogna ed alla mistificazione

    che sono una risposta alla sua angoscia.

    Se ne faccia una ragione sor Garbo..

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  13. La prossima puntata è:

    "Come reagirà Garbo

    alla consapevolezza della realtà di Giamba

    ed alla impossibilità di indirizzarlo e gestirlo

    con la parola mistificatoria ?"

    A) Conservando la sua Fede Nella Parola,

    continuando ad usarla a scopo misitificatorio,

    esasperando l'uso della parola come strumento di mistificazione

    B) Perdendo la sua Fede con sbracamento de brutto

    C) Accettando la consapevolezza della realtà

    e rinunciando per sempre all'uso della parola

    come strumento di menzogna e miostificazione

    RispondiElimina
  14. Più semplice, conciso ed immediato..

    A GA' FALLA FINITA CO' LE MINCHIATE..

    COME QUELLA DELLE ORE 14:06 DEL 22/2/2016.

    RispondiElimina
  15. ANVEDI ER FINALE DEL COMMENTO DE GARBO..

    SE METTE SULL'ALTARE.

    ME FA ER DONO GRATUITO DALL'ALTO.

    A GA' QUANNO ARIVA IL TUO SPIRITO SANTO ?

    POI DICE CHE ME ME CREDO DIO..

    AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH !

    Se e quando deciderai di prenderti sul serio tu per primo, di guardare la realtà che ti circonda e gli altri senza avere paura della loro diversità, forse troverai qualcuno che a sua volta ti prenderà sul serio, io per primo … considera questo scritto come un regalo, il dono gratuito di uno che sta prendendo sul serio temporaneamente uno che non si prende sul serio.

    RispondiElimina
  16. A Ga' ma il tuo Spirito Santo

    scenne sulla terra a Pentecoste

    oppure cambi giorno

    per nun copia dio,.

    a cui, come se sa, sei superiore..

    AHAHAHAHAHAHAHAHAHAH !

    RispondiElimina
  17. A Ga'

    ma invece di fare a me il favore

    di prendermi sul serio,

    perchè non fai piuttosto un favore a te stesso:

    prenderti meno sul serio.

    RispondiElimina
  18. P.S. Che poi secondo me s'è incazzato

    ed è pieno di livore con me

    per via del commento al post precedente..

    Quello in cui usa il blog

    per bullarsi delle sue conquiste femminili,

    come un adolescente al bar cogli amici..

    Poraccio...

    RispondiElimina
  19. Vi è in Garbo il rapporto con la femmina

    della sua generazione,

    iniziato tardivamente

    dopo essersi massacrato de pippe,

    che lo porta a vede le femmine

    in modo dciamo non realistico.

    Ed anche il suo rapporto con la realtà

    risente del suo rapporto con la femmina

    e lo conduce a vedere la realtà

    in modo non realistico.

    PIPPE REALI.

    PIPPE MENTALI.

    RispondiElimina
  20. Nzomma se po di, per concludere,

    che Garbo è un PIPPAROLO !

    RispondiElimina
  21. Dice: "I politici e i giornalisti mentono e mistificano la realtà".
    Dico: "Tutti gli esemplari della specie Homo Sapiens nel momento in cui parlano mentono e mistificano la realtà, perchè la parola per quello è stata inventata: per mentire e mistificare la realtà".

    Su www.giamba2016.ilcannocchiale.it

    un ulteriore sussidio pedagogico per Garbo,

    per portarlo alla consapevolezza,

    accompagnato dalla domanda:

    "Ma Garbo c'è o ce fa ?"

    cioè non comprende veramente

    che la parola è sempre e comunaue

    menzogna e mistificazione

    o finge di non comprenderlo

    per far credere gli altri nella Parola

    e continuare ad usare per mentire e mistificare ?

    Secondo me la seconda.

    Ce fa ce fa..

    RispondiElimina
  22. @ Antonio,
    il video è impressionante, quella non sembra più una casa ma una biblioteca, da un momento all’altro mi aspettavo che saltasse fuori il Finis Africae e Jorge da Burgos. :-) Ogni tanto leggo Lercio perché mi diverte, infatti trovo divertente la battuta che citi, non commovente.
    Ciao

    - http://www.lercio.it/

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    Risposte
    1. L'ho trovata commovente per il contesto, per la valenza metafisica che acquisisce in questo contesto. Se l'avessero detta prima l'avrei trovata solo divertente, ma forse hai ragione tu, si fa torto all'ironia di Eco a trovare commovente una battuta che è divertente. Sì, concordo con te, il video è impressionante, il suo ritratto perfetto. Ciao.

      Elimina
  23. io sono come i tuoi colleghi sudamericani, tranne il Nome della ROSA (il film) non ho molto seguito Eco e pure di libri ne ho letti e ne leggo tantissimi... mi dispiace per la sua scomparsa, ma penso che la letteratura italiana andrà sicuramente avanti...

    RispondiElimina
  24. @ nonno enio,
    allora non appartieni né al gruppo dei miei colleghi sudamericani, che citano Eco come se fosse Dante Alighieri, né a quello dei miei colleghi italiani, che almeno Il nome della rosa l’hanno letto e non hanno visto soltanto il film che era di Jean Jacques Annaud e che ha stravolto il racconto originale di Eco al punto da renderlo irriconoscibile.
    Non si può dire che tu sia come la maggior parte degli italiani, perché in Italia quel libro e i suoi successivi sono stati dei best sellers, e in generale sono stati fra i libri più letti in tutto il globo terracqueo. Eco era un pensatore che ci invidiavano persino i francesi, con i quali c’è molta rivalità in ambito scientifico e culturale e nemmeno sotto tortura ammetterebbero che gli possa piacere qualcosa di italiano.
    Dispiace anche a me la sua morte, ma la vita fa il suo corso e prima o poi giunge al capolinea per tutti. La letteratura italiana andrà sicuramente avanti, l'ha fatto anche dopo la morte di Dante Alighieri e di Francesco Petrarca, ma il bello di un letterato è che rimangono comunque i suoi scritti, dunque muore soltanto il suo corpo e la possibilità di produrre nuove opere.
    Mi piacerebbe sapere cosa tu intendi per letteratura italiana contemporanea, tanto per avere un'idea di come hai occupato il tempo lasciato libero dal non aver letto Umberto Eco :-)
    Un saluto

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  25. SUSSIDIO PEDAGOGICO PRO GARBO

    Dice piagnucoloso: "Gli altri mi fanno del male".

    Dico pe' faje capi' come funziona:

    "E' vero, è proprio così,

    ma è altrettanto vero che tu gliene puoi fare di più.

    Se non lo sanno o se scordano tu ogni tanto faje un promemoria"

    Continau su: www.giamba2016.ilcannocchiale.it

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  26. Ieri sera me ne stavo tutto solo

    nella mia cameretta

    quando mi è apparso Garbo

    con in mano un grosso riflettore

    pe' simula' la luce dello Spirito Santo

    e mi ha detto:

    "Giamba figliuolo

    voglio farti un dono gratuito:

    insegnarti a prenderti sul serio !"

    (vedi commento di Garbo del 22 febbraio ore 14:06)

    Da incredulo ateo miscredente

    quale ero, sono e fui

    e per nulla abbagliato dalla luce,

    gli ho risposto:

    "Garbo farò io un dono a te:

    insegnarti a prenderti mpò meno sul serio !"

    P.S. UN RISOTTO VI SEPPELLIRA' !

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    Risposte
    1. Ho studiato sui suoi libri e non ho cessato un momento di ammirarlo, La sua morte ci ha privato di una grande intelligenza e ti ringrazio di aver messo in risalto le sue qualità.Ciao :-)
      http://specchio.ilcannocchiale.it

      Elimina
  27. L'uomo libero che pensa

    deve fare molta attenzione

    quando viene avvicinato da qualche "picciotto credente",

    l'adepto della setta mafiosa cattolica, massonica

    o di qualunque altra "comunità",

    che è sempre e comunque una mafia

    Continua su: www.giamba2016.ilcannocchiale.it

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  28. Tra amici e compagni, comunità e comunitarismo, mafie e mafiucce,

    si sono perse le due parole che tengono in piedi la società umana:

    INDIVIDUO e RISPETTO.

    Bisogna tornare ad imporle con forza e con vigore.

    Contiua su: http://www.giamba2016.ilcannocchiale.it

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  29. Caro Garbo, voglio raccontarti del mio primo libro. Sono entrata nella libreria di Adria che,come quella del paesino in cui sei nato, era di pochi metri quadri e le scaffalature arrivavano al soffitto alto tre metri e forse più.
    Spiegai al libraio che desideravo un bel libro,avventuroso...
    No, non avevo idea del titolo e neppure dell'autore,ma che fosse scritto bene, specificai :-)))
    Il libraio si gratto' i capelli all'altezza delle tempie, prese la scala e la salì tutta. Da lassù mi porgeva vari volumi che io scartavo con un no della testa, dopo aver letto qualche riga di prefazione o della prima pagina. Mi rendevo conto che non si poteva andare a comprare un libro in quel modo. Ero sempre più imbarazzata, ma sempre più determinata ad uscire da quella libreria con un libro in mano, mio, tutto mio! Avevo avuto il denaro da mio papà come regalo di compleanno e quando mai si sarebbe ripetuta l'occasione di "buttare" i soldi in libri. Mio papà sapeva di sicuro che leggere era per me una gioia.
    Il libraio era stanco di stare in bilico e io sempre più imbarazzata. Mi sporse un volume con una copertina verde smeraldo e,in prima, un dipinto di paesaggio orientale. Il ponte di cristallo di Ekert Rotholz. Ho creduto per molti anni che fosse uno scrittore, finché non lo rilessi anni dopo e mi accorsi che il mio "autonomo" esordio alla lettura era stato con una felice scrittura femminile.

    ..proseguo più tardi, voglio dire qualcosa su Umberto Eco. .

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    Risposte
    1. ...seguito:
      Alla fine il libraio mi disse che, sicuramente, quel romanzo poteva essere quello che io volevo e con quella copertina così bella, lo credetti anch’io.
      Uscii dal negozio contenta. Non pensavo certo che sarei diventata una lettrice non dico esigente, ma abbastanza selettiva, non solo per la qualità delle copertine ! Un po’ alla volta feci l’abitudine a frequentare i luoghi dei libri, anche se sempre con un po’ di timidezza nel profondo.
      Ho letto due volte Il nome della rosa, una volta prima di vedere il film e poiché appunto non mi quadrava la trama e una volta, dopo. Ho seguito delle letture pubbliche di brani del romanzo con dibattito sull’opera. Si era consapevoli che era un libro importante per la letteratura italiana. Quando trovo qualche “signora” che asserisce che noi italiani non abbiamo bravi scrittori e che quello che trova in esposizione dai rivenditori di libri sono tutti stranieri, mi viene una rabbia e nonostante questo la consiglio di considerare i nostri grandi del primo e secondo novecento e anche tutti i meno noti che veramente non possono che riempirci di orgoglio e mi azzardo a dirle (io, pensa!), che non si deve prendere un libro a caso.
      Abbiamo anche tante scrittrici notevoli e quindi nulla da invidiare agli altri paesi e questo non significa che non dobbiamo leggere gli autori stranieri. ..bisogna leggere per il bene che fa la lettura e leggendo, un libro tira l’altro, come le noccioline o le ciliegie..
      A Umberto Eco sono grata, pur non trovandolo simpatico, come non necessariamente lo deve essere un luminare in medicina o altra disciplina, gli sono grata per le sue opere e per quelle belle lettere al figlio e al nipotino che fanno riflettere e sono di insegnamento. Inoltre è per le sue parole di una intervista che mi sono avvicinata con piacere a un altro grande scrittore, Raymond Queneau con il suo “I fiori blu “.
      La mia limitata memoria è comunque piena di tante storie e vite di altre persone, immaginate o reali, che continuano a vivere nel mio presente pur provenendo dal passato e mi piace questa compagnia.
      Mi piace aver desiderato di farti questo racconto in due puntate, :-))) ! Spero che piaccia anche a te, non è proprio un dialogare, ma quasi..
      Un abbraccio
      Nou

      Elimina
  30. SUSSIDIO PEDAGOGICO NUMERO UNO PRO GARBO

    Sembra incredibile lo so,

    ma c’è gente che è veramente convinta

    di poter fare come cazzo si pare

    e che gli altri devono rassegnarsi all’ingiustizia,

    perdonarli ed amarli,

    e paga pure degli ometti in tonaca

    per andare in giro a predicarlo.

    Ma la cosa più incredibile,

    udite udite,

    e che ce sta pure chi je dà retta )sic..)

    Vi spiego come funziona sul mio blog

    RispondiElimina
  31. SUSSIDIO PEDAGOGICO NUMERO DUE PRO GARBO

    Dice: “Trump non rappresenta gli IUESSEI”

    Dico: “E invece li rappresenta perfettamente,

    ed è per quello che non sarà eletto presidente; f

    aranno vincere una faccetta umiledemocraticapacifica,

    per dissimulare quel che sono veramente gli IUESSEI.

    E ‘nfatti Briatore che ha capito perfettamente

    come funziona il giochetto

    sìè fatto fare la faccetta umiledemocraticapacifica,,

    perchè con quella che c’aveva prima

    nun poteva arraffa’ più niente.

    ‘Nzomma

    Nun se po’ ruba’ co la faccia da ladro..

    Continua sul mio blog..

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  32. @ Nou,
    ho letto con piacere il tuo racconto personale, il tuo primo approccio con un libro; per me leggere non è soltanto un piacere intellettuale, è una passione, per cui il primo libro è come far l'amore per la prima volta, un'iniziazione. E si porterà dietro uno schema affettivo e relazionale che con le varianti che la vita e l'esperienza successiva vi depositano, si ripercuoterà nel futuro. Mi fa sempre piacere confrontarmi su Eco, in particolar modo con te ... quando vuoi.
    Ciao

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    Risposte
    1. Umberto Eco raccomanda l'esercizio della memoria al nipotino,cito testualmente:
      "È tutto da ricordare. Verrà il giorno in cui sarai anziano e ti sentirai come se avessi vissuto mille vite, perché sarà come se tu fossi stato presente alla battaglia di Waterloo, avessi assistito all'assassinio di Giulio Cesare e fossi a poca distanza dal luogo in cui Bertoldo il Nero, mescolando sostanze in un mortaio per trovare il modo di fabbricare l'oro, ha scoperto per sbaglio la polvere da sparo, ed è saltato in aria (e ben gli stava). Altri tuoi amici, che non avranno coltivato la loro memoria, avranno vissuto invece una sola vita,la loro che dovrebbe essere stata assai malinconica e povera di grandi emozioni. "
      Penso che senza letture e senza la memoria di esse non saremmo quello che siamo ora, senz'altro più poveri nel vedere e comprendere il mondo e quindi tristi.
      Nou

      Elimina
  33. “ … non è proprio un dialogare, ma quasi…”, certo manca il botta e risposta immediato, manca tutto quel linguaggio gestuale, non razionale e talvolta anche a-simbolico, che dicono costituisca quasi l’80% del materiale su cui poi basiamo le impressioni sul dialogo e sul nostro interlocutore, manca anche l’articolazione e il suono delle parole, l’aspetto musicale del nostro parlare che è diretto più ai sentimenti e alle emozioni, che alla mente.
    È quasi come leggere un libro, solo che non ne ha il respiro; direi, aggiustando il tiro che è come leggere un diario, infatti pur parlando d’altro parliamo sempre e comunque di noi stessi, e poiché questo nostro parlare attraverso un blog è esteso nel tempo, parliamo anche dei nostri cambiamenti (questo blog ad esempio è molto cambiato nel corso degli anni).
    Poi, ci sono blog che ti parlano, in cui non è difficile immaginare l’autore dietro le sue parole … quasi come se ce lo avessi di fronte, lo riconosceresti anche se cerca di camuffarsi in molti modi, puoi talvolta persino anticiparne le mosse … non è facile e non è frequente, ma può accadere. Esistono scritti con cui è facile immedesimarsi ed altri che invece non capiremo mai; si può parlare riempiendo le parole della nostra presenza, oppure si può parlare senza dir nulla.
    C’è chi scrive senza domandarsi a chi scrive, senza avere degli interlocutori, per cui ciò che scrive per chi legge è sempre un’immagine sfuocata, che non ci colpisce mai nel profondo, bene che vada va a stimolare il nostro intelletto.
    C’è chi scrive non avendo niente da dire, per colmare l’assenza, per una sorta di horror vacui, per noia o per lenire la disperazione della sua esistenza; non è difficile comprendere che le parole di tutte queste persone sono solipsistiche ed autoreferenziali, siamo di fronte a discorsi autistici.
    Infine, oltre a venir meno un interlocutore ben definito, a venir meno della corposità dello scritto, può venir meno anche la consistenza dello scrittore; talvolta dietro le parole scritte non c’è nessun autore individuabile, attraverso di lui parlano le mode, i codici sociali, gli script più accreditati, materiale mal masticato di altri autori, parole al vento che ti attraversano e ti fanno essere qualcosa proprio perché esistono e non al contrario le parole esistono perché qualcuno ha voluto che esistessero e le ha tratte fuori dal magma incandescente del suo essere, dalla sua esperienza di vita, dal suo dolore e dalla contemplazione della bellezza che riesce a scorgere intorno a sé.
    Con Umberto Eco io ho avuto esperienze come questa, col blog soltanto qualche epifanie di contatto virtuale con qualcuno, la cui amicizia si perpetua negli anni, ormai.
    Sulla memoria sto scrivendo un post a puntate (due delle quali già pubblicate: Senza memoria e senza desiderio), magari se l’argomento ti interessa, potresti trovare il coraggio di leggerle … dico il coraggio perché sono post lunghi e non sempre mantengono una lievità di argomenti e un livello di coinvolgimento elevato da superare la noia e la fatica della lettura). Mi riservo, comunque, di scrivere qualcosa sul tuo blob, dal momento che ne parli li più estesamente.
    Un abbraccio a te

    RispondiElimina
  34. "Siamo animali tra gli animali, figli entrambi della materia, salvo che siamo più disarmati. Ma poiché a differenza delle bestie sappiamo che dobbiamo morire, prepariamoci a quel momento godendo della vita che ci è stata data dal caso e per caso. La saggezza ci insegni a impiegare i nostri giorni per bere e conversare amabilmente, come si conviene ai gentiluomini, disprezzando le anime vili."

    "Dovrete imparare a fare con la parola arguta quello che non potete fare con la parola aperta; a muovervi in un mondo, che privilegia l'apparenza, con tutte le sveltezze dell'eloquenza, a esser tessitore di parole di seta. Se gli strali trafiggono il corpo, le parole possono trapassare l'anima".

    Cito da "L'isola del giorno prima" dopo aver letto con interesse tutti i commenti..
    Ciao
    Julia

    RispondiElimina
  35. «Fermiamoci allora a questo quarto giorno, diceva padre Caspar. Dio crea il sole, e quando il sole è creato – e non prima, è naturale – incomincia a muoversi. Ebbene, nel momento in cui il sole inizia il suo corso per non fermarsi più, in quel Blitz, in quel bacchio baleno prima che muova il primo passo, esso sta a picco su una linea precisa che divide verticalmente la terra in due.
    “E il primo Meridiano è quello su cui all’improvviso è mezzogiorno!” commentava Roberto, che credeva di aver capito tutto.
    ”Nein!” lo reprimeva il suo maestro. “Tu credi che Dio è così stupido come te? Come può il primo giorno della Creatione a mezzogiorno iniziare?! Forse inizi tu, in principio desz Heyls, la Creatione con un malriuscito giorno, un Leibesfruchr, un foetus di giorno di sole dodici hore?”
    No certamente. Sul primo Meridiano la corsa del sole avrebbe dovuto iniziare al lume delle stelle, quando era mezzanotte più un briciolo, e prima era il Non-Tempo. Su quel meridiano aveva avuto principio – di notte – il primo giorno della creazione».
    (Umberto Eco, L’isola del giorno prima, 21. Telluris Theoria Sacra, p. 189).
    Qualunque cosa intendi fare, che tu sia dio o meno, la devi iniziare bene, con l’orgoglio e il rispetto che merita e che meriti, e qualunque cosa inizi deve sorgere in concomitanza col tempo, deve creare il suo tempo, mentre prima era il Non-Tempo. Questi cerca di inculcare padre Caspar a Roberto de la Grive, incerto figlio di un’epoca incerta, dove ai naviganti era possibile calcolare la latitudine, ma non la longitudine e dove la vita è sogno e dove l’uomo non è mai stato così vicino alla sua follia.
    Ho amato il signor Roberto de la Grive, che maldestramente calpesta il mondo e che non sa mai qual è il suo tempo e quale la sua posizione; in tutte le cose che gli accadono cerca sempre qualcun altro che pensi o che agisca al posto suo (il padre, Saint Savin, padre Caspar, Ferrante …). Perde talmente il senso del tempo e dell’opportunità, dal ritrovarsi alla fine nel luogo di nessun tempo, dove non sa più se è oggi o è ieri, se è lunedì o domenica, se è nell’isola del giorno prima, agli Antipodo (nelle isole Salomone) o è altrove, se la fantomatica Signora che ama ami lui o il fratello Ferrante, se Ferrante stesso esista o sia soltanto una proiezione della sua mente.
    Molto belle e anche molto gradite le citazioni che mi regali, Saint Savin è il personaggio più vivo di tutto il romanzo, quello che emerge dalle spire barocche di tutta la trama e incarna lo spirito illuministico che già cominciava ad affacciarsi in quell’epoca oscura e involuta.
    Ciao

    RispondiElimina

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