PIÙ INACCETTABILE







"I mezzi di comunicazione informano largamente su simili eventi proprio perché attirano curiosità morbose. Ma difficilmente discutono le loro radici e tantomeno il fatto che l'interesse che provocano sia, a sua volta, una perversione" (Luigi Zoja, Centauri. Alle radici della violenza maschile, Bollati Boringhieri, Torino, 2016, € 12,00, p. 55).

“Il centauro ha radicalmente paura dell’amore e ha istituzionalizzato una perversione che gli permette di non incontrarlo mai” (Ibid., p. 59).

"Il comportamento sess uale violento è certamente favorito da problemi di identità maschile e si manifesta in patologie individuali corrispondenti a una crisi di virilità" (Ibid., p. 123).







“La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza”, queste sono le parole testuali pronunciate in una conferenza stampa indetta appositamente per condannare l’atto da Debora Serracchiani a caldo dello stupro subito da una ragazza minorenne triestina per cui è accusato un cittadino iracheno che ha chiesto l’asilo nel nostro Paese.
Dopo che le sue parole hanno suscitato molte polemiche, alcune delle quali avevano il tenore di “per un piddino è più inaccettabile essere razzista e discriminatorio”, la Serracchiani precisa sul suo profilo facebook che: "I razzisti vogliono respingere i richiedenti asilo, io voglio accogliere chi scappa dalla guerra. I razzisti pensano che una violenza fatta da uno straniero sia peggiore di quella fatta da un italiano, per me la violenza è sempre e comunque da condannare, senza colore e senza graduatorie. Se occorre lo ripeto".
Verrebbe da chiedersi: allora è più inaccettabile la violenza perpetrata da un richiedente asilo o la violenza è sempre violenza ed è sempre e comunque da condannare, chiunque sia il violento? Non è chiaro, anche perché la governatrice del Friuli Venezia Giulia non prende le distanze dalle sue dichiarazioni precedenti, anzi aggiunge: "Al di là del caso specifico in cui le responsabilità saranno accertate dalle autorità, io ho sentito il dovere di dire una cosa che credo di buon senso, anche se scomoda".
Non mi interessa qui cogliere l’occasione per tendere un agguato politico alla Serracchiani, purtroppo siamo abituati ormai all’ipocrisia di condannare un avversario per un gesto o per una parola e di difendere un alleato per lo stesso gesto o per la stessa parola, tanto ciò che conta è avere il pretesto per aggredire e per mettere in difficoltà l’avversario, e del fatto in sé, per quanto grave possa essere in fondo non gliene frega niente a nessuno.
Non vorrei nemmeno suscitare inavvertitamente la morbosità delle tanti menti malate che sono attratte da fatti come questi per potersi immergere, con la scusa di discuterne e condannare, nei dettagli più lubrici per poterne godere in proprio e condividere con altri pervertiti simili a loro.
Tralascio qui la presunzione di innocenza, che dovrebbe valere anche per un richiedente asilo, tralascio anche il “più inaccettabile” … inaccettabile come forma espressiva perché il termine è assoluto e non prevede un più o meno … non esiste insomma un più o meno inaccettabile, una cosa o è accettabile o non lo è, punto.






Di fronte ad un fatto del genere, ad un atto così feroce (la ragazza sarebbe stata attirata in una zona poco frequentata, lo scalo ferroviario dove vengono tenuti alcuni vagoni in disuso, con una richiesta di aiuto, e qui è stata ferocemente picchiata, pugni, calci, schiaffi, morsi, e quindi violentata, l’hanno trovata in stato di choc, con tumefazioni, ecchimosi, segni di morsi ovunque), è comprensibile che per uscire dal dolore ci rifugiamo nella rabbia e la riversiamo tutta contro il colpevole.
È comprensibile anche che il fatto che si tratti di uno straniero, un richiedente asilo, risvegli tutta la nostra diffidenza, il timore per l’estraneo, per chi non conosciamo, ed è altresì comprensibile che scatti immediatamente la constatazione dell’assenza di gratitudine: “Ma come, ti abbiamo accolto, sfamato, rifocillato, ti diamo un tetto sulla testa e un letto in cui dormire e tu così ci ripaghi, stuprando le nostre donne? Anche minorenni?”. Scattano le aggravanti, quella di essere straniero in casa nostra, quella di essere in debito verso chi ti ha accolto, quella di aver stuprato una ragazza minorenne e, perché no, quella di averla ingannata con una richiesta di aiuto…è come se quell’inaccettabile adesso fosse diventato più più più più inaccettabile.
Ma uno stupro è uno stupro, è già un fatto in sé gravissimo, può certamente avere aggravanti interne, insite cioè nell’esecuzione dello stupro stesso, come la minore età della vittima, la violenza e la ferocia con cui viene posto in atto, il fatto di provocare danni psichici permanenti e in alcuni casi lesioni fisiche gravi o la morte stessa.
La mancanza di gratitudine non c’entra, perché accogliere i richiedenti asilo è un preciso dovere per un essere umano, così come lo è aiutare chi ha bisogno, se queste cose non le senti tue vuol dire semplicemente che non sei un essere umano, perché uomini si diventa, non si nasce, nasciamo con la potenzialità di poterlo diventare, ma non tutti alla fine del ciclo evolutivo lo diventano, c’è chi rimane semplicemente un animale con la forma umana.
Non si tratta, dunque, di generosità, né di aver fatto la carità, ma di aver riconosciuto un bisogno e un diritto, il diritto di ogni essere umano alla vita (e io aggiungerei anche il termine dignitosa subito dopo vita); la collettività si fa carico del problema immigrazione e ci si aspetta che l’immigrato rispetti le regole vigenti e i principi universali che sono uguali per tutti gli uomini della terra, come tutti e non più degli altri, visto che gli facciamo la carità.
Un principio essenziale, orgogliosamente laico (e l’etica laica, che precede cioè la costituzione delle tre grandi religioni monoteistiche, è più antica di quella religiosa) è il fatto che l’aiuto e l’ospitalità si scambiano fra pari, non devi far pesare a chi è in stato di bisogno il gesto che stai compiendo per soccorrerlo, gli devi rispetto e non pietà o pietismo, e il pretendere che lui sia più rispettoso di altri dei tuoi beni, delle tue donne, è un’assurdità.






Lo stupro è esecrabile sia se a compierlo è uno dei nostri, un italiano, sia se compiuto da uno straniero, da un richiedente asilo…la ragazza triestina non sarebbe stata certo consolata se a stuprarla fosse stato un italiano, non credo lo avrebbe gradito di più.
Ogni anno in Italia (ma lo stesso succede in tutta Europa) molte donne vengono stuprate, e questo è un problema molto serio, ciò vuol dire che esistono molti uomini che vedono il rapporto con una donna come violenza e predazione e vedono la donna stessa come un oggetto da dare in pasto alle proprie voglie.
Vuol dire anche che esistono molti maschi infelici che non sapranno mai cosa vuol dire fare sesso con una donna che ti ama, che il rapporto può essere anche passione e tenerezza, che qualsiasi piacere tu possa trovare in uno stupro viene moltiplicato all’ennesima potenza se è anche la donna a desiderarlo, se puoi leggere il lampeggiare dell’amore nei suoi occhi.
Molto spesso, nella stragrande maggioranza dei casi, lo stupratore è una persona che conosce molto bene la vittima, un amico di famiglia, un familiare stesso, persino un consanguineo o lo stesso marito che forza il volere della donna … non è ben peggiore per una donna che a stuprarla sia un uomo di cui si fida invece di un estraneo, di un richiedente asilo?
Seguo una donna da diversi anni, che da ragazzina fu stuprata dal fratello maggiore, si è tenuta il segreto per tutti questi anni, quando è arrivata da me la prima cosa che mi ha detto è stata che lei questo fratello l’ha perdonato cristianamente, però pur essendosi sposata ed avendo avuto dei figli, ha mille paure e non riesce mai ad abbandonarsi del tutto nel rapporto col marito che ama, infine, si era convinta di aver trasmesso questi suoi timori anche alle figlie femmine, che non riuscivano a godere anch’esse della loro sessualità.
Col tempo e con molta difficoltà abbiamo capito che il suo perdono cristiano era un modo di mettere una pietra sopra a quell’episodio spiacevole, il modo emotivamente più economico per farci i conti senza affrontarlo davvero, un sistema per dimenticarlo rimanendo in pace con la propria coscienza.







È emersa pian piano tutta la rabbia repressa per anni, con una sensazione lacerante di deflagrazione, che questa rabbia non solo poteva distruggere per sempre il rapporto con suo fratello, o quello con la sua famiglia d’origine, che lei ha finito per considerare assente, accusandoli di non aver vigilato abbastanza e di essere troppo assorbiti da altri problemi trascurando i figli, ma poteva distruggere la sua famiglia attuale e se stessa.
Lo scoglio più duro è stato che ad abusare di lei fosse stato il fratello, un consanguineo, e per di più quello a cui lei era più affezionata, se fosse stato un estraneo le sarebbe rimasto comunque il marchio di chi è costretta a fare qualcosa che non vuole fare con la violenza, di chi avrebbe voluto poter scegliere il momento e la persona più adatti per concedere la sua intimità, ma non avrebbe avuto quella dolorosa sensazione di essere stata violata e tradita dal suo stesso sangue.
Dietro le parole della Serracchiani, il loro apparente buon senso (come lei stessa ha dichiarato in replica alle critiche che le sono piovute addosso), si nasconde un razzismo strisciante, una discriminazione implicita, la sensazione che tutti coloro che aiutiamo dovrebbero esserci grati a vita, che dovrebbero anzi portarci l’acqua con le orecchie se solo avessimo sete (come se non bastasse essere sfruttati ferocemente in tutti i lavori più infami dai caporali nelle fabbriche, nei campi, nelle cucine di molti ristoranti, nell’edilizia, in tutti i lavori più degradanti).
Trattando lo straniero in maniera diversa da come tratteremmo un italiano, giudicandolo con un metro di giudizio completamente differente, facciamo lo stesso errore che fa uno stupratore, lo vediamo come se non fosse più un essere umano come noi, ma uno che appartiene ad un’altra specie, uno diverso, uno meno che umano, il cui gesto è “più inaccettabile”, esattamente come lo stupratore vede la donna che stupra come una preda, come una cosa di cui disporre a suo piacimento.
Questo ridurre l’altro a cosa, per sfogare su di lui la nostra rabbia o la nostra voglia, è stato definito dallo psicoanalista e antropologo Erik H. Eriksonpseudospeciazione”, ed è un’operazione in base alla quale  noi costituiamo un eccesso di distanziamento e di diffidenza, che si propaga facilmente a tutto un gruppo, e che pone l’altro ad una distanza tale per cui non so più cosa posso attendermi da lui, e temendo il peggio applico a lui il meccanismo paranoico che me lo fa ritenere un nemico che cerca solo il modo e il momento opportuno per danneggiarmi e per distruggermi.
Tutti gli uomini sono uguali e vanno giudicati con lo stesso metro di giudizio, uno stupratore è uno stupratore, da dovunque provenga, e non importa se lo abbiamo beneficato o lo abbiamo sfruttato (spesso abbiamo fatto entrambe le cose e durante il suo percorso è possibile che lui stesso o qualcuna delle sue donne siano stati stuprati, e prima del viaggio alcuni di loro sono stati violentati da bombe, da armi e da soldati con divise di ogni colore, noi qui finiamo soltanto di violentarli trattandoli da reietti e occupandoli in lavori degradanti con stipendi da fame, sono i nuovi schiavi che per giunta disprezziamo ), e uno stupro è uno stupro al di la di chiunque lo commetta.




C’è una ragazza minorenne a Trieste che aspetta giustizia, non che qualcuno le dica che ciò che ha subito è più inaccettabile, o che chi l’ha stuprata sia più condannato perché è un richiedente asilo, ci sono tante donne che hanno subito uno stupro o che potrebbero essere potenziali vittime di uno stupratore che si chiedono perché è successo, se possono sentirsi sicure e perché un uomo potrebbe volerle fino al punto da usare la violenza.
Dobbiamo condannare severamente chi commette uno stupro, ma è più utile prevenire ed educare, finché non educheremo i nostri figli (e noi stessi) ad avere rispetto per la donna, a non considerarla più o meno rispetto a noi, a volerla sfruttare o proteggere, saremo sempre tentati a considerarla come un oggetto, più o meno prezioso, più o meno fragile, ma pur sempre un oggetto, da vezzeggiare finché si uniforma al modello di donna che noi desideriamo e asseconda tutti i nostri desideri, ma da istruire, educare, controllare, manipolare o costringere se ne distacca.
Bisogna agire presto, subito, direttamente in culla ad educare i figli a rispettare la madre, perché un figlio che non ha stima per sua madre, un figlio che non riesce ad avere con lei un buon rapporto, non sarà mai un uomo felice e non avrà mai rapporti sereni e soddisfacenti con gli altri, soprattutto con un’altra donna.  
Ah, quasi dimentico, bisognerebbe che le donne si svegliassero di più e pretendessero dagli uomini più rispetto, e che le madri mettano molta più autostima nel biberon delle loro bimbe perché siano orgogliose di se stesse fin da piccole ... non della loro bellezza, non delle moine con cui possono circuire qualche sventurato, siano orgogliose di se stesse proprio per il fatto di esistere e di essere donne...non è possibile che io incontri negli ultimi tempi quasi esclusivamente donne che in ogni modo sembrano far notare a tutti: "Guarda quanto sono bella!" o "Guarda quanto sono intelligente!".




Commenti

  1. Caro Garbo, hai toccato un'argomento a dir poco tremendo. In questi ultimi anni ho l'impressione che stiamo tornando indietro nel tempo, dato che spesso non faccio altro che leggere di violenza sulle donne o di femminicidio...è veramente una situazione che mi da una grande tristezza, per non parlare poi del valore della vita. Sembra che ormai si sia perso il concetto del limite. Perché sino a non molto tempo fa c'era pur sempre il limite della vita. Intendo dire ci sono persone che litigano, magari se le danno anche ben bene, ma prima di arrivare a fare qualsiasi tipo di violenza (sulle donne come sui minori ad esempio) o di dare la morte a qualcuno c'era pur sempre qualcosa che fermava la mano e la mente dell'uomo. Purtroppo la vedo male. E per le donne mi viene in mente una canzone di Bennato degli anni '70 che diceva "Ma da sempre tu sei quella che paga di più. Se vuoi volare ti tirano giù. E se comincia la caccia alle streghe la strega sei tu...". E comunque concordo con te e non ho dubbi: lo stupro è esecrabile chiunque lo compia. Non so, dimmi qualcosa...un salutone e grazie dei tuoi post

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    1. Per come la vedo io c’è stata un’involuzione di civiltà in questi ultimi decenni, ad esempio rispetto agli anni 70, periodo in cui io ero bambino ma ho conservato l’impressione che la violenza sui minori fosse molto minore e i rapporti fra uomini e donne molto più equilibrati. Oggi Don Fortunato Di Noto, prete siciliano che conosco, che dirige Meter Onlus (http://www.associazionemeter.org/), un osservatorio per combattere la pedofilia, dichiara (http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/09/pedofilia-il-prete-anti-pedopornografia-cosi-sono-arrivati-ai-neonati-e-risponde-sugli-abusi-coperti-dalla-chiesa/3570278/) cose agghiaccianti. E le violenze psicologiche e fisiche contro donne, gay, disabili, …, chiunque si trovi ad essere diverso, o ad appartenere ad una minoranza, o in stato di difficoltà, debolezza o inferiorità, sono purtroppo molto frequenti.
      Forse ci sentiamo molto più minacciati dalla globalizzazione che aveva promesso più benessere per tutti e ha creato sempre più disparità, ha reso i poveri sempre più poveri, i ricchi ancora più ricchi, i deboli sempre più deboli e gli sfruttati ancora più sfruttati.
      Forse l’individualismo esasperato ci rende più gretti ed egoisti, al punto che persino i nostri figli e i nostri genitori diventano un peso nella ricerca della nostra felicità.
      Oppure sono le nostre insicurezze, la magmaticità e la fluidità con cui strutturiamo la nostra identità, la mancanza di senso e di valori stabili che diventino criteri attendibili del nostro fare, oppure è quel nostro vivere sempre in un immediato presente, dimentichi del passato e incapaci di progettare seriamente nel futuro, che ci frustrano continuamente, ci fanno essere gli uni contro gli altri e non più gli uni con gli altri, e scatenano l’aggressività e la violenza.
      La canzone di Bennato che proponi è molto bella, la conosco, purtroppo non mi è venuta in mente quando ho chiuso il post, grazie per avermela ricordata. Sono d’accordo con te, l’argomento è a dir poco tremendo e scatena incomprensioni e animosità.
      Ciao

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  2. Probabilmente la Serracchiani dovrebbe scusarsi pubblicamente per non essersi spiegata bene, si insomma, per non essersi esposta con ipocrisia, come prevede l' etichetta del linguaggio di un personaggio della politica. Ma a me non servono le sue scuse, perchè io l'ho capita. Certo, da donna a donna l'ho capita benissimo. Ho capito soprattutto la sua rabbia. E la rabbia spesso non va d'accordo con le parole, tende a storpiarle, le mette in confusione
    “ Ma come, io ti apro le porte, mi fido di te, ti offro la possibilità di rinascere dall'inferno da cui sei fuggito, e tu, pezzo di merda. tu gran figlio di puttana, tu verme schifoso, mi pugnali alle spalle andando a commettere il più schifoso, vile, orribile dei reati? Sei davvero il peggio del peggio, dannato bastardo che non sei altro.”
    Questo voleva dire la Serracchiani.
    Una donna deve difendersi quotidianamente dalla violenza. Quella verbale ad esempio, strozza l'animo della donna pure quella, cosa credi. La settimana scorsa, dopo aver concluso una commessa di lavoro, mi sento dire dal cliente: “Senti un po' tu, ma quando me la dai? Non ti pare che sia giunto il momento? O devo aspettare ancora tanto?” E secondo te, io cosa ho provato in quel momento? Come ho reagito? Gliel'ho data per farlo star buono? O mi sono difesa come meglio ho potuto? E perchè io che sono donna che lavora con onestà e competenza alla fine devo difendermi da queste sconcerie? Ma tanto è inutile, voi uomini non potete capire come ci sentiamo noi. La vergogna, lo schifo e la rabbia che proviamo in queste situazioni non lo capirete mai, siete un'altra cosa voi.
    Ti chiedi perchè trovi solo donne che se si vantano di quanto sono belle e quanto sono intelligenti? Perchè magari, colui che le sta accanto e di tanto in tanto glielo dovrebbe dire, sta a vedere che invece non glielo dice mai eh, e così a loro non resta altro che dirselo da sole. E fanno bene. Tiè.
    Vabbè, ciao.

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    1. Cara Cristina,
      comprendo benissimo la tua rabbia per ciò che ti è capitato, non comprendo però come la violenza perpetrata da un richiedente asilo sia più colpevole di quella di chiunque altro: non è sempre violenza? E non è il fatto che si tratti di violenza il problema? Che differenza c’è, secondo te fra il datore di lavoro che approfittando della sua posizione di superiorità e del fatto che può licenziarti o renderti la vita lavorativa un inferno, ti chieda di andare a letto con lui, e lo straniero che tende ad abusare di te? Non sono entrambi “pezzi di merda, gran figli di puttana, vermi schifosi”?
      Ti assicuro che della violenza sulle donne capisco abbastanza, come psicoterapeuta individuale e di coppia se non ne capissi nulla non potrei occuparmene, e nel mio campo i miei pazienti capiscono quasi subito se uno li comprende intimamente oppure sta andando a farfalle, non puoi mentire a lungo lavorando sulle emozioni tue ed altrui; certo, non capisco tutto fino in fondo, per comprendere cos’è davvero una violenza per una donna dovrei essere donna, ma le mie pazienti mi prendono per mano e con molta pazienza mi accompagnano dentro l’orrore che stanno ancora vivendo e talvolta è loro più utile avere di fronte un uomo per elaborare la violenza subita.
      E anche se è alieno dal mio modo di pensare, comprendo anche la mentalità da cui deriva il comportamento di quel cretino che ti ha fatto quella specie di proposta, ho eliminato dalle mie conoscenze tutte le persone che hanno un simile atteggiamento con le donne e in fondo credo siano dei poveri infelici.
      Non essere così severa con “noi uomini”, qualcuno decente ancora esiste. Riguardo alle donne “belle” e “intelligenti”, io non so dirti se i loro compagni, mariti o partner facciano ancora loro dei complimenti; ma non sto parlando del piacere che prova una donna nel sentirsi dire dal suo uomo che è bella o è intelligente, o di quanto gli uomini in generale dicano ancora queste cose alle loro donne.
      Sto parlando di donne che vivono ormai solo di questo e che ovunque e a chiunque, con tutto ciò che fanno, dal vivo o virtualmente, sembra che vogliano riscuotere quotidianamente la loro dose di consenso e di apprezzamenti; sembra anche, anzi, che senza questa dose vacilli addirittura la sicurezza in se stesse.
      Ciao, mi fa piacere discutere con te, anche quando siamo in disaccordo :-)

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  3. Sistema infallibile per evitare la violenza del maschio sulle donne.

    Il maschio si accoppia liberamente e consensualmente con tutte le femmine che vuole, non a scopo riproduttivo e con accorgimenti che evitino la riproduzione, quindi senza alcun bisogno di controllo del corpo della femmina, da cui quasi sempre nasce la violenza del maschio sulla femmina, allorchè quel controllo non si realizza pienamente.

    Per quanto riguarda invece la permanenza del proprio corredo genetico sulla Terra, il maschio se la garantirà controllando il corpo di una sola femmina, insignita del titolo di "utero in cui mi riproduco", per poi assicurarsi che la suddetta femmina si accoppi solo con lui e dal suo corpo escano cuccioli che hanno il 50% del suo corredo genetico.

    Questo controllo del corpo della singola femmina insignita del titolo di "utero in cui mi riproduco" sarà portato avanti naturalmente solo fino alla menopausa...

    Poi anche lei sarà libera..

    P.S. Come alternativa ancora più semplice, visto che oggi le moderne tecnologie lo consentono, propongo ad ogni maschio di affittare un utero per riprodursi e garantire in tal guisa la permanenza del proprio corredo genetico sulla Terra, mantenendo ovviamente la piacevole abitudine di accoppiarsi liberamente e consensualmente con tutte le femmine che si vuole, che non avverrà a scopo riproduttivo, escludendo così ogni bisogno di controllo e la conseguente violenza in caso di mancato controllo.

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  4. All'inizio ero indignata anch'io, ho pensato fosse inammissibile che uno straniero da noi ospitato si permettesse di mettere le mani addosso ad una ragazza del paese che lo ospita, poi leggendoti mi hai convinta: la violenza è violenza e va condannata ora e sempre e in chiunque.
    Il signor Giamba qui sù deve aver preso un colpo di sole ... soccorretelo!!! :-)))
    Un bacio, Garbo, leggerti mi mette in pace col mondo

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    1. Non hai idea di che vespaio hai suscitato inavvertitamente, è tutta la mattina che cancello commenti di Giamba, mi pare di essere arruolato nella nettezza urbana ormai. In genere lo cancello senza neanche leggerlo ormai, quel commento l'ho lasciato solo perché lo citi, altrimenti avrebbe avuto la sorte di tutti gli altri. "In pace col mondo"? e io che ho ancora la vanità di portare guerra e scompiglio nei cuori :-)))
      Un bacio a te

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  5. Quello che più avvilisce è la mancanza di senso delle istituzioni e il peso dato alle dichiarazioni che vengono fatte in veste istituzionale. Non è concepibile che la Serracchiani rilasci una dichiarazione di "buon senso", non basta il "buon senso", un presidente della regione o qualunque altra carica istituzionale può tranquillamente usare il buon senso a casa sua con i propri amici e parenti, in pubblico, oltre al buon senso, bisogna usare un linguaggio istituzionale, un linguaggio che considera lo spessore e le conseguenze delle proprie parole. Non se ne può più di questi ciarlatani da twitter, hanno un linguaggio da scolaretti e giocano a fare gli statisti. Oggi ne ho letta un'altra di perla, una sentenza della corte di cassazione che si appella ai "valori dell'occidente", l'assetto istituzionale di questo paese è un relitto alla deriva, di questo passo c'è solo da sperare che affondi presto. Un saluto

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    1. La Serracchiani è l’ennesima “comare” piena di buon senso preposta a cariche molto più impegnative rispetto alle capacità finora dimostrate e assurte a quella carica grazie alla fedeltà assoluta al capo bastone e ad un’esposizione mediatica che quando avvenne illuse molti (persino me) che nel PD c’era ancora vita.
      Oggi siamo in piena “democrazia spettacolo”, si eleggono individui a rappresentarci grazie alla loro fotogenia, alla simpatia, a qualche slogan azzeccato, ma soprattutto grazie al fatto che sono gli esemplari più rappresentativi di un gruppo: e gli esemplari più rappresentativi del gruppo degli imbecilli sono i più imbecilli, quelli rappresentativi dei ladri sono i più ladri, quelli più rappresentativi degli ignoranti, i più ignoranti … mentre le doti positive saranno sempre minoranza e sta accadendo che i migliori o vanno via, oppure guardano a tutto questo spettacolo attoniti, stupiti e impotenti, come chi comprendeva cosa stava succedendo dovette guardare sbalordito alla rapidità con cui diventammo fascisti a partire dagli anni 20.
      Forse dovremmo riflettere che democrazia non è eleggere il più rappresentativo, ma il migliore fra noi, e chi viene eletto non dovrebbe fare politiche demagogiche proponendo ciò che ha più consenso attualmente in una società, dovrebbe letteralmente guidare, proporre, convincere e creare alleanze su proposte e progetti forti, anche se al momento, sull’onda della paura creata dai media e dell’indignazione, risultino impopolari.
      L’uso del social network al posto dell’esposizione dei propri programmi di governo, sta svilendo la politica, ma sta svilendo anche i rapporti umani, siamo diventati estremamente superficiali e condivido quello che scrivi nel tuo post: “ C'è una deriva dello Stato e non da oggi, una deriva del linguaggio e del pensiero. Se uno scrive più di 130 caratteri è barboso, se ti permetti di fare una citazione sei uno che rompe, se solleciti il pensiero ti ritrovi insieme a pochi intimi e ti va bene se non ti danno del narcisista perché hai un blog!”.
      Tutto viene a malapena sfiorato, tutto sembra facile, ovvio, lapalissiano, bidoni di melassa, bacini, cuoricini, fiorellini, like vengono buttati a raffica, tanto costano poco, decine, centinaia, migliaia di amici ti vogliono, bene, si stringono intorno a te, mostriamo senza pudore il nostro corpo in ogni posa possibile, ciò che mangiamo, qualche imbecille si riprende anche in bagno ho visto in questi ultimi tempi, manifestiamo sentimenti veri, ma in modo falso, platealmente, con citazioni colte o che vogliono sembrare tali, sterilizziamo ogni sentimento come se fosse irreale, come se fosse di plastica, come se fosse un esercizio estetico, e lo diamo in pasto a chi non si chiederà nemmeno quanto sei triste, disperato, angosciato per scrivere cose come queste e quanto sei vuoto e superficiale per darle così in pasto a tutti, ai cliccatori di like, di cuoricini, di fiorellini, di sorrisini, di cavolini di Bruxelles.
      Se non fai parte di questi branchi rischi di far la parte di quello che era la voce che grida nel deserto, di scrivere interi post, magai interessanti, che non legge nessuno, che nessuno ha voglia di commentare, o di ritrovarci sempre e solo i soliti quattro amici.
      Ciao

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