UN UOMO ALL'ALTEZZA




«Ragionando, sarei forse riuscito a convincere la mia mente, ma non il mio sangue, ed era il mio sangue che mi teneva in vita, era il mio sangue che mi scorreva dentro, dicendomi che mi ero sbagliato. Mi abbandonai al mio sangue e lasciai che mi trasportasse fino al mare profondo dei miei inizi. […]. Questo è l’oceano e questo è Arturo. L’oceano è reale e Arturo crede che lo sia. Poi volto le spalle al mare e non vedo altro che terra. Continuo a camminare e la terra si estende fino all’orizzonte. Un anno, cinque anni, dieci anni, senza vedere il mare. Cos’è accaduto al mare, mi dico? Il mare è qui, rispondo, nel magazzino della memoria. Il mare è un mito. Non è mai esistito. E invece c’era! Lo so perché sono nato sulle sue sponde, mi sono bagnato nelle sue acque! Mi ha nutrito e mi ha dato pace, e le sue affascinanti distanze hanno alimentato i miei sogni! No, Arturo, il mare non è mai esistito. Non è che desiderio, il tuo, ma continua pure a camminare nel deserto. Non lo rivedrai mai più, il mare. È un mito in cui una volta hai creduto. Eppure sorrido, perché ho ancora il salino nel sangue, e la terra, con tutte le sue strade, non riuscirà a confondermi, perché il mio sangue tornerà alla sua sorgente. […] E la notte verrà, e con essa i dolci oli delle mie marine, versati su di me da chi ho abbandonato per inseguire i sogni della mia gioventù».
(John Fante, 1939, Chiedi alla polvere, Einaudi, Torino, 2004, pp. 113-115).





Immagina di ricevere una telefonata, sul tuo telefono di casa, da parte di uno sconosciuto che dice di chiamarsi Alexandre e che ti chiama “Casa”, voce sensuale, baritonale, maschia, accattivante, esprit vivace, densa di ironia leggera che ti sfiora appena senza mai essere invadente.
Ti dice che ha ritrovato il tuo cellulare che avevi perso, lui era li quando te ne sei andata via dopo aver litigato con Coso li … Bruno … poi hai chiuso il cellulare e sei uscita di corsa dimenticandolo, lui ha cercato nella tua rubrica, ha trovato “casa” e ti sta chiamando … che facciamo? Lo rivuoi indietro, vero?
Aspetta, aspetta, ma se hai assistito a tutto, se hai visto che dimenticavo il cellulare - obietti - perché non mi hai rincorso per restituirmelo subito? Perché volevo rivederti - ti replica lui sfacciatamente - sai se rincorri qualcuno e gli porgi il cellulare che ha dimenticato, questa ti ringrazia, non ti guarda nemmeno in faccia e va via, io voglio che mi guardi in faccia almeno.
Di  certo questo tipo è impertinente, chi si crede di essere per pretendere di rivedermi, per esigere un invito … a cena no, con uno sconosciuto poi … a pranzo nemmeno … una colazione, un drink, un caffè … neanche, forse un caffeuccio appena ... un bicchieruccio d'acqua ... forse; lei sbuffa, nicchia, sta sulla difensiva, ma ne è stuzzicata, lusingata, sedotta, soggiogata dal suo osare, dalla sua sfrontatezza, e anche dai modi garbati e intelligenti, ironici e divertenti che sfoggia questo tizio.
Alle donne piace il maschio sfrontato, sicuro di sé, ma dovrete accompagnare la vostra sfrontatezza con molta ironia e intelligenza, dovrete essere aerei e lievi nella vostra faccia tosta, perché una certa pesantezza, una certa rigidità, l’imperdonabile errore di credere davvero di essere irresistibili e non di recitarlo soltanto, potrebbe cambiare improvvisamente il registro interpretativo e il vostro atteggiamento diventa aggressività, arroganza, narcisismo.






Lui la vuole rivedere, vuole un’opportunità, certo, questo è chiaro, il maschio è sempre chiaro in quello che vuole, lei non si capisce cosa voglia, il suo cellulare? Sicuro, ma allora perché indossare un vestitino nero molto sexy, il tacco d’ordinanza, perché truccarsi e pettinarsi meticolosamente, perché quel passo deciso e sicuro che ha solo una donna bella che sa di essere bella, tanto che per strada i maschi si girano a guardarla … e siamo in Francia, non in Italia, perché tutto l’insieme del suo portamento e del suo atteggiamento stona moltissimo con quella borsa da lavoro, che porta con sé come se volesse far credere che si è momentaneamente assentata dai suoi impegni per sbrigare una spiacevole incombenza, un noioso contrattempo?
Quando accetti di andare ad un appuntamento al buio ti aspetti di tutto, ma ciò che si presenta davanti ai suoi occhi va al di la di qualsiasi aspettativa; Alexandre è un uomo bello, affascinante, elegante, intelligente, divertente, travolgente, ironico, …, ma è alto appena un metro e trentasei, compreso di scarpe, tacchi e sovratacchi. 
Nonostante i suoi modi gentili e divertenti, scatta immediatamente l’imbarazzo, oddio cosa faccio, faccio finta di niente, come se la sua altezza non fosse importante, come se io vedessi tutti i giorni uomini alti un metro e trentasei? Ma non è naturale, e irrigidirebbe tutta la conversazione, come se ci trovassimo nella cella frigorifera di un ristorante, in genere si evita ciò che si pensa di non poter affrontare, e per l’interessato è più imbarazzante, più umiliante, che uno faccia finta di non vedere la sua diversità: in genere il diverso è abituato a persone che lo guardano troppo e con insistenza e a persone che non lo vedono affatto o che fanno finta di non vederlo, a chi lo disprezza, lo odia e lo prende in giro per la sua diversità, e a chi lo ignora o fa finta di non vederlo o lo tratta come se fosse normale.
Questo film è il remake dell’argentino Corazon de Leon (2013) , il titolo originale in lingua francese è  Un homme à la hauteur, tradotto correttamente in spagnolo con  Un hombre de altura, solo noi italiani trasformiamo un “uomo” all’altezza in un “amore” all’altezza … è semplicemente assurdo, perché un amore è sempre all’altezza, mentre noi uomini quasi mai siamo all’altezza del nostro amore, quasi mai siamo all’altezza dei nostri sentimenti.
L’argomento affrontato, ma questo lo avrete già capito, è quello molto attuale della diversità; ogni popolo, ogni civiltà, ogni villaggio, ogni clan, ogni gruppo costituito, ciascuno di noi ha affrontato o deve affrontare prima o poi il tema della diversità: la diversità altrui, degli altri che non siamo noi, non sono io, che incontrano, e dell’altro che c’è in me, del diverso che sono io, della parte di me che non accetto (l'Ombra, avrebbe detto Carl Gustav Jung), che cerco di non vedere e che puntualmente mi presenta il conto quando meno me lo aspetto, magari credendo di risolvere un problema relazionale, so in realtà risolvendo anche e soprattutto un problema intra-psichico.






In molte culture l’altro viene inserito nel tessuto sociale a qualche titolo, non si cancella la sua diversità, ma si struttura su di essa un senso per cui anche questa diversità trovi il su posto nella società, e il diverso viva una vita dignitosa; presso  molti popoli il diverso è “toccato” dalla mano divina, non lo si insulta e non lo si disprezza, trova il suo posto insieme agli altri e troverà anch’egli il suo destino nel corso della vita.
Ci sono culture, come quella indiana, verticistiche e fortemente strutturate, dove ciascuno è in funzione della sua nascita, del censo, dal gruppo da cui proviene, e la mobilità sociale è nulla, dove il disprezzo per il diverso si mantiene inalterato, esistono caste superiori, caste inferiori, “intoccabili”, ma nessuno di questi per quanto disprezzabile esce dal tessuto sociale, ciascuno vi trova parte e vi svolge la sua funzione, come se nel complesso ogni casta fosse un organo del corpo sociale, come il cuore, il fegato e la milza sono i vari organi del corpo umano, ciascuno con il suo compito, ciascuno che svolge funzioni superiori o inferiori, ciascuno che elabora materie più o meno nobili.
Nella nostra civiltà, quella occidentale, quella che ha radici ebraico-cristiane e greche, l’altro è sempre un problema, gli spartani eliminavano fisicamente i loro neonati rachitici o deformi, gli antichi romani li buttavano giù dalla Rupe tarpea, almeno nei secoli bui della nascita dell’urbe, gli ateniesi non erano così crudeli, tuttavia ogni anno durante le Tergelie (feste in onore di Apollo), la comunità sceglieva uno dei suoi membri marginali, afflitto da deformazioni fisiche o da patologie psichiche, e lo metteva al bando, accompagnandolo in processione alle porte della città; questa procedura era chiamata kátharsis, cioè "purificazione" e l'individuo cacciato era detto kátharma o perípsema (immondizia), in questo modo la città pensava di liberarsi dalle contaminazioni che potevano essere presenti nel gruppo sociale.
Non devo ricordarvi nel dettaglio la caccia alle streghe, agli stregoni, le crociate contro gli eretici, quelle in terra santa, i pogrom, le guerre di religione, la ghettizzazione dell’ebreo, la cacciata dei mori, la lotta accanita contro i sodomiti, l’eugenetica, i campi di concentramento, l’olocausto, la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki (l’avrebbero mai lanciata in Germania o in Italia?).
E quando queste aggressioni si scatenano, escono fuori le idee più mostruose, le convinzioni più deliranti, i fantasmi più spaventosi, gli incubi più terribili dell’umanità in cerca di qualcuno su cui riversare tutte le proprie frustrazioni, le proprie paure, la propria incapacità di vivere bene.





È sempre sospesa l’annosa questione, mai risolta, se l’aggressività sia originaria e fondativa nell’uomo, cioè se l’uomo gode nel fare del male ai propri simili e nel distruggerli, e molte cose farebbero propendere per questa soluzione, come l’esistenza della perversione, che riduce l’altro ad oggetto nelle proprie mani, di cui posso farne ciò che voglio, l’inclinazione a fare guerre per futili motivi, la lunga scia di sangue con cui è scritta la storia dell’umanità, le violenze gratuite e terribili che si scatenano non appena la patina di civiltà che ci siamo dati sbiadisce un po’.
Oppure, se l’aggressività dipenda dalle frustrazioni: Hitler sarebbe stato solo un bravo pittore se solo fosse stato accettato all’Accademia delle Belle Arti di Vienna? O dipenda dalla paura, più abbiamo paura dell’altro più lo fuggiamo o, se la fuga non è praticabile, lo aggrediamo come se ne valesse della nostra stessa sopravvivenza.
Alexandre è sempre stato così, è rimasto piccolo di statura, non sa cosa vuol dire essere alto, non riesce a fare la differenza, per lui la sua “normalità” sono i suoi 136 cm, i problemi gli giungono dal rapporto con l’esterno, con gli altri, che lo considerano un nano, un mezzo uomo, lo disprezzano (come se fosse dipeso da lui essere basso), non lo accettano, non lo prendono sul serio.
Ma l’opinione altrui, fortunatamente, non cambia in peggio il suo carattere, anche se necessita comunque di qualche compensazione, di qualche talismano: guida una macchina enorme, possiede una casa enorme, un cane enorme, una colf straripante, è un architetto di successo, baciato dalla fortuna negli affari, si lancia col paracadute, è bravo a giocare a ping pong, ed ha una voglia matta di stupire le donne che lo interessano, di strabiliarle, di rimanere impresso nella loro mente.
Diane, dal canto suo, è costretta a fare i conti con la sua continua ambivalenza, da un lato c’è un uomo che la attira sempre di più, dall’altro ci sono tutti quegli stereotipi su come dev’essere l’uomo dei sogni, e certamente sull’altezza non si discute, l’uomo da amare non può essere assolutamente al di sotto della media nazionale anzi, è necessario che sia anche qualche tacca sopra se vuole avere qualche speranza.





L’altezza è una cosa importante nella nostra cultura, diciamo che altezza è mezza bellezza, un principe azzurro che non sia alto non è nemmeno immaginabile, e tutti i film romantici ci presentano un eroe dal metro e ottanta in su; quelli bassi al massimo fanno ridere, nel rinascimento erano i buffoni di corte, oggi non potrebbero fare nemmeno i cattivi al cinema, perché nessuno li prenderebbe sul serio.
Diane deve imparare ad uscire dai suoi stereotipi, deve imparare ad amare quest’uomo così grande da essere il migliore fra tutti quelli che ha mai conosciuto, e nello stesso tempo, il più piccolo di statura: Diane deve imparare a porsi alla sua altezza, e quando dico porsi intendo dire salire alla sua altezza; lui deve imparare ad accettare il fatto che può essere amato esattamente come chiunque altro, senza che debba fare i salti mortali per conquistare una donna.
Un film così è oggi possibile in Francia, può nascere in Argentina, può essere proposto in Spagna, non trova molta eco in Italia, dove imperano i film barzelletta, quelli in cui si ride del diverso per esorcizzarlo, senza alcuna elaborazione della diversità e, alla fine, se proprio vogliamo essere buoni, se proprio si tratta di una commedia, dopo tanto deridere il diverso, troviamo per lui un lieto fine che gli si confaccia … ridicolo pensare che un nano possa essere amato da una bella donna, meglio fargli incontrare un’altra nana, magari carina, allo sfigato la sfigata, al brutto la brutta, la down la down e così via.
Io questo film l’ho incrociato per caso al Piccolo Edera, una piccola sala di un metro e trentasei … scherzo, i cinepanettoni fanno più audiens, Checco Zalone fa la coda, esci da questi film e hai il vuoto nel cervello, hai riso per un’ora e mezza di gente più “sfortunata” di te, lieto che ci sia qualcuno più sfigato, hai il vuoto pneumatico in testa e non vedi l’ora di mangiare hamburger e patatine e di riprendere in mano il joystick della play station.
Il nostro cinema si è appiattito sulla mancanza di idee, sulla ricerca della risata facile, sulla barzelletta continua senza trama, a certi nostri attori comici se togli loro il romanesco fanno piangere invece che ridere, è come togliere il sedere a Jennifer Lopez … qualcuno ricorda qualche sua meravigliosa interpretazione? E se vi chiedessi così a bruciapelo di che colore ha gli occhi? Scommetto però che nessuno ha dimenticato il suo sedere, gli uomini perché lo desiderano, le donne perché vorrebbero averlo uguale.





Attrice, cantante, show girl passabile, passabilissima, godibile, godibilissima, ma senza quel meraviglioso fondo schiena sarebbe ancora a cantare nelle feste paesane, fra birra, hamburger e patatine; lei lo sa, e amministra oculatamente il suo talento.
In assenza di una cultura che possa farti superare l’impatto col diverso, che in questi anni è drammatico, cruciale e inevitabile, diverso che affrontiamo, purtroppo con le stesse categorie mentali dei crociati che partivano per la terra santa o con quelle più recenti dei fratelli Vanzina o di Checco Zalone, l’incontro con l’altro è un percorso in cui dobbiamo essere disposti a cambiare in itinere anche più volte gli stereotipi iniziali, dobbiamo essere disposti a costruire insieme all’altro gli strumenti e i criteri su cui basare la relazione.
L’amore è un caso particolare, anche se forse è il caso più complicato, di incontro col diverso, un partner, sia che abbia il tuo stesso sesso, sia che abbia il sesso opposto al tuo, è un ALTRO, e in quanto tale scatta anche con lui il dispositivo de conoscere e dell’accettare la diversità.
Qualcuno pensa che dovremmo sviluppare la comprensione, l’empatia, la tolleranza, qualche altro (di ispirazione cattolica) crede che basti l’occhio per occhio biblico o l’ama il prossimo tu come te stesso per regolare i rapporti amorosi: le prime soluzioni sono troppo recenti perché la loro condanna sia definitiva, ma si sono già rivelate ampiamente insoddisfacenti, mentre il Vecchio e il Nuovo Testamento in diversi millenni di rodaggio sono riusciti a provocare conflitti più cruenti, violenze inimmaginabili, incomprensioni stratosferiche.
Non si può ripagare l’altro con la stessa moneta con cui ci paga lui, per il semplice fatto che io e l’altro siamo diversi, e per ciascuno bisogna trovare la moneta giusta con cui poterlo ripagare, l’occhio o il dente che più gli si addice; ama il prossimo tuo … non si può obbligare nessuno ad amare un altro, e poi … è proprio il prossimo che facciamo più fatica ad amare, tanto più mi sei vicino e tanto meno posso amarti perché i sentimenti si complicano, all’amore (se esiste) si aggiunge l’invidia, la gelosia, l’odio, l’aggressività, la vendetta per i torti ricevuti.






Non si può amare il prossimo, si può amare solo il remoto, la parabola del buon samaritano insegna proprio questo, l’uomo giaceva a terra, carico di botte, più morto che vivo, su una strada non molto battuta; il sacerdote lo vide e passò oltre, lo vide anche il levita e proseguì, una samaritano lo vide, si fermò e lo soccorse.
L’uomo a terra era israelita, israeliti erano anche il sacerdote e il levita, troppo vicini, troppo prossimi, non potevano soccorrerlo, quell’uomo era Israele percosso a morte, erano loro stessi agonizzanti, non potevano soccorrersi da soli, un samaritano invece, che non era considerato un giudeo, che a livello religioso era creduto come uno scismatico, che persino Cristo invita a non predicare nelle terre di Samaria (Matteo, 10,5), può vederlo, considerarlo altro da sé e soccorrerlo.
Ma allora, cosa rimane? Che tu sia per me un enigma, sconosciuta e inconoscibile, un mistero che non conoscerò mai, un mistero familiare però, un mistero che gravita intorno alla mia orbita come io gravito nella tua, un arcano da scoprire, da esplorare, da conoscere, qualcosa che si rinnova periodicamente come la fase lunare e la marea … “che tu sia per me il coltello col quale frugo dentro me stesso” (Franz Kafka, Lettere a Milena, Praga, 14 IX 1920).
Se solo pensassi che mi sei perfettamente nota, mi afferrerebbe di te la noia e l’abulia, finché vedo in te nuove terre di conquista, questo stimola la mia curiosità e la mia fantasia. Rimarrei con te anche tutta la vita, solo se tu fossi ogni giorno una donna diversa, eppure sempre la stessa donna, ed io sarei ogni giorno un uomo diverso, eppure sempre lo stesso uomo. 










Commenti


  1. Mi hai fatto ricordare una famiglia che abitava nel paese dove sono cresciuta. Lui era... o mio Dio si... lui era piccolo piccolo e aveva pure la gobba, (pensa che io, da bambina, quando lo vedevo scappavo e mi nascondevo), lei invece era... una specie di figlia dei fiori, molto bella, davvero, molto colta, credo fosse un'insegnante, ed era anche molto più alta di lui ^.^, avevano tre figli, erano molto uniti, sempre insieme. Sai, nonostante gli sghignazzamenti dei paesani, io di quella famiglia ricordo soprattutto la serenità che c'era nei loro volti. Il Nano Gobbo e la Bella, erano felici. Si. Assolutamente si.
    Guarda, mi hai fatto venire la voglia di tornare al paese per sapere di loro. Saranno molto anziani. Chissà se la loro storia poi è continuata?
    Sono le menti non preconfezionate, intelligenti, libere da schemi e pregiudizi, che riescono ad abbandonarsi all'Amore anche quando si presenta con "l'etichetta diversa".

    Ehi, guarda che sei un pò ingiusto con il cinema italiano,eh!
    E altezza mezza bellezza vale anche per le donne? Accidenti, speriamo di no. Ehm...
    Vabbè dai, vuoi una ripassatina sul curriculum della Jennifer? Eccoti accontentato:-)))
    https://www.youtube.com/watch?v=HNjVaaZXcBY

    Ciao Garbito. Cercherò di vederlo anch'io questo film.
    Buona notte ^.^

    RispondiElimina
  2. Io incontro puntualmente ogni estate, e non saprei dirti perché in estate e non nelle altre stagioni, forse perché in estate si esce di più, ma non ne sono sicuro, una coppia della mia età circa nella città in cui vivo. Lei è alta, slanciata, più della media delle altre donne, veste sempre (almeno in estate, quando la incontro io) con abiti chiari, scollati sopra e molto lunghi, fino ai piedi … dev’essere il corrispettivo odierno di una figlia dei fiori.
    Ha lunghissimi capelli neri lisci, a volte sciolti lungo la schiena, a volte raccolti sulla nuca, sopracciglia nere foltissime, anzi ha un unico sopracciglio che si incurva sopra ciascuno degli occhi, una leggera peluria sulle guance e sulle braccia, e nonostante sia sempre calzata (porta sempre scarpe o sandali senza tacco), mi da sempre l’idea che vada in giro scalza.
    Lui è molto più piccolo di lei, le arriva giusto alla spalla, le gambe sono molto lunghe in proporzione al resto del corpo, le braccia estese e il collo allungato, ma ha il busto molto corto, brevilineo; anch’egli ha capelli molto scuri, è scuro di sopracciglia e breccia molto pelose, e veste estemporaneamente in modo hippies.
    Io li trovo curiosi nel complesso, non per la differenza di altezza fra i due, ma per quanto si somigliano e per quanto sono differenti dagli standard che circolano in questa città; sono sempre da soli, mai in compagnia, sembrano sempre una coppietta romantica, due che si amano insomma, due per cui il mondo che li circonda esiste molto relativamente e sempre in funzione del loro amore.
    Sono ingiusto col cinema italiano? Non mi pare, ho parlato bene dei film di Tornatore, di quelli di Sorrentino, ho citato qualche bel film recente che ho trovato interessante, come Smetto quando voglio, Tutta colpa di Freud, Perfetti Sconosciuti … film che fanno ridere e riflettere. Quindi non è che odio il cinema italiano, semmai odio il cinema che guarda soltanto al botteghino, che non riesce ad uscire dai nostri confini perché carca di far ridere ridicolizzando cose e persone che sono note da noi ma ignote altrove, che fa ridere ridicolizzando l’altro senza suscitare alcuna curiosità, alcun dubbio, alcun interrogativo.
    Infine, io non sono un critico cinematografico, e questo è soltanto un blog che parla di niente, dunque per me parlare di cinema è già uno strappo alla regola del niente; cerco soltanto, quando parlo di qualche film, di condividere con voi qualche pensiero e qualche emozione che quel film mi ha suscitato, se questo è avvenuto, ovviamente, se non è avvenuto, preferisco non parlare affatto del film, oppure cerco di capire i motivi per cui con alcuni film avviene e con altri no.
    Ti ringrazio per la milonga fra Richard Gere e Jennifer Lopez, credo che tu abbia fatto felice non solo me e tutti i maschietti che mi frequentano, ma anche le rappresentanti del sesso femminile che di tanto in tanto aprono queste pagine virtuali.
    Ciao
    P.S. Altezza mezza bellezza è una legge universale, vorrà dire che tu dovrai contare sull’altra mezza :-). Scherzo, voi donne siete sempre belle a prescindere, come diceva Totò.

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  3. Due francesi hanno dato vita alla settima arte e il cinema francese ha sempre avuto una grande influenza a livello internazionale.. E stando alle tue recenti recensioni sembra oscurare una categoria, quella della commedia, che è stata un punto fermo della cinematografia italiana e senza peraltro cadere come ha fatto quest'ultima nell'avvilente cinepanettone e cineuovopasquale...
    Ho visto che è reperibile in streaming e quindi lo guarderò.
    Ciao e buon ottobre


    "Nel tranquillo e ordinato branco sociale i "diversi" si notano immediatamente e irritano l'acuto senso estetico dei vigili custodi dell'armonia del mondo. Allora si provvede ad emarginarli, isolarli, abbatterli poiché essi emergono come fastidiose protuberanze nel piatto mondo degli arrivati."


    Non so chi lo ha scritto :-)

    RispondiElimina
  4. Tolto quello che fanno tutti gli altri animali

    per garantire la sopravvivenza individuale,

    cioè nutrirsi ed accoppiarsi,

    che ha un senso,

    perchè serve a portare avanti la vita,

    tutto quello che hanno fatto

    gli esemplari della specie Homo Sapiens Sapiens

    sul pianeta Terra ,

    cioè tutta la cosiddetta "civiltà umana",

    è solo un infinito ed interminabile delirio

    contro natura

    e privo di senso,

    per cercare di cancellare la consapevolezza della morte.

    Questo spiega

    perchè gli esemplari della spcie Homo Sapoens Sapiens

    sono così "soddisfatti"

    della cosiddetta "civiltà umana",

    che è invece a ben vedere,

    e così appare a tutti gli altri esseri viventi,

    un infinito ed interminabile operare

    contro natura e contro la vita,

    una attività pericolosissima

    per la Natura, per la Vita e per la Terra,

    che rischia di mettere a repentaglio

    l'esistenza stessa

    della Natura, della Vita e della Terra.

    E spiega anche

    perchè da un pò di tempo

    passo la mia vita

    a nutrirmi ed accoppiarmi,

    invece di impiegare il mio tempo

    a scrivere in rete

    e/o a fare tutte le altre attività

    contro natura e contro la vita

    che svolgono tutti gli altri esemplari della specie Homo Sapiens Sapiens,

    cioè quelle che contribuiscono a costruire

    la cosiddetta "civiltà umana"

    e consiglio vivamente

    a tutti gli altri esemplari della specie Homo Sapiens Sapiens

    di fare come me.

    Se sentimo...

    P.S.

    Gli altri animali vedono nell'uomo

    un essere simile a loro

    che ha smarrito il sano intelletto animale,

    vedono in lui l'animale che delira.

    (Friedrich Wilhelm Nietzsche)

    RispondiElimina
  5. E' strano per me nato e cresciuto in Italia, ridere di più con un film francese che con una commedia italiana, nonostante gran parte della comicità si perda nella traduzione, nel doppiaggio o nei riferimenti culturali che noi cisalpini non possiamo cogliere. Mi pare che molte commedie italiane oggi vogliano solo far ridere di qualcuno, ridere di chi è più "sfigato" di noi, non c'è nessuno spessore di riflessione, mi messa in crisi degli stereotipi, di suscitare il dubbio. La Comédie à l'italienne, risalente alle compagnie di artisti girovaghi della commedia dell'arte, che davano spettacolo itinerante nei teatri e nelle piazze delle città europee e che hanno ispirato Shakespeare, Moliere e Racine, e che ha avuto il suo massimo picco di successo col neorealismo italiano, oggi sembra scomparsa sul suolo italico.
    Ogni tanto si produce ancora qualche film o qualche spettacolo di un certo pregio, ogni tanto vedo recitare qualche bravo attore o attrice italiani, impegnati in ruoli molto al di sotto delle loro reali capacità e che riescono ad esprimersi al meglio quando recitano in film stranieri.
    Ci sta soffocando il mercato, la concorrenza, una distribuzione molto miope e attenta solo al botteghino e, soprattutto, quell'aia avventurosa, spensierata e divertita che accompagnava tutti i film di grande successo di Fellini, Comencini, Rosi, Visconti, Monicelli, Germi, Scola .....
    Buon ottobre a te.
    P.S. L'ha scritto Mauro Corona ... ma ho dovuto cercarlo, ho letto un suo solo libro che fra l'altro mi hanno regalato ;-)

    RispondiElimina
  6. @ Giamba,
    bentornato, credevo che ti avessero nominato nuovo assessore al bilancio a Roma ... anche se ti avrei visto meglio alle comunicazioni :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ameno...

      Sei ameno come al solito.

      Ma più meno che a...

      In realtà ho passato l'estate con Padre Gabriele Amorth

      il famoso esorciccio.

      S'era messo in testa che ero indemoniato

      e me voleva esorcizza...

      Poi purtroppo j'è pjato er coccolone ed è crepato.

      Loro dicono che è stato il demonio.

      Ma secondo me era un ictus

      provocato nel vecchietto

      dallo scontro impari col sottoscritto.

      E' stato tutto molto bello.

      Soprattutto quanno è crepato il cialtrone.

      Ma se sa...

      Tutto finisce nella vita.

      Pure l'esorciccio padre Amorth..

      Finchè nun resuscita beninteso..

      O NOOOOO ??

      AMENNE !

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    2. https://www.youtube.com/watch?v=qjUdwxlZDDU

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