IN MEMORIA DI DARIO FO






A foco!
A abbruciàta a strucca, e sfrizza, e sponza!
Spigne cavallo e inzúcca lanza!
Sbraca trippe e squarcia panze!
E ammazza, accóppa de spada, de lanza, de mazza, de picca!
La scure s'abbassa, 
trabocchia de fèssa
(sproloquio di suoni onomatopeici in grammelot ritmato)
trucca, tigna, beffa, boffa, zurra, càcchia, ricacchia tie'!
(Dario Fo, Lu santo jullàre Francesco, Einaudi, Torino, 1999, p. 11).
Stasera (13-10-2016) su RAI3 alle 21.20.

Capisco più il grammelot di Dario Fo che i molti discorsi dell'arte, della letteratura, del pensiero, della politica, della società del mio tempo ... tie'!!!
Addio Signor Fo e grazie per ciò che è stato e per ciò che ci ha lasciato.   




Commenti

  1. Nel 1977 avevo visto il suo Mistero Buffo (bellissimo) e anche Tutta casa, letto e chiesa che Franca Rame creò e recitò insieme a lui. Negli ultimi anni su RAI5 ho molto amato e apprezzato Dario Fo insieme a Giorgio Albertazzi (recentemente sempre su RAI5 ho visto la sua recitazione stupenda nelle "Memorie di Adriano" della Yourcenar) un programma ad ampio raggio dedicato alla storia del teatro dagli albori in poi. Anch'io lo ringrazio tanto per quanto ha dato all'Italia e a tutti noi. L'ho amato anche quando in molti lo emarginavano insieme a Franca Rame (dalla RAI a Milano stessa che non sempre lo apprezzava). Ricordo bene che quando gli diedero il Premio Nobel chi era al governo in Italia in quel periodo non fu così contento della scelta. Insomma, addio Dario Fo e grazie di cuore per tutto quello che sei stato...un salutone anche a te Garbo e alla prossima

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  2. Faccio una specifica. Tutta casa, letto e chiesa è di Franca Rame e Dario Fo ma lui non recitava in scena. Intendevo "insieme a lui" in quanto Dario Fo è un co-autore

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  3. #DarioFo morto ? Una bufala delle tivvi.

    Gli animali terreni consapevoli
    come Dario e come Giorgio (Albertazzi),
    che vivono con la consapevolezza serena
    che la morte è la fine naturale della vita
    non muoiono mai.

    Non ha mai piegato la testa
    perchè nella sua natura
    non esisteva proprio la possibilità
    di piegare la testa,

    Ora che è morto
    godono tuti i servi gli schiavi e le puttane,
    perchè la sua stessa presenza di uomo libero li umiliava,
    ricordandogli quanto sono servi schiavi e puttane.

    Non godete più di tanto servi schiavi e puttane.

    Ci sono ancora tanti uomini liberi ad umiliarvi
    ricordandovi ogni giorno
    quanto siete servi schiavi e puttane !

    Ciao Dario.

    A questo link Dario Fo compie novant' anni e dice:
    "Non temo la morte il mio motto è far ridere !"

    https://www.youtube.com/watch?v=7cjY3t7CCDc

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  4. Se gli svedesi lo hanno capito e apprezzato perché mai noi italiani non possiamo rallegrarcene?
    Io me ne sono rallegrata e penso che se lo sia meritato il Nobel per la sua arte cosi particolare e colta. Soprattutto sarà, ricordato per il suo Mistero Buffo, e per essere stato fedele alla sua arte e alle sue convinzioni!
    Un abbraccio...

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  5. Il mio incontro con la commedia di Dario Fo è stato dei più banali, avrò avuto 15-16 anni, non ricordo bene, e chissà per quale motivo davano in tv le sue commedie. Mi trovai di fronte a quel fiume in piena che è Mistero buffo, un ribollire di storie popolari, di rivendicazioni sociali e poesia rurale che mi ha sempre commosso, non in maniera sentimentale ma in maniera cosciente, storica direi. Non solo Fo, ricordo anche Franca Rame nel dolore di Maria, a mio avviso la Maria più carnale, vera e madre della letteratura che io conosca. Fo era l'incarnazione di una coscienza storica considerando la sua storia personale, non solo per la censura che ha subito ma anche e soprattutto per il periodo storico che s'è trovato a vivere da diciottenne, quel periodo in cui l'incoscienza nazionale ha trovato il proprio contesto naturale, la propria comoda giustificazione. Lui ci è passato in quel periodo, se ne è sporcato e ne è uscito, non da eroe ma in maniera goffa, buffa forse, come si addice al giullare che deve salvare la pelle. Ma ne è uscito con una coscienza storica e una urgenza di risvegliare coscienze che era difficile da perdonargli e molti continuano a non perdonargli. Mancherà, ne sono certo. Un abbraccio a tutti.

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  6. @ Accade,
    Io avevo quasi sicuramente visto qualcosa di Dario Fo (e di Franca Rame, da cui era inseparabile) in tv, ma ho avuto coscienza del suo genio a Padova vedendolo recitare le commedie del Ruzante; è strano, io non conoscevo allora nemmeno il “padovano” moderno, figuriamoci il dialetto padovano del ‘500, eppure capivo tutto perfettamente, perché il senso della rappresentazione di Fo non era annidato soltanto nelle parole, ma nel gesto, nel gesticolare delle sue mani, dei piedi, del corpo, nello sghignazzo, nel ghiribizzo, nel guizzo da guitto. La litania in grammelot ritmato scandiva impulsi e desideri meglio di quanto avrebbero fatto mille parole comprensibili e te ne dava la grandezza, la profondità, l’enormità … come quella dell’infinita fame del Zanni, uno dei suoi personaggi preferiti, la cui fame era talmente spropositata che sarebbe stata diminuita dalle parole. Poi l’ho rivisto in teatri a cielo aperto in giro per le città italiane a proporre pezzi teatrali interamente ideati, rappresentati e messi in scena dalla Franca, da lui e da alcuni suoi fidati collaboratori, persino i cartoni in disegno della sceneggiatura erano di suo pugno.
    Non mi ha meravigliato il nobel per la letteratura, è stato ampiamente meritato, penso solo che gli accademici di Stoccolma siano stati molto coraggiosi ed anticonvenzionali per assegnarglielo, Dario non corrispondeva a nessuna delle figure che in passato erano state insignite di questa onorificenza, era solo un giullare, appartenente alla più “infima” categoria artistica, quella di chi rappresenta per strada le sue opere, e questa figura egli ha cercato di nobilitare, fino a far riconoscere che è da questi guitti di strada, da questi saltimbanchi che è nata la compagnia dell’arte e il teatro così come oggi lo conosciamo.
    Infine, ho avuto il piacere di incontrarlo fuori dalle scene una domenica a mezzogiorno sulla porta d’ingresso di un ristorante di Milano, erano lui è la Franca, ben vestiti entrambi, attendevano non so cosa, che si liberasse un tavolo o di ritirare il loro pranzo che avrebbero consumato a casa loro, io guardavo quanto ci fosse da aspettare, ero incerto se fermarmi ed aspettare o andare altrove.
    Lui e la Franca guardavano i miei armeggiamenti dentro e fuori e, credendo che il mio problema fosse di valutare come avrei mangiato, che fossi dubbioso sulla cucina del locale, mi hanno entrambi rassicurato che si mangiava bene. Ho voluto stringere la mano ad entrambi, non ho aggiunto nessun attestato di stima a parole perché sarebbe stato inutile, il mio atteggiamento parlava per me e diceva di quanto fossi onorato di stringere loro la mano, e degli attori abituati ad esprimersi a gesti sanno leggere più di chiunque altro il significato del gesto altrui.
    Poi, il ristorante non era granché, non si mangiava eccezionalmente bene, anzi sono uscito con un leggero bruciore di stomaco che mi capita quando l’olio usato in cucina non è dei migliori o il vino che ho bevuto era pessimo.
    Insomma, Franca e Dario erano decisamente più bravi a recitare che a scegliere un posto dove mangiare bene.
    Un abbraccio a te.

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  7. @ Giamba,
    grazie per il link.

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  8. @ Nou,
    Franca Rame e Dario Fo sono due persone che mi rendono orgoglioso il fatto di essere italiano, non ce ne sono molti, in genere provo solo imbarazzo e devo cercare motivi d’orgoglio patriottico nella storia remota; credo che il fatto che queste persone siano attaccate in patria, ostacolate, non riconosciute e talvolta anche uccise (vedi PP Pasolini) sia dovuto al fatto che non ci riconosciamo più in loro e che, come dice Giamba, il fatto che possa esistere in Italia uno migliore di noi ci umilia e diventa intollerabile, perché ci rispecchia continuamente l’orrenda immagine di ciò che siamo diventati.
    Ciao

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  9. @ Antonio,
    Dario Fo ha sollevato il velo della nostra ipocrisia più di quanto abbiano osato di fare molti altri, sull’ipocrisia giace gran parte della nostra identità nazionale e infarcito di ipocrisia è anche l’immagine che ciascuno di noi ha di se stesso; l’ipocrisia è il cemento più usato sul suolo nazionale e viene sgretolata da qualche terremoto o da persone come Franca Rame e Dario Fo. Solo in pochi possono riconoscersi in chi ti mostra come sei davvero, forse quei pochi che hanno proposto Dario per il nobel; e non è un caso che molto spesso i riconoscimenti a questi artisti geniali giungano dall’esterno e siano criticati all’interno.
    C’è anche l’aspetto dell’emotività risvegliata dalle sue rappresentazioni e dalle sue prese di posizione sociali e politiche, siamo un popolo che non riesce a vivere le emozioni, le “evacua” senza sentirle, senza impadronirsene, senza farle proprie, viviamo una cosa intensamente, poi passato solo un po’ di tempo, siamo infastiditi al solo parlarne (vedi quando accade una disgrazia), anzi capita spesso che i sentimenti di dolore e di solidarietà iniziali si trasformino in accuse.
    Saper muovere l’emotività, porcela di fronte è sempre una cosa buona, ma non aspettiamoci ringraziamenti per questo, anzi se siamo stati intempestivi rischiamo l’allontanamento degli altri o l’aggressività; non a caso queste persone vengono definite scomode e non godono di unanime simpatia, pur riconoscendo il loro genio.
    Non sono rimasti molti giullari di questo stampo: ci mancherà di sicuro.
    Ciao

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