sabato 26 dicembre 2020

AVERNE (IL GUSTO PIENO DELLA VITA)


































































































 
AUGURO A TUTTI VOI BUONE FESTE



15 commenti:

  1. Accidenti, ne avessi scelto una con le mini tette, eh Garbo?
    L’ho sempre detto io che, noi portatrici di 2 miseri mandarinetti al posto di due zucche siamo le solite emarginate, uffffffy! Menomale che c’è Jerusalema a tenermi su il morale. ^.^
    Ciao Garbo.
    Ancora buone feste.
    Ancora un sorriso.
    Ancora un abbraccio.
    Ancora buonanotte.

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    1. Eccetto un paio di ragazze, non mi pare di aver puntato tutto questo post sulle super maggiorate fisiche (non hai idea di cosa avrei potuto trovare se questo fosse stato il mio intento), la stragrande maggioranza di seni sono nella norma, ho evitato accuratamente il seno esagerato e, fin dove mi è stato possibile in base ad una immagine, pure il seno finto.
      Per il resto, nello spirito stesso del blog, volendo augurare abbondanza e “il gusto pieno della vita”, ho ritenuto necessario dare un po’ di sostanza a questi concetti, una buona base materiale che li rappresentasse nell’immediatezza.
      Che una donna possieda “mandarinetti” o “zucche” poco importa, è più importante che qualsiasi cosa la natura abbia deciso di dotarla, sia in perfetta armonia col tutto: a ciascuna sta bene ciò che ha, e ciascuna sta bene così com’è … spesso i ritocchi peggiorano la situazione e, infine, non c’è niente di più attraente di una donna che si piace così com’è e non rincorre ciò che vorrebbe (o “dovrebbe”) essere.
      Sorrisi, abbracci, buone feste rinnovato e pure buonanotte (visto che se non scocca la buonanotte non mi scrivi alcun commento) e, voglio proprio rovinarmi, pure un bacio di buon augurio.
      Ciao
      P.S. Anche la cantante di Jerusalema non scherza in quanto a dotazione ortofrutticola :-) ;-)

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  2. In una coppa di champagne, o poco di piu' (n.d.r.!), purche' si possa degustare! Un fidanzato voleva regalare un reggiseno alla donna che amava ed alla commessa cercava di chiarire la misura. La commessa inizia da un cocomero, "No", pari ad un pompelmo, ancora "No", un'arancia un po' grossa, di nuovo "No", allora spazientita pronuncia l'uovo, "Sì, ma fritto" fu la risposta imbarazzata del giovane.
    Celia e storiella a parte sono per l'equilibrio delle forme e... sarà un "belvedere"!
    Auguri da luigi ad titolare del Blog ed a chi passa da qui.
    Per inciso, l'amaro Averna è ottimo.

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    1. Grazie Luigi, ricambio di cuore i tuoi auguri,
      la storia della coppa di champagne l’avevo sentita anni fa da un viticultore del Medoc (ma forse l’ho già raccontata in questo blog); i francesi contrariamente a noi usano la coppa per i vini con le bollicine, e non il flȗte, quando stappò una bottiglia di champagne per farcela assaggiare e tirò fuori le coppe, vide la nostra sorpresa, io provai a spiegargli che noi eravamo abituati al flȗte e gli dissi anche perché lo ritenevamo più indicato, in base a ciò che mi aveva suggerito qualche amico veneto che produceva vini. Lui rispose qualcosa come: “Tutte storie! È vero il contrario … l'arôme du vin doit s’étendre!”. E poi mi disse esplicitamente che la coppa di champagne in Francia era considerata un’unità di misura, quando gli chiesi ingenuamente: “Misura di cosa?” , mi rispose qualcosa di simile a (è passato tanto tempo): “taille des seins!”. Quella era la forma e la misura giusta per il seno femminile, né più piccola né più grande, né di forma diversa dalla cupola concava.
      Ciao, e grazie per la visita e per il commento.
      P.S. Le coppe di champagne non meno di due, sempre, altrimenti non c’è festa e non c’è gusto.
      ;-)

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    2. Stranezze della Lingua Italiana; si scrive al singolare (seno) e sono due ( coppe) alle quali fin dal primo vagito indirizziamo la nostra interessata attenzione per approvvigionamento alimentare.
      Sono la parte più eccitante del corpo femminile e l'altra metà del cielo se ne rende conto mettendo in bella mostra il "banco alimentare" disponibile.
      Personalmente, se non per eccitare i maschietti e/o suscitare, magari, invidia nello stesso genere, non mi piace l'ostentazione esageratamente scoperta.
      Scollature eccessive non sono di buon gusto e... non sono un bacchettone; apprezzo la "fonte" della vita.

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    3. Devo dissentire, non "sono due", anche in questo caso vale il principio (dogmatico) della santissima trinità, solo applicato al duale: "E' uno e bino!". Nessun papa (con la loro infallibilità ex cathedra), si è espresso in proposito, che io sappia, ma il principio è di un'abbacinante nitore. ;-)

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  3. "Averne" e "Averna" e "Il gusto pieno della vita"...un bel post su giochi di parole e come sempre foto molto belle che parlano da sole. Significativi e divertenti i video. Questo è giusto il periodo in cui bevo un goccetto di Averna perché non bevo amari o altro (un goccio di vino a pasto ma poco). Qualche volta un bicchierino di Calvados (magari al compleanno o nelle feste comandate). E' tanto che non vado a Venezia ma non ricordavo un Ponte de le Tette (Eh! Eh! Eh!) chissà cosa deve essere successo da quelle parti nei secoli scorsi. Comunque sia Buon Anno per te e tuoi cari! Passatela bene, domani posterò il mio augurio sul mio blog.
    Un salutone e alla prossima

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    1. Fin dal mio primo anno di università a Padova ho scoperto Venezia e me ne sono innamorato, dista una mezzora circa di treno dalla città patavina, così quando avevo del tempo libero andavo da solo o in compagnia a visitarla e ad esplorarla. Ma la conoscenza più approfondita è avvenuta subito dopo, quando stavo insieme ad una ragazza che, pur non essendo veneziana, aveva casa a Venezia, ed io abitavo praticamente con lei, pur avendo casa in affitto a Padova.
      Entrambi eravamo affascinati da questa strana città, e l’abbiamo visitata a fondo, spesso girovagando a caso senza seguire le rotte turistiche, altre volte seguendo i consigli dei “veri” veneziani che conoscevamo giorno per giorno, oppure ancora leggendo guide turistiche o la straordinaria storia di questa città.
      Il cosiddetto “ponte delle tette” si trova al confine fra i sestieri di San Polo e di Santa Croce, non lontano dal ponte di Rialto, ma piuttosto distante dalla Basilica di San Marco e dal Palazzo Ducale, è però comunque nel centro storico di Venezia, in stretta prossimità di Ca’ Rampani, cioè un palazzo appartenuto all’antica famiglia Rampani che, estintasi sul finire del XIV° secolo, rese disponibile quell’immensa struttura che era il simbolo del loro potere e della loro ricchezza, per ospitare numerose prostitute.
      I veneziano sono persone pratiche e cercano di risolvere e addirittura di prevenire i problemi e anche di trarci fuori qualche profitto, se è possibile; man mano che Venezia diventava uno dei maggiori centri commerciali del mediterraneo e che la città proliferava di fondaci e di gente di ogni provenienza( milanesi, fiorentini, bolognesi, romani, napoletani, dalmati, greci, ciprioti, germanici, francesi, schiavoni, …, e persino ebrei e turcheschi) di qualsiasi estrazione sociale (mercanti, nobiluomini, politici, ambasciatori, frati itineranti, religiosi, marinai, facchini, popolani, ruffiani, protettori, giocatori d’azzardo, truffatori, perdigiorno, funamboli, ladri, scrocconi, maghi, imbroglioni e mendicanti), la Serenissima Repubblica di Venezia, non soltanto giudicava utile il lavoro delle meretrici, che distoglieva l’attenzione di tutte queste persone dalle mogli altrui, dalle ragazze oneste e persino dai ragazzi di buona famiglia (le prostitute in città arrivarono ad essere oltre 11.000), ma cercò anche di trarre profitto anche di questo “turpe” commercio carnale regolamentandolo (dal 1228 al 1796 furono promulgate in totale 171 tra leggi, decreti, statuti, editti e terminazioni, furono istituite la sorveglianza dei Signori de Notte e dei Giustizieri Nuovi, che controllavano l’esercizio della prostituzione , degli alberghi e delle taverne, nonché tutto ciò che accadeva, appunto, di notte, e furono comminate delle tasse apposite per ogni esercizio, sia morale che immorale, facendo diventare quest’ultimo lecito).
      (segue)

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    2. All’inizio nel “castelletto” di Ca’ Rampani, c’erano solo prostitute giovani, ma la magistratura cittadina, a causa di vari disordini, risse, accoltellamenti ed interessi di alcuni nobili potenti ad affittare le loro proprietà e metterle a frutto, le ”signorine” furono spostate altrove, anche più volte, e a Ca’ Rampani subentrarono le prostitute più vecchie: fu così che “carampana” divenne sinonimo di vecchia megera e non di giovane prostituta, com’era in origine.
      Dal momento che le autorità cittadine, laiche e religiose, erano molto preoccupate dal diffondersi del “vizio” della sodomia, considerato un peccato “contro natura” e deleterio per la prosperità della città, mettendo a rischio la crescita della popolazione, che doveva essere fidata (dunque costituita da cittadini autentici) e numerosa (vista la quantità di navi che uscivano dal porto in direzione di tutti i porti mercantili del mediterraneo, mar Nero e oceano Atlantico).
      Il “nizioleto” “Ponte delle Tette” deve questo nome al fatto che il viandante che si trovasse a passare presso quel ponte, se alzava lo sguardo verso le finestre di Ca’ Rampani, poteva ammirare le meretrici affacciate al balcone che esponevano generosamente la loro merce, col beneplacito (anzi col caloroso suggerimento) della Serenissima che voleva distogliere i cittadini dall’infame peccato della sodomia.
      Oggi, purtroppo, questa doppia esposizione (signorini che espongono il loro balcone dal balcone) non esiste più, peccato, Venezia sarebbe stata ancora più caratteristica ed anche più bella (unica città ad avere il quartiere a luci rosse in pieno centro cittadino, dove le famigliole turistiche gironzolano col gelato in mano o col trancio di “pizza”.
      Questo perché i sodomiti veneziani sono stati tutti quanti riconvertiti, o perché non servono più braccia per le navi, o ancora perché che uno sia “sodomita” o meno sono solo affari suoi e non di qualsiasi Repubblica e nemmeno dei neo-fascio-populisti che stanno rialzando pericolosamente la testa in questo inizio millennio, alla stregua di tante altre cose brutte, come le pandemie e i disastri ecologici e ambientali.
      Un Buon Anno anche a te, magari annaffiato da un dito di “Averna” o di “Averne”.

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  4. Secondo lo storico Tassini, tale costumanza potrebbe essere stata imposta alle meretrici da una legge della Serenissima per limitare il diffondersi dell'omosessualità, ovvero con lo scopo di "distogliere con siffatto incentivo gli uomini dal peccare contro natura"
    fonte: Wikipedia

    Le tette sono una delle cose che gli uomini invidiano alle donne... da qui l'invenzione psicoanalitica dell'invidia del pene.

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    1. Parafrasando il grande Enzo Biagi, in particolare la sua famosa battutaccia: “Se Berlusconi avesse le tette, farebbe anche l’annunciatrice!”, mi viene in mente che: “Se Berlusconi avesse le tette, non farebbe altro che accarezzarsele!”.
      Ho molti dubbi sulle invidie reciproche fra uomo e donna, in definitiva l’invidia del pene freudiana non era altro che invidia delle donne per la condizione privilegiata rispetto a lui in cui crescevano gli uomini, invidia per i loro privilegi, per tutto ciò che era loro concesso mentre a se stesse veniva precluso. Se si eliminano la discriminazione, il sessismo e le preclusioni di successo per le donne, si elimina altresì qualsiasi invidia.
      L’invidia dell’uomo per le tette, o per l’esperienza del parto, credo non tenga conto che un uomo difficilmente desidererebbe il seno per una questione estetica, per essere più bello e più desiderabile, come accade per la donna, ma, come Berlusconi, per averne un godimento e un possesso esclusivo, per potersele toccare tutte le volte che vuole.
      Buon Anno a te.

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  6. Tristissimo, come tutti i vecchietti, il povero Garbo che cerca di dimenticare la mazza che non si rizza più con le fotografie delle tette e parlando di tette..

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  7. Anche l'alcoolismo purtroppo è una deriva frequente per il vecchio senza mazza che si rizza (vedi Averna..)

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    1. Tanto gentile e tanto onesto pare
      messer Giambino quand’ello altrui commenta,
      ch'ogne lingua devèn, tremando, spenta,
      e li occhi no l'ardiscon di guardare.

      uno spirto soave e pien d’amore
      che va dicendo a l’anima: sospira!

      Mi sorprendo sempre per la squisita gentilezza dei tuoi commenti, Giamba, mi erano mancati e mi eri mancato anche tu e, a dire la verità, in tempi di pandemia ero anche un po’ preoccupato per questa tua lunga assenza. Ma, dal momento che sei tornato, si vede che il virus non tocca le anime … gentili!
      Buon anno anche a te, ammesso che tu gradisca gli auguri di un triste e patetico vecchietto la cui mazza non si rizza, e per dimenticare la défaillance della sasizza, è diventato alcoooolista, e la bottiglia d’Averna apprezza.

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