MAROCCHINATE




In Italia la notizia è stata ripresa solo con toni polemici, da qualche giornale per dovere di cronaca, da altri   “giornali” per rinfocolare il razzismo, perché la linea “dura” sembra pagare in termini elettorali, perché sono abituati ad attaccare il carro dove vuole il padrone e da qualche bloggher o utente dei social network vagamente razzista, per sottolineare: “Hai viso a che punto siamo arrivati?” o per dar corpo alle sue paure e ai suoi pregiudizi riguardo alle migliaia di persone di altri popoli e di altre terre che si riversano in Europa per vari motivi di cui noi non siamo affatto estranei.
Per il resto fra pandori in fibre di amianto, panettoni con canditi radioattivi provenienti da Fukushima, salmone selvaggio affumicato con residui di vecchi copertoni Pirelli non ancora vulcanizzati, prima della vendita dell’azienda ai cinesi, fra vongole veraci pescate direttamente a Marghera, mozzarelle di bufala Dop campane di colore azzurro vivo che possono essere mangiate o usate come palle per addobbare l’albero di Natale provenienti dalla Terra dei Fuochi, fra t’imballi di carta di riso e canne di bambù, e spumante fatto con la rugiada raccolta dalle foglie di ginkgo biloba dopo l’esplosione della bomba ad idrogeno, la faccenda sta passando quasi inosservata.
Sembra che un migliaio di maschi fra i 15 e i 35 anni la notte fra il 31 dicembre e l’1 gennaio, radunatisi nel centralissimo piazzale antistante la stazione di Colonia, abbia molestato sessualmente quasi un centinaio di donne (si presume che possano essere molte di più, un centinaio sono quelle che hanno presentato regolare denuncia), accerchiandole, palpeggiandole nelle parti intime, derubandole dei loro soldi, oggetti preziosi e cellulari e, in almeno un paio di casi, si siano verificati dei veri e propri stupri.
Il tutto pubblicamente, davanti alle migliaia di coloniesi (da non confondere con i colossesi, che erano di statura più elevata) riversatisi nelle strade per festeggiare il Capodanno, e alle centinaia di poliziotti, vigili urbani, vigili del fuoco, avieri, filo-ferro-tramvieri, fucilieri assaltatori, teste di cuoio e truppe coloniali in divisa o in borghese che vigilavano sul territorio allertati dal rincorrersi di informazioni su possibili attacchi terroristici nelle principali città tedesche, austriache e belghe.
Non sembra trattarsi di qualcosa nato spontaneamente, fra i fumi dell’alcool e una falsa percezione della propria forza, del proprio numero e dei rischi che si possono correre, una cosa di queste dimensioni ha tutta l’aria di qualcosa di organizzato, “Pesanti delitti sessuali di una dimensione completamente nuova", ha commentato il capo della polizia Wolfgang Albers.
A dar credito a questa ipotesi concorrono anche le denunce di fenomeni simili, per fortuna di minore entità, nelle altre città tedesche di Amburgo e di Stoccarda.
È incredibile che episodi di questo genere e di questa entità siano potuti accadere, è incredibile che accadano in Germania, presso un popolo famoso per l’ordine, la disciplina, il controllo del territorio, il rispetto delle regole, è incredibile che anche oggi dopo che sono passati diversi giorni non si capisca ancora cosa è veramente accaduto, perché le testimonianze delle vittime appaiono comprensibilmente lacunose a causa dello stato di shock che segue di solito episodi di violenza di cui si è vittime,  ma che non esistano testimonianze decisive o registrazioni nitide delle numerose telecamere presenti in quella piazza che possano chiarire l’avvenuto e dare un volto preciso ai colpevoli.
Finora si è parlato di persone di origine araba, si riportano anche frasi sprezzanti pronunciate per l’occasione, l’arroganza che accompagnava questi gesti, gli insulti alle persone prese di mira, verso le autorità costituite e verso la Merkel, il senso di impunità che ostentavano … insomma pare un dispositivo adatto a creare odio verso tutte le persone di origine araba presenti sul territorio, per evocare paure mai sopite di invasione, di “sottomissione” (ho trovato letteralmente orribile l’ultimo libro di Michel Houellebeck), e per tirar fuori il vecchio cavallo di battaglia dell’ingratitudine per la calorosa accoglienza offerta, per averli salvati dalle acque, sfamati, vestiti, pettinati, profumati, per aver dato loro una casa, una patria dove poter vivere e allevare i loro figli, dove poter prosperare, un lavoro dignitoso ….
Ho il sospetto che senza quel “persone di origine araba” la stessa notizia si sarebbe sgonfiata come una mongolfiera in fase di discesa, se a fare tutte quelle cose fossero stati giovani di Colonia si sarebbe parlato di teppismo, di bullismo, di taccheggiamento, di volgari scippi con la complicità della confusione del giorno di festa, di “carezze audaci” trascese in un paio di casi in autentici stupri, sotto l’effetto di alcool o di droghe … il tutto affrontato con molta meno animosità, con meno fiumi di inchiostro, senza alcuna risonanza internazionale, al massimo il tuttologo in carica avrebbe scritto un articolo sulla maleducazione dei giovani e qualche vecchio trombone avrebbe urlato: “Gioventù bruciata!”.
Invece qui si chiedono ora le dimissioni del capo della polizia ora quelle del sindaco di Colonia, ora quelle della stessa Merkel che si era pronunciata mesi fa a favore dell’accoglienza degli immigrati, si chiedono espulsioni prima ancora di sapere chi siano i colpevoli, si vorrebbero espellere i rifugiati senza sapere ancora se ci sono dei rifugiati delle ultime ondate fra i colpevoli.
In Italia va anche peggio, c’è chi pretende le dimissioni della Presidente della Camera Boldrini perché aveva lodato di recente la gestione dei rifugiati nella città di Colonia e c’è il solito imbecille che invoca la castrazione chimica contro gli stupratori quando il problema è che non sappiamo ancora con certezza chi siano questi stupratori, mentre sappiamo con certezza chi sono gli imbecilli italiani, e potremmo partire da loro per sperimentare la castrazione chimica in versione beta.
Vorrei qui ricordare che l’ultima persona che ha invocato la castrazione chimica si chiama Alessandra Mussolini, che auspicava venisse usata immantinente contro i pedofili … poi è finita come sappiamo e anche il Vaticano si era allarmato, preoccupato dall’idea che in questo modo si sarebbe decimato il numero dei prelati e sarebbe aumentato a dismisura il coro delle voci bianche per la messe solenni.
Una cosa di questo genere, se verificata nelle sue caratteristiche di fenomeno organizzato, nella sua intensità e nel suo protrarsi per svariate ore prima di dileguarsi senza lasciare tracce riconducibili ai colpevoli, ci deve far riflettere per la sua gravità e dovremmo cercare di comprenderne il significato, magari evitando di dare giudizi affrettati quando ancora le informazioni sono frammentarie e dai contorni poco definiti.
Si tratta di qualche episodio, magari reiterato in una certa zona, ingigantito e utilizzato dalla stampa locale e internazionale per contrastare la politica dell’accoglienza promulgata da Angela Merkel, che vuol dire il motore economico dell’Europa, quindi per molti il mainstream da seguire (vi ricordo che Matteo Renzi pronuncio il suo: “Non c’è Pd contro le destre, ma umani contro le bestie. Dobbiamo tornare a essere umani” solo dopo il discorso della Merkel in favore degli immigrati)?
Si tratta di una nuova forma di terrorismo verso i Paesi che partecipano alle azioni militari in Siria contro l’Isis, come la Francia, l’Inghilterra e la Germania?
Si tratta di una protesta degli immigrati di vecchia o di nuova generazione contro la fallimentare politica di integrazione, come fu la rivolta delle banlieue a Parigi nel 2005?
Si tratta di un fenomeno nuovo, ancora allo stato glomerulare di cui ancora non distinguiamo bene i contorni e che potrebbe estendersi in tutti i Paesi interessati dal fenomeno migratorio dai paesi arabi e africani, compresa l’Italia (c’è chi, a torto, ha paragonato ciò che è accaduto a Colonia con ciò che accadde a Roma a Tor Sapienza a Roma).
Io non ho risposte, non ho soluzioni, non so cosa sta accadendo, mi pare comunque una cosa molto grave, di entità politica non trascurabile, e non solo perché è estremamente grave che qualcuno possa permettersi impunemente per ore di circondare, bloccare, usare violenza, insinuarsi nelle sue intimità, derubare e persino in alcuni casi a violentare una donna, sotto gli occhi di tutti, ma perché questo potrebbe essere un segnale di forte malessere, di esasperazione, di non tener conto di responsabilità, punizione, indignazione, rabbia e conseguenze che potrebbero scaturirne non solo per i colpevoli, ma anche per chiunque possa essere associato a lui per colore di pelle, provenienza, religione professata, condizione sociale, senza distinzione alcuna senza discriminazioni, come di solito avviene in un clima da caccia alle streghe e come è tragicamente avvenuto in un passato non troppo lontano.
Non possiamo e non dobbiamo mai dimenticare l’olocausto, i lagher nazisti, la “soluzione finale”, i milioni di morti innocenti in una guerra parallela dell’uomo sospinto nell’oceano della vita solo dal vento delle sue follie che gonfiava le sue vele.
Non possiamo dimenticare come milioni di pacifici, onesti, bonari e ordinari cittadini tedeschi si siano trasformati con estrema facilità, nel giro dei pochi anni che videro l’ascesa del nazismo, da pacifici cittadini in spietati e metodici assassini, come i più sanguinari, gli psicopatici tra loro, assurgevano alle più alte cariche di comando nello stato e nell’esercito, come fu estremamente facile far passare l’idea di una guerra necessarie e inevitabile dopo soltanto un ventennio circa da un’altra guerra altrettanto necessaria e inevitabile che avrebbe dovuto spazzare via ogni altra guerra … un po’ come la Befana, che tutte le feste si porta via.
Non dobbiamo dimenticare come anche noi italiani all’indomani del 13 luglio 1939 (data di promulgazione delle famigerate leggi razziali fasciste), ci scoprimmo tutti quanti improvvisamente razzisti e antisemiti, ci fu un prolificare di denunce contro innocue famiglie ebree, contro gli omosessuali, contro gli zingari e contro i socialisti, che sfociarono nell’invio di treni piombati diretti verso i campi di sterminio in Germania, Austria, Polonia, Croazia, Ungheria, dove tutti gli indesiderabili, le razze inferiori, venivano eliminati con metodicità e razionalità, con la complicità della popolazione locale che funzionava da indotto in questa terrificante impresa.
Non dobbiamo dimenticare come anche molti francesi delle zone occupate dai nazisti parteciparono a questo sterminio con un’enfasi eccessiva non giustificata solo dalla occupazione e dalla costrizione delle truppe tedesche e come anche in Inghilterra ci fossero dei simpatizzanti di queste idee e del nazismo in genere e come persino Mussolini era ritenuto una persona autorevole.
I meccanismi che portano alla ferocia dei pogrom o dei campi di sterminio sono semplici e monotonamente identici a se stessi nei tempi, non li hanno creati i nazisti e non si sono conclusi con la caduta del Terzo Reich, sono gli stessi meccanismi che valutano, pesano, discriminano, guardano un essere umano misurandolo se è più o meno rispetto all’unità di misura adottata (ha la pelle più chiara o più scura della mia? E’ più o meno intelligente di me? E’ più o meno capace, ambizioso, feroce, determinato, ecc. ecc. ecc. con una monotonia e una semplicità lineari e costanti).
La valutazione in più o in meno serve soprattutto ad annullare l’umanità di chi ho di fronte (ed anche la mia), non importa chi sia questo individuo che incontro, importa solo se è più o meno rispetto a me, ed è chiaro che se sono io che valuto, valuterò in modo tale che io risulti migliore di lui, potrei ad esempio dire che avere la pelle bianca è meglio che averla nera, perché chi ha la pelle bianca appartiene ad una razza superiore e chi ha la pelle nera appartiene ad una razza inferiore … per fortuna mai nessuno è giunto a sostenere ipotesi tanto assurde e meno che mai ad applicarle, ad esempio giustificando la schiavitù come fenomeno naturale e ad organizzare battute di caccia in Africa per catturare schiavi per le piantagioni della Virginia.
Ma nessuna valutazione avrebbe effetti micidiali e devastanti se non fosse accompagnata dalla generalizzazione, pensateci un po’, se un tizio con i capelli neri vi ruba il portafogli con la generalizzazione da oggi in poi diffiderete di tutti quelli con i capelli neri.
Detta così sembra stupida e anche risibile, ma è di un’efficacia micidiale, riflettete, quanti saranno stati fra Scribi, Farisei e popolazione di nullafacenti gerosolimitani radunatisi in piazza quando Pilato chiese se volevano che in occasione della Pasqua liberasse Gesù o Barabba? Poche centinaia? E cosa sono quelle poche centinaia di colpevoli di deicidio (per essere colpevole di una cosa fra l’altro devi essere cosciente di stare per commetterla, e dubito che tutte queste persone fossero del parere che il Cristo fosse un dio, se anche i suoi stessi discepoli avevano le idee un po’ confuse in proposito) di fronte ad oltre sei milioni di ebrei sterminati?
La generalizzazione è come la bomba atomica, dove viene lanciata colpisce tutti indistintamente, è una forma assoluta di paritarismo e di democrazia, essa fa del caso singolo come minimo un gruppo, una classe, un popolo, una razza a cui poter attribuire la caratteristica individuata, trasforma un: “Quest’uomo di origine araba ha derubato, molestato e violentato delle ragazze a colonia” in “tutti gli uomini di origine araba sono dei ladri, dei molestatori e dei potenziali stupratori di donne europee”  … è la forza della semplificazione, la forza della logica lineare, la forza dell’imbecillità dei tanti che già se vanno a vedere un film di Checco Zalone al cinema hanno il mal di testa perché è troppo intellettuale rispetto ai Vanzina.
Io non conosco la situazione di Colonia riguardo all’accoglienza dei rifugiati e all’integrazione degli immigrati di origini arabe, non so nemmeno se tutte queste questioni c’entrino qualcosa con quello che è accaduto la notte di Capodanno a Colonia (qualsiasi cosa sia davvero accaduta), conosco però la situazione della città del Veneto in cui risiedo, che non è stata esente in passato da conflittualità di una certa entità e in cui tuttora cova parecchia brace sotto le ceneri dell’indolenza.
Ho potuto assistere ai primi insediamenti di migranti in una città di media grandezza come Padova dalla fine degli anni 80 fin quasi all’inizio di questo millennio, in pochi casi le famiglie di immigrati venivano integrate nei quartieri cittadini insieme agli abitanti autoctoni, negli stessi quartieri, nelle stesse zone, negli stessi palazzi, frequentando gli stessi bar e gli stessi locali.
A Padova la stragrande maggioranza degli immigrati è stata alloggiata in quartieri ghetto più o meno periferici, è balzata più volte alla cronaca nazionale come caso critico la questione del Quartiere di via Anelli, situato proprio dietro al centro commerciale Giotto, il più antico centro commerciale cittadino, perché c’erano disordini, accenni di rivolta cittadina tipo banlieue parigini e, soprattutto, disturbo della regolare attività del centro commerciale ormai diventato punto di ritrovo di molti giovani padovani.
In via Anelli esisteva un alveare di palazzoni verdi frutto della scarsa fantasia e ancora più scarsa creatività e dell’assoluta mancanza di senso estetico di qualche ingegnere laureatosi in qualche università statale della Penisola e che ha venduto anima e corpo al dio Interesse e a suo figlio che è il Denaro, che tutto compra e tutto possiede.
Era una zona già malfamata di suo già prima che la abitassero i migranti, ci abitavano prostitute, gente poco raccomandabile e qualche studente che risparmiava così un po’ di soldi di affitto, visto che quegli appartamentini verdi non erano molto richiesti; nessun padre di famiglia avrebbe permesso che la sua inclita prove vivesse fra puttane e magnaccia, con un viavai di gente perbene in veste di temporanei utilizzatori finali.
Padova alla fine degli anni 80 tirava come un treno, era la punta di diamante del cosiddetto fenomeno del nord-est, si aprivano attività e partite iva con ritmi impressionanti, sette individui adulti attivi su dieci erano imprenditori, Padova eccelleva per produzione industriale, manifatturiera, agricola, gastro-alimentare, nel commercio, …, tanto che in quegli anni la ricchezza era diffusa, il benessere capillare, le aziende avevano urgenza più di operai che di altri clienti, la città da sola fatturava più di tutto il Portogallo.
E gli operai giungevano da ogni dove, all’inizio anche dal sud Italia, prima che si scoprisse che gli extra-comunitari, senza permesso di soggiorno, erano più economici e più ricattabili riguardo alla flessibilità sugli orari e sui luoghi di lavoro, dall’Africa come dall’est Europa … senza immigrati, senza clandestinità, e senza il lavoro nero, senza l’evasione fiscale diffusa, sistematica, metodologica, il miracolo del nord-est sarebbe stato molto meno miracolo, un fenomeno molto più insignificante.
Il problema più grave di Padova è stato che aveva un bisogno estremo dei migranti, ma li voleva clandestini e li voleva invisibili, che lavorassero come schiavi e che dopo il lavoro abitassero in quartieri periferici, frequentassero solo le zone ad essi assegnate, senza farsi troppo vedere in giro, senza mischiarsi agli altri a cui la terra “padana” appartiene per diritto di nascita, per stirpe, per tradizione (una tradizione che ormai era totalmente scomparsa col passaggio dal mondo agricolo a quello industriale e imprenditoriale, sostituita da vuoti rituali senza senso o da mitologie nordiche semi-deliranti e totalmente estranee al tessuto sociale, ma che tuttavia nobilitavano la grettezza acquisita e i sensi di colpa per il bieco sfruttamento).
In via Anelli si era creata una città dentro la città, con regole tutte sue, dove nessuno andava a controllare, nemmeno la polizia se non era costretta dalle circostanze, era diventato pericoloso parcheggiare in quelle zone e in quelle limitrofe, pericoloso sostare oltre il consentito, pericoloso aggirarvisi a meno che tu non fossi un cliente delle numerose prostitute o degli altrettanto numerosi spacciatori, stava diventando pericoloso anche aprire un negozio al Centro commerciale Giotto a causa dell’aumento dei furti e dei taccheggi, del deterioramento intenzionale dei prodotti.
L’esasperazione portò allora dal muro impalpabile di indifferenza al muro concreto di mattoni che avrebbe dovuto separare gli appartamenti verdi dal centro Commerciale … è stato come mettere ancora una volta la polvere sotto il tappeto, solo che questa polvere non se ne stava ferma,  tendeva ostinatamente ad uscire dagli orli del tappeto, a debordare, ad essere sempre più visibile e a sembrare sempre più minacciosa.
Sono stati decenni di inconcludenza, di scelte scelleratissime e sbagliate, di incapacità conclamata, di tappeti che avrebbero dovuto coprire gli altri tappeti che già si erano rivelati inefficaci, a regalare una città che tutto sommato ha la sua cultura, il suo orgoglio, la sua raffinatezza, alla barbarie leghista e a quello strano essere di  Bitonci … Massimo Bitonci, leghista, sindaco di Padova si rivolta il mio stomaco e quello di tutti i miei antenati al solo pensarci, si rivoltano tutte le persone illustri che hanno nobilitato Padova e vi sono nate e cresciuta, quelle che abitandovi l’hanno resa grande e prospera, si rivoltano pure il santo senza nome, il caffè senza porte e il prato senza erba che ne sono i simboli.
Non so quanto la vicenda di Padova (e di tante altre città che hanno fallito l’integrazione regalando il Municipio e il potere ai barbari), possa illuminarci sulla vicenda accaduta a Colonia, ma forse guardare le cose da un altro punto di vista ci può permettere di capirle meglio, di notare cose che da vicino non avremmo notato, una sorta di correzione per l’ipermetropia o l’astigmatismo, deficienze di valutazione che ci colgono in genere quando siamo troppo impegnati a giudicare prima ancora di capire, quando è la paura che sta alla base del nostro giudizio e non la nostra curiosità, quando non riusciamo ad entrare in contatto con le cose, le persone e le situazioni anche con la nostra sensibilità oltre che con la nostra razionalità.
Solo se siamo temporaneamente o cronicamente affetti da questi deficit possiamo evocare per fatti come quelli accaduti a Colonia delle presunte tare genetiche, razziali, culturali, che spiegherebbero come e perché gli individui di “razza” nera o “araba”, o “mediorientale”, o “levantina” o, più semplicemente, tutti quelli che stanno più a sud di noi, presunte concezioni predatorie riguardo alla sessualità, predisposizione al rapimento e allo stupro della donna, e un altrettanto presunto scarso rispetto della donna in generale presso tutte queste popolazioni.
Chi possiede qualche rudimento culturale può portare numerosi esempi, persino esempi che corrispondono a verità, perché purtroppo simili concezioni della donna esistono davvero e sono documentate, chi ha fatto qualche lettura più approfondita e possiede il gusto per i termini desueti ma che ti fanno apparire maledettamente erudito e altrettanto maledettamente snob può definire tutto ciò come “marocchinate” avvolgendo così il suo razzismo in preziosa carta stagnola dorata o argentata e questa in colorate e floreali caramelle di plastica trasparente come se fossero torroncino Condorelli.
L’errore più grave di una simile modello di valutazione è quello di ingigantire il difetto dell’altro fino a che l’altro e tutti coloro che vi possono essere associati, come la sua famiglia, il suo gruppo, i suoi concittadini, il popolo da cui proviene, i suoi correligionari, …, diventano spregevoli e pericolosi, e questo permette a ciascuno di noi, che non siamo lui, che non siamo simili a lui e ai suoi simili, di sentirci migliori.
Gli “arabi” in molti commenti letti dopo questi eventi, sono tutti potenziali ladri, potenziali stupratori, potenziali tagliagole e hanno radicata la concezione dell’inferiorità della donna sull’uomo, inferiorità che giustificherebbe non solo che l’uomo si ponga come guida naturale per ogni donna, ma che autorizza l’uomo ad usare metodi violenti contro le donne recalcitranti o che abbiano commesso reati gravi e imperdonabili, fino allo stupro, alla tortura e alla lapidazione.
E questa gente sembra quasi non vedere o non realizzare che è violenza, sopraffazione, stupro e lapidazione anche pagare quei trenta o cinquanta euro per far sesso con una povera disgraziata che proviene da qualche Paese dell’est o da qualche oscuro villaggio africano, che viene costretta a prostituirsi a suon di botte e di minacce, che è tenuta in stato di schiavitù, o anche andare a cacciare il tuo schifoso biglietto da dieci euro negli slip di qualche poveraccia che magari pensava di sposare il ricco occidentale e fare la bella vita o che, più modestamente, aspirava ad un lavoro più dignitoso per sopravvivere senza dover scivolare come un pitone ogni sera per diverse ore e seminuda da un palo per la lapdance sopra il bancone dei peggiori bar della bassa polesana, sotto gli occhi porcini e le bocche sbavanti di centinaia di “bravi” padri di famiglia che si sentono in diritto di palpeggiare, di fare battute salaci e offensive e di pretendere di possedere il corpo di donne che hanno avuto la doppia sfortuna di nascere nella parte del mondo sbagliata, col colore della pelle sbagliato … e di essere nate donne e non uomini, in aggiunta.

Vi invito a leggere l'aggiornamento su Il Post e ciò che scrive Eretica per Il Fatto Quotidiano.

Commenti

  1. è la forza della semplificazione, la forza della logica lineare, la forza dell’imbecillità dei tanti che già se vanno a vedere un film di Checco Zalone al cinema hanno il mal di testa perché è troppo intellettuale rispetto ai Vanzina.

    Mi sembra la frase chiave di un post che sottoscrivo per intero.

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  2. Sulla vicenda di Colonia anch'io ho avuto e continuo ad avere idee poco chiare e a differenza di molti commentatori "qualificati" e direttori giornalai quando ho le idee poco chiare taccio e cerco di capire. Il tuo articolo esamina le dinamiche che in questi casi si scatenano rivelando spesso insieme al lerciume dei fatti commentati anche quello dei commentatori. Da troppo tempo non leggo più né articoli né commenti sparsi nei giornali o blog discarica ma i pochi canali d'informazione che continuo a seguire non mi risparmiano sallustate a sorpresa. Come dici tu, l'unica cosa chiara in questa faccenda è che non sappiamo come sono andate le cose, non si conosce l'identità dei responsabili, non si conosce la loro provenienza, eppure c'è un fiorire di etnoantropologi in erba (se la fumassero almeno) pronti a tagliarsi le vene (magari!) per dire che "loro" sono stupratori mentre noi con i nostri motel, night club esclusivi, figlie violentate, ex fidanzate uccise, mogli picchiate siamo gentleman che neanche Casanova... Nessuna certezza dicevo, né di colpevolezza né di innocenza. Ancora stamattina un articolo del fatto quotidiano parlava di 18 arresti per i quali non sembra esserci alcun legame di ordine penale (filmati sui cellulari! è un fatto deprecabile che mi fa venire il voltastomaco ma al momento non fa parte dei reati né penali né civili...aggiungerei purtroppo, altrimenti andrebbero arrestate molte persone per abuso di selfie e non mi riferisco al bulletto di palazzo chigi). Merita attenzione il tuo articolo, non solo per l'analisi del modo di rispondere al diverso ma anche per l'analisi di dinamiche di integrazione e di sviluppo economico a lungo termine che sono state ignorate da politici sempre meno statisti e sempre più amministratori di condominio. La lungimiranza con cui sono state gestite tali dinamiche è tipica della fabbrighetta che deve fatturare tutto e subito e possibilmente senza fastidiose tasse, è stato lasciato andare tutto al proprio destino. Urbanistica? cos'è? roba che si mangia? non si fanno soldi con l'urbanistica, al contrario si spendono e si spendono per un benessere collettivo e futuro. E' la lungimiranza che abbiamo visto all'opera in questi giorni di smog, tutti a straparlare di cause, strategie, di cosa fare, poi è piovuto e tutto torna come prima, fino alla prossima peste! Aspettiamo di sapere, dicevo e dopo che avremo saputo continuerà a valere il principio della responsabilità penale dell'individuo senza il quale saremmo perduti. Ad ogni modo visto che siamo al buio di informazioni e in attesa spero che le indagini si muovano in tutte le direzioni e considerino che questi episodi sono abbastanza a orologeria in una europa sempre meno europa e sempre più nazista. Come dire? Adesso le politiche anti immigrazione avrebbero una ragione. Una vera manna per ogni bravo nazista! Inoltre bisognerebbe considerare che molti immigrati fuggono dall'isis ai cui esponenti farebbe buon gioco fomentare sentimenti di rifiuto degli immigrati accrescendo un'ostilità che fa il gioco che si vuole demolire.
    In queste trappole siamo, con lo stesso armamentario emotivo della germania del '38, né più né meno.
    Ti saluto Garbo e ti ringrazio di questo post, scritto con quel pizzico di umorismo che serve per digerire la barbarie di questi tempi. A presto.

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  3. @ Berica,
    hai ragione, la tendenza alla semplificazione è la chiave del post, purché il termine imbecillità non sia inteso come qualcosa di strutturale, una deficienza congenita, ho molto rispetto per le persone nate con qualche deficit intellettivo per scagliarmi contro di loro, sarebbe come infierire per la seconda volta.
    E’ la tendenza a prendere scorciatoie, ad evitare di comprendere a fondo, a dar giudizi prima ancora di aver capito, a lapidare qualcuno solo per scaricare la tensione, la frustrazione e la rabbia che mi colpiscono, perché sono le stesse scorciatoie che prende il ladro che si appropria di beni non suoi o lo stupratore che tenta di possedere il corpo di una donna con la forza.

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  4. @ Antonio,
    le idee si fanno ancora meno chiare e distinte (al punto che Descartes avrebbe abbandonato ogni progetto di scrivere un Discorso sul Metodo) se consideri il fatto che fra i 31 sospetti fermati dalla polizia nella città tedesca famosa per la sua acqua, nove sono di origine algerina, otto del Marocco, cinque iraniane e quattro siriane. Ma ci sono anche due cittadini tedeschi, un iracheno, un serbo e un cittadino degli Stati Uniti. E finora nessuno dei 18 è collegato a casi di molestie e rispetto alle tre denunce per delitti sessuali al momento non vi sono per ora dei sospettati.
    Se la polizia tedesca ha colpito giusto e non a caso, più che di terrorismo o di costumi tribali o razziali, mi pare si possa parlare di balordaggine senza frontiere.
    I poliziotti coloniesi devono essere stati indottrinati a stare attenti a possibili atti terroristici e ad individuare più qualche imam, qualche mullah, qualche muezzin o qualche peshmerga col turbante, la barba lunga e la cintura esplosiva d’ordinanza, per preoccuparsi di qualche furto, di qualche palpeggiamento alle signore e di qualche stupro in zona stazione.
    A Vienna, che era stata allertata negli ultimi giorni dell’anno per un possibile attentato terroristico, il centro cittadino, la Stephansplatz, tutto l’Innere Stadt, brulicavano di poliziotti in assetto antisommossa, parecchi furgoni cellulari erano parcheggiati nelle piazze, gli imbocchi della metropolitana erano accessibili si, ma erano schermate e fermavano alcune persone considerate sospette per controllare che non fossero armate.
    Credo si stia perdendo il senso del futuro, la capacità di progettare, di guardare lontano, anche nell’imprenditoria non esiste più il grande imprenditore che vuole fare vestiti, macchine, o qualsiasi cosa possa rappresentare una passione, un’inclinazione profonda, oggi l’imprenditore è più uno speculatore (quando non è uno sciacallo o un avvoltoio che spolpa le carogne), orientato a fare più soldi possibili nel minor tempo passibile.
    Creare un’idea, una cosa che prima non c’era, farla piacere a tutti, farla diventare indispensabile per tutti, e non importa se si tratta di un’idiozia (come facebook) o di qualcosa di pericoloso per la salute (come l’amianto), rastrellare quanti più soldi possibili e poi chiudere quando subentra qualche altra idiozia a sostituirla.
    Il tuo finale mi fa riflettere, molti immigrati siriani fuggono da ciò che sta scatenando l’Isis, e qui in Europa sono costretti a fuggire al nostro razzismo e alla nostra xenofobia: è proprio vero che molti ducetti di cartone e molti nazisti in erba (che siano medio-orientali o che siano europei poco importa) aggrediscono i più deboli per sentirsi forti con poca spesa e con pochi rischi, le squadracce fasciste erano costituite da codardi che contavano sulla forza del numero, quando dal 1943 in poi la situazione di potere mutò, molti si dileguarono o cercarono di accreditarsi come antifascisti, esattamente come all’inizio del ventennio avevano spiccato come fascisti della prima ora.
    E i maggiori responsabili italiani dell’immane tragedia della seconda guerra mondiale, il re sciaboletta e e quel pagliaccio di Mussolini, avevano raccattato tutto ciò che poterono raccattare, quest’ultimo aveva anche abbandonato la sua famiglia e i suoi figli al proprio destino, e stavano vigliaccamente scappando i primi verso Brindisi e il Portogallo e il secondo verso la Germania o la Svizzera.
    Ciao

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  5. Condivido in pieno tutto il post e, come Berica, quelle parole citate rendono veramente bene l'idea del tutto. Questo tipo di violenza studiata e organizzata contro le donne mi ha colpito parecchio. Ho letto ancora oggi tante cose tremende su coloro che hanno messo in atto una vigliaccata come questa, o almeno quello che si riesce a sapere. Ottima cosa anche i due link che hai messo per il post e Eretica su Il Fatto Quotidiano ha avuto ben 579 commenti. Anch'io invito tutti a leggerli, perché capire è senza dubbio meglio che voltarsi dall'altra parte, oppure leggere e accontentarsi di quello che si legge in giro. I più deboli e gli inermi vanno difesi. Anticamente si diceva: "Salviamo le donne, i vecchi e i bambini". Ma ormai, specialmente dopo quello che è successo nella ex Jugoslavia, rischiamo di essere travolti dalla barbarie pratica, ideologica e delle parole, perché anche quelle "pesano" e colpiscono come proiettili.

    Un salutone e alla prossima

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