DAVID E GOLIATH








Commenti

  1. Si ripete la storia, non sappiamo fare di meglio. Lì continua a mostrarsi la storia degli uomini, esattamente come seimila anni fa, esattamente come altrove, solo che lì, terra dove un Dio degli eserciti si è fatto sentire ogni atto è profetico, ogni orrore è salvifico, ogni insulsa quotidianità è eterna.
    Sono contento tu sia tornato anche se mi dispiace che la tua vacanza sia finita, adesso tocca a me assentarmi. Ciao Garbo.

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  2. Non è tanto e solo la storia a ripetersi (la vicenda dal combattimento fra David e Goliath potrebbe essere leggenda o potrebbe essere andata diversamente da come la raccontano … non dimenticare che abbiamo solo la versione ebraica e non quella dei filistei), credo si ripeta ben di più e che in definitiva ogni lotta fra il gigante e il ragazzo, fra il potente e il debole sia in definitiva un archetipo depositato nella storia collettiva dell’umanità e un residuo dei riti di passaggio dall’infanzia all’età adulta in cui i diventava uomini sfidando qualcosa di più grande di noi stessi, affrontando un’impresa che fino ad allora consideravamo molto al di sopra delle nostre forze.
    Nella Bibbia i riferimenti al più piccolo, al debole, all’ultimo, che vince sono infiniti (pensa alla vicenda di Giuseppe, a Isacco) tanto da strutturarci sempre di più una identità popolare, il popolo ebraico è piccolo, debole, poco potente, eppure è il popolo prediletto da Dio, per questo prevarrà sui nemici, anche su quelli molto più potenti di lui, per questo gli spetta di diritto la terra di Canaan dove stilla latte e miele.
    Una vicenda drammatica, come l’olocausto, può far crescere un individuo o un intero popolo, ma non basta che accada perché sia maturativa, non basta che venga vissuta fino all’estremo della sua tragicità, fino all’orrore, essa va elaborata, altrimenti cade nell’oblio, nelle vuote commemorazioni e, con una facilità e inesorabilità che disarma, si finisce per trasformarsi da vittime in carnefici, da passivi in attivi, attraverso quel meccanismo di difesa che Anna Freud chiamò “identificazione con l’aggressore” e che Sigmund Freud aveva individuato fin dal 1920 in Al di là del principio di piacere quando descrive il gioco del rocchetto che fa il suo nipotino di 18 mesi affidato alle sue cure da sua figlia che durante la prima guerra col marito al fronte era costretta ad uscire per lavorare, mentre Freud non aveva quasi più pazienti.
    Il piccolo Ernst, dopo una prima fase in cui piangeva sconsolato, elabora l’abbandono della madre giocando con un rocchetto che lancia fuori dal suo lettino accompagnando questo gesto con esclamazioni di soddisfazione e riportandolo a sé attraverso il filo a cui è legato prorompendo di nuovo in esclamazioni soddisfatte; Freud commenta come il bambino si sia sottratto dalla condizione di subire passivamente l’abbandono a quella di simbolizzare attivamente attraverso il gioco il fatto che non è la madre/rocchetto a lasciarlo, ma è lui che la manda via lanciandola fuori dal suo lettino ed è sempre lui che la fa riapparire quando vuole, traendone un’immensa soddisfazione e una sensazione di onnipotenza.
    Naturalmente sia la sensazione di potenza, sia quella di poter gestire a suo piacimento le persone sono entrambe illusorie, però è tenace la convinzione che si può elaborare l’abbandono, il senso di impotenza e quello di inferiorità diventando attivi, attraverso l’esercizio della forza, per costringere cose e persone a comportarsi nella maniera in cui noi ci attendiamo debbano comportarsi nei nostri confronti.
    Tutti i regimi totalitari si basano su questo esercizio del potere e su una ideologia di base che è la compensazione onnipotente di un sentimento di impotenza, di scarso valore, di non amabilità di un individuo e di un popolo.
    I primi cristiani cercavano il martirio per accrescere il valore della fede in cui credevano, per autoesaltarsi, per dare un senso nuovo e positivo alla loro esistenza, il culto che si faceva delle spoglie dei martiri poteva spingere sempre più persone a forzare la mano del potere in carica perché esercitasse la violenza (immagina l’impero romano, il più tollerante in fatto di religioni, usi e costumi, tanto da gestire per secoli sotto lo stesso dominio i popoli più diversi e da aver nel centro di Roma il Pantheon, cioè un edificio sacro in cui si veneravano tutti gli dei e in cui c’era sempre spazio per nuove divinità, purché riconoscevi il potere di Roma e l’autorità indiscussa dell’imperatore in carica).
    (segue)

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  3. Criticavano gli Scribi e i Farisei e criticavano Roma e gli altri popoli come idolatri e dissoluti, in soli trecento anni, consolidato il loro potere da Costantino in poi, diventano loro stessi gli scribi e i farisei che criticavano e combattono i pagani con una violenza molto maggiore di quella che qualsiasi imperatore abbia mai esercitato nei loro confronti.
    La Germania scatena in Europa due guerra mondiali (alcuni dicono sia una sola combattuta in due tempi) per superare un senso di inferiorità rispetto agli altri Stati europei molto più attivi (Francia ed Inghilterra riscuotevano enormi successi politici, militari, di prestigio internazionale, scientifici e possedevano delle colonie oltremare che di fatto ne facevano della grandi potenze mondiali, mentre l’Austria-Ungheria era un impero in disfacimento, che continuava a perdere potere e domini, e si sentiva accerchiata in Europa da un lato dalle potenze occidentali più snelle e mobili e dall’altra dall’impero russo).
    La vittima di ieri diventa, con una facilità e semplicità inesorabili, il carnefice di oggi, e la vittima di oggi molto probabilmente potrebbe diventare il carnefice di domani, ne possiamo riscontrare tutti i segni già oggi, come li abbiamo riscontrati in passato, il fanatismo dei martiri cristiani, l’irrisione verso il carnefice contenuta nelle vite dei martiri, l’accanimento con cui sono stati perseguiti e puniti i criminali nazisti (in una guerra in cui tutti i contendenti, nessuno escluso, possono dirsi criminali di guerra avendo fatto ricorso ad ogni barbarie, anche a quella gratuita, pur di vincere la guerra), il fatto che Hamas sembra trarre linfa vitale a livello di immagine internazionale, per screditare il suo nemico storico, all’accanimento contro le popolazioni civili e dall’uccisione “fortuita”, ma che avviene così spesso ormai da rasentare l’indolenza, di bambini palestinesi.
    Da un lato sembra che ci sia un intero popolo che sembra non considerare quei bambini morti come se fossero degli esseri umani, come se fossero uguali ai loro figli, dall’altro (anche a non credere all’uso dei bambini come scudi umani, e io non lo credo affatto) c’è l’uso strumentale della loro morte per screditare il nemico a livello internazionale, non potendolo (per disparità di mezzi economici e bellici) vincere militarmente.
    In realtà è sotto gli occhi di tutti la disparità dei mezzi offensivi, da un lato abbiamo una superpotenza militare in cui tutti i cittadini, nessuno escluso, sono soldati all’occorrenza, dotata di armi tecnologicamente molto sofisticate, di carri armati di ultima generazione che metterebbero in difficoltà sul campo molte potenze occidentali, che possiedono l’ordigno atomico, mentre il Mossad è in assoluto il miglior servizio segreto al mondo, non ha praticamente rivali nemmeno nelle più grandi potenze.
    Dall’altra abbiamo la Palestina che non è mai stata uno stato unitario prima di adesso (da sempre sotto il dominio di stranieri: turchi, inglesi), che si costituisce come tale da una miriade di tribù sempre in lotta fra di loro per un’oasi o una palma, solo per fronteggiare un nemico che inizialmente con l’aiuto dell’Inghilterra poi contando sulle sue sole forze (e su aiuti internazionali che non gli sono mai mancati), si sta insediando in maniera sempre più subdola ad arrogante nei territori migliori, i più fertili, i più strategici, i più carichi di simbologia storica e religiosa.
    Sembra il ripetersi della storia fra Goliath, il gigante alto sei cubiti e un palmo, con in testa un elmo di bronzo rivestito di una corazza a piastre del peso di cinquemila sicli di bronzo, che portava alle gambe schinieri di bronzo e un giavellotto di bronzo tra le spalle, e l’asta della sua lancia era come un subbio di tessitori e la lama dell’asta pesava seicento sicli di ferro e il ragazzo alto una spanna, vestito con la tunichetta da pastore e con sandali grezzi, che come arma possiede soltanto la sua fionda.
    (segue)

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  4. Ogni David apparso nella storia del mondo ha vinto perché la sua mano era guidata da un essere superiore e super-potente, il David pastorello abbatte Golia perché il lancio della sua fionda viene guidato da Dio, altrimenti sarebbe stato fatto a pezzi, i cristiani dei primi secoli dell’impero predominano sulle religioni rivali (a Roma esistevano molti culti di successo, come ad esempio quello di Mitra, che ha delle affinità sorprendenti con Cristo) perché Costantino prima e i suoi successori si accorsero che una religione strutturata è in grado di dare una stabilità maggiore ad un potere traballante come era quello degli imperatori di quel periodo, combattuti dal premere dei popoli barbari ai confini, dalla ribellione dei territori occupai di recente e dalle trame di potere interne.
    Gli israeliani hanno avuto (ed hanno tuttora) alle loro spalle la superpotenza USA a coprire loro le spalle e a garantire aiuto e incolumità qualsiasi cosa decidano di fare, qualsiasi contrattacco decidano di intraprendere, nonostante la strage di civili e di bambini, nonostante Gaza sia diventata un ghetto, il ghetto che Israele si è sempre portato con sé anche quando avrebbe potuto scegliere la libertà, perché è un ghetto che garantisce identità e una non contaminazione con popoli meno prediletti da Dio.
    Agli Stati Uniti fa comodo avere un alleato su cui può avere completa fiducia, perché senza il suo scudo sarebbe fatto a pezzi dai numerosi nemici che si è creato, una spina nel fianco dei popoli arabi in un territorio che è il più ricco al mondo di petrolio.
    La Palestina non ha alcun Dio che guida la sua mano, è un David senza alcuna protezione, le voci che accusano Israele di reazione eccessiva (ogni episodio di guerra lascia sul terreno una proporzione di morti fra israeliani e palestinesi che è più sperequata rispetto a quella che i nazisti ritenevano congrua, cioè dieci italiani morti per ogni tedesco ucciso, tanto credevano valesse la vita di un loro connazionale), di crimini di guerra, di barbarie, di prepotenza, sono troppo flebili e poco incisive.
    La sorte della Palestina sembra non interessare a nessuno, non all’Europa, legata a filo doppio con gli USA da non osare contraddirli in politica estera, non alla Russia o alla Cina, che pure si sono inalberati in difesa di altri Stati contro gli USA, fino a far loro da scudo contro ulteriori attacchi, perché la Palestina non possiede risorse e non conta niente a livello internazionale.
    E’ un po’ come la preda lasciamo dilaniare al cane, nonostante l’orrore che ci provoca per l’insolito accanimento, per timore o per ammirazione del padrone.
    Ciao Antonio, goditi le tue vacanze.

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    1. Caro Garbo, grazie di questo tuo lungo intervento, è una analisi che trovo ineccepibile, ho avuto qualche perplessità solo quando dici dell'accanimento con cui sono stati perseguiti e puniti i criminali nazisti, alcuni crimini non devono andare in prescrizione ma lasciamo perdere questo discorso perché non toglierebbe e non aggiungerebbe nulla all'ampiezza del tuo discorso che va ben al di là anche di questo conflitto. Come puoi immaginare la discussione avviata da me mi ha avvilito, umiliato, non tanto per gli interventi della rete, gente che legge una parole e salta quattro righe, incapaci di leggere le righe come si può chiedere di leggere tra le righe? Ciò che mi ha umiliato è stato dover discutere con i miei amici che mi conoscerebbero da anni, è stato dover rassicurare alcuni che in me non alberga il minimo senso di antisemitismo, è stato dover chiarire i toni sicuramente accesi dell'appello erano dettati dall'urgenza di dover gridare forte in una atmosfera di neutralismo silente che si limita a dire che è una tragedia, è stato dover ascoltare l'ennesimo "la faccenda è più complicata e l'appello invece la semplifica". Era un appello, appunto, non una disamina storica del conflitto. Non piacevano i toni di quell'appello ai miei amici e io mi chiedo se piacciono i toni dei cannoni israeliani, che toni avrebbero avuto le grida dei bambini uccisi mentre giocavano, che toni aggradano le orecchie dei miei amici? i più benevoli giudizi dicevano che l'appello non raggiunge il suo obiettivo facendomi venire in mente invece la tecnologica efficienza delle bombe sganciate nei raid aerei, loro sì che s'intendono di raggiungimento degli obiettivi. Sono avvilito Garbo, avvilito, dispiaciuto, impotente, incapace di scrollarmi di dosso tutto il sangue che ogni silenzio mi butta addosso. Non ne posso più dell'ipocrisia di quanto celebrano Arrigoni e adesso non sanno neanche che era proprio lì a Gaza, fino a che dei fanatici non lo hanno ucciso. Adesso mi viene solo da piangere vedendo nell'eleco dei post più letti del mese i due post, uno dopo l'altro. basta così, grazie per le buone vacanze, in realtà manca ancora una settimana ma avevo dato quel saluto perché non ne volevo più sapere del blog, poi...
      Un abbraccio forte e grazie ancora.

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  5. Non sono un'esperta in conflitti, ma per quel poco che posso capire indipendentemente dagli appoggi, che tu ben analizzi,redo che ormai la situazione si sia incancrenita a tal punto che diventa impossibile stabilire da che parte sia la ragione o il torto.Un conflitto che mi ricorda quello fra Irlanda e Inghilterra continuato fra alterne vicende per decenni e che si è stabilizzato solo quando deposte le armi si è cominciato a trattare...
    Credo che anche in questa situazione non ci altra possibilità. Tutto dipende dagli uomini che hanno in mano le sorti che guidano e fomentano le tensioni senza nessun rispetto per la vita.
    Specchio

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  6. @ Specchio,
    io credo che senza un autorevole e risoluto intervento esterno la pace e la convivenza siano impossibili ormai, e forse lo sono sempre stati: entrambi i contendenti ritengono quella terra loro di diritto e di nessun altro, quindi non può esistere la soluzione della convivenza pacifica e dell'integrazione, ma solo quella di mettere in fuga l'altro o di eliminarlo fisicamente a costo di un genocidio. Al momento questo intervento esterno è lontano dall'arrivare, ci sono troppi interessi in gioco e la guerra fa comodo a tutti; qualche flebile voce si leva soltanto invano di fronte a bombardamenti contro i civili ai cadaveri dei bambini morti alle esagerazioni in cui per qualche morto israeliano si risponde con centinaia o migliaia di morti palestinesi, un po' come l'hitleriano "uccidete dieci italiani per ogni tedesco ucciso". Nessuno spende una parola sulle condizioni di vita dei palestinesi a Gaza, ghettizzati e costretti ad attraversare check point armati ogni giorno e per qualsiasi ragione, anche in caso di una emergenza sanitaria.
    Ciao

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