UN GRAFFIO IN TESTA 3




"Abìtuati ad ascoltare attentamente ciò che gli altri dicono, e cerca di penetrare il più possibile nell’animo di chi ti parla."
(Marco Aurelio, Pensieri).




"Bisogno di innamorarsi. Certe cose le senti venire, non è che ti innamori perché ti innamori, ti innamori perché in quel periodo avevi un disperato bisogno di innamorarti. Nei periodi in cui senti la voglia di innamorarti devi stare attento a dove metti piede: come aver bevuto un filtro, di quelli che ti innamorerai del primo essere che incontri. Potrebbe essere un ornitorinco."
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault, 5 GEBURAH, 36, Bompiani, Milano, 1988, p. 246).




“Perché Io sono la prima e l’ultima. Io sono l’onorata e la disprezzata. Io sono la prostituta e la santa. Io sono la sposa e la vergine. Io sono la madre e la figlia. Io sono le membra di mia madre. Io sono la sterile e molti sono i miei figli. Io sono colei il cui matrimonio è grande, eppure Io non ho marito. Io sono la levatrice e colei che non partorisce. Io sono il conforto dei miei dolori del parto. Io sono la sposa e lo sposo, ed è mio marito che mi generò. Io sono la madre di mio padre e la sorella di mio marito ed egli è la mia progenie. Io sono la schiava di lui, il quale mi istruì. Io sono il sovrano della mia progenie. Ma egli è colui il quale mi generò prima del tempo, nel giorno della nascita. Ed egli è la mia progenie, a suo tempo, e il mio potere proviene da lui. Io sono l’appoggio del suo potere nella sua giovinezza, ed egli il sostegno della mia vecchiaia. E qualsiasi cosa egli voglia, mi succede. Io sono il silenzio che è incomprensibile, e l’idea il cui ricordo è costante. Io sono la voce il cui suono è multiforme e la parola la cui apparizione è molteplice. Io sono la pronuncia del mio nome. Perché, voi che mi odiate, mi amate, ed odiate quelli che mi amano? Voi che mi rinnegate, mi riconoscete, e voi che mi riconoscete, mi rifiutate. Voi che dite la verità su di me, mentite su di me, e voi che avete mentito su di me, dite la verità. Voi che mi conoscete, ignoratemi, e quelli che non mi hanno conosciuta, lasciate che mi conoscano. Perché Io sono il sapere e l’ignoranza. Io sono la vergogna e l’impudenza. Io sono la svergognata; Io sono colei che si vergogna. Io sono la forza e la paura. Io sono la guerra e la pace. Prestatemi attenzione. Io sono la disonorata e la grande”.
(Frammento da I Codici di Nag Hammadi, 6, 2).




“È la linea estrema della più alta delle risacche che si protrae lontano, senza fine sulla costa. Così ti ha portato a me la tempesta della vita, mio vanto, e così ti raffigurerò” (Boris Pasternak, Il dottor Živago, Feltrinelli, Milano, 2004, p. 365).




"Ho messo mi piace alla tua ultima foto perché nonostante tu sia in perizoma, si nota chiaramente la tua passione per la filosofia rinascimentale."




“La notte porta scompiglio”. (Garbo, La dodicesima notte, Shakespeare Edition, Stratford-upon-Avon, 2045).



Subito dopo aver conseguito la laurea Ermengarda (così intendo chiamare da adesso in poi questa donna) si presentò nello studio del mio amico Liutprando chiedendogli se poteva fare il tirocinio presso di lui; abilitatasi alla professione aprì a sua volta bottega e iniziò a vivere di lavori che le inviava il mio amico e altri professionisti già affermati.
Qualche anno fa Liutprando venne contattato da una grossa impresa israeliana che aveva vinto degli appalti in Italia per un lavoro di una certa rilevanza, avendo necessità di professionisti in gamba e fidati Liutprando chiese la collaborazione ad alcuni colleghi, fra i quali Ermengarda, per tutti, soprattutto per i più giovani, questo incarico era molto prestigioso e rappresentava una grande opportunità professionale ed economica.
Tutto andava a meraviglia, ma a volte la vita non finisce di sorprenderti, può accadere che ti riservi una serie di sciagure una di fila all’altra, senza darti nemmeno il tempo per riaverti e respirare, e può anche accadere che ti colmi di doni uno di fila all’altro, senza che la catena positiva sembri avere mai fine.
Ad una cena di lavoro, in cui era presente per intero il gotha della Società, la proprietà, i funzionari, i professionisti e le maestranze principali accadde che il proprietario unico dell’Azienda, che chiameremo Desiderio, israeliano, notò per la prima volta Ermengarda e iniziò a farle una corte discreta.
Non è che non l’avesse mai vista, nell’ambito del lavoro chissà quante altre volte aveva avuto a che fare con lei, ma è come non si fosse mai accorto di lei, come se quella sera la guardasse per la prima volta e con occhi diversi, come se solo adesso vedesse quanto fosse bella, raffinata, piacevole, come se avesse risvegliato improvvisamente in lui qualcosa.




Alcuni uomini funzionano a compartimenti stagni, il lavoro è lavoro e la vita privata è vita privata, non mischierebbero mai le faccende dell’uno con le faccende dell’altra, quando lavorano si chiudono fuori dalla porta dell’ufficio, dello studio, la vita privata, la famiglia, gli affetti, e quando tornano a casa appendono al chiodo fuori dalla porta la loro divisa e i loro titoli professionali, con tutti i problemi annessi e connessi, che rinviano alle ore d’ufficio.
Queste persone attingono la ripartizione della loro giornata e delle loro attività alla cultura degli antichi romani, che amavano vivere nell’otium, e, se potevano, delegavano agli schiavi e ai loro clientes molte delle attività noiose o faticose seppur necessarie, e che uscivano a malincuore dalla beatitudine dei loro otia quando proprio non potevano farne a meno, negandoli (nego-otia).
Altri uomini, invece, fanno confusione fra pubblico e privato, fra affetti e lavoro, fra otium e negotium, e non è raro che cerchino di attingere o di riversare sentimenti nel loro ambiente di lavoro e di imprimere dinamiche tipiche del mondo lavorativo ai loro sentimenti.
È certamente impressionante notare quante storie d’amore nascano nell’ambiente in cui lavoriamo, e non si tratta soltanto del fatto che passiamo così tanto tempo fra le mura dei nostri studi, dei nostri uffici, a stretto contatto con clienti e colleghi, che pare inevitabile che anche gli affetti sorgano dal medesimo ambiente … non scrisse forse quel grande poeta che fu Giacomo Leopardi che la ginestra è un fiore stupendo che nasce sulle pendici dei vulcani, dove non c’è più vegetazione, dove sembra non poter crescere nient’altro … e non ho visto io stesso sulle pendici dell’Etna, dove la vegetazione si rarefà fino ad annullarsi, quelle macchie di giallo intenso in mezzo al grigio antracite e al nero basalto?




No, non si tratta di un caso, come la ginestra è un fiore che è fuoco, e del fuoco ha il profumo, così ciò che nasce in fucine, fra cattedre e banchi, fra i tasti di un calcolatore, nei meandri di un social network, fra le grige pareti di uno studio notarile, fra gli scaffali di una biblioteca, fra i faldoni di un commercialista, fra gli scranni di un giudice, e fra le toghe di avvocati, fra l’ufficio di un ragioniere o fra le figure solide di un geometra, …, segue più le regole della consuetudine, dell’arte e non quelle del cuore.
E ci si ritrova amanti come prima si era colleghi, e si è colleghi come si fosse amanti, con lo stesso zelo, con la stessa foga, con la stessa passione, con la stessa disperazione, perché un rapporto siffatto può darti le stesse soddisfazioni di un successo lavorativo, non certamente quelle dell’amore.
Desiderio guardava Ermengarda e finalmente la vedeva, non come professionista, non come dipendente, e nemmeno come oggetto più o meno bello, più o meno gradevole, più o meno piacevole con la quale gratificare le sue voglie … la vedeva come “persona”, come altro da sé, con una sua volontà, con una sua indipendenza, con sentimenti propri che chissà a chi erano indirizzati, con un cuore pulsante autonomamente che non è detto si sarebbe armonizzato col suo.
E quando vedi qualcuno con questi occhi, quando pensi che niente di ciò che sei, di ciò che rappresenti, del tuo potere, del tuo prestigio, dei tuoi titoli, possa davvero influenzare ciò che vorresti influenzare, allora ti senti davvero disarmato e non ti resta che rinunciare ai tuoi desideri o cercare di conquistare questa persona, in una parola: sedurla.




Che non vuol dire, come comunemente si crede, condurre a sé, ma più precisamente “sviare”, portare fuori dalla retta via, appartarsi in qualche angolo nascosto, perché il termine deriva dal suo antecedente latino sed-ducere, in cui il “sed” è una congiunzione con valore avversativo che, a seconda dei casi, possiamo tradurre con un ma o, come in questo caso, con un “a parte” … ecco perché ogni volta che penso alla seduzione il mio cuore intona spontaneamente le note e la mia mente pronuncia le parole della canzone cantata da Gino Bechi o da Claudio Villa: “Vieni, c'è una strada nel bosco, il suo nome conosco, vuoi conoscerlo tu? Vieni, è la strada del cuore, dove nasce l'amore che non muore mai più”.
Fu così che sulla scrivania di mogano di Ermengarda cominciarono a spuntare miracolosamente delle rose a stelo lungo, non rosse per carità, troppo audaci, ma dai colori che più si intonavano al suo vestito e al suo stato d’animo, fu così che Desiderio la faceva chiamare molto più spesso di quanto avesse mai fatto prima … e sempre da sola; fu così che lei sentì pronunciare qualche invito da quest’uomo che sembrava tutto preso dal lavoro, a prendere un caffè insieme, a pranzare insieme con un tramezzino nella pausa pranzo, fino a dei veri e propri inviti a cena non più giustificabili col fatto di lavorare nello stesso posto.
Lui si mostrava sempre più attratto da lei e lei non rifiutava mai un suo invito, accettato sempre con piacere e con un sorriso anzi, non soltanto sembrava gradire, ma incoraggiava le sue avanches e pareva battere lo stesso tempo che batteva lui sul rullante dell’amore.
Fu così che quest’uomo austero, sposato, con figli adulti, di almeno 25 anni più vecchio di lei, una sera nel suo appartamento che usava quando veniva in Italia, in cui aveva invitato lei a chiudere una serata dopo una cena, le si avvicinò come non aveva mai fatto, le prese la mano e … le dichiarò di amarla.
So che sarete sconcertati, solo un israeliano e per giunta di una certa età poteva dichiarare il suo amore ad una donna, noi italiani non siamo abituati a queste cose anzi, tutto ciò che è “dichiarare” ci è estraneo, e non solo dichiarare il nostro amore, ma anche dichiarare i nostri redditi … noi italiani preferiamo agire, preferiamo evadere (le tasse … e non solo quelle), preferiamo mezzi più spicci del tipo “o la va o la spacca!”, e non è un caso se siamo il popolo che ha inventato, e che ancora esercita, la “mano morta”.




Si, quella manina che … non si sa perché, non si sa cos’è, non si sa com’è … tende a scivolare (nostro malgrado, beninteso) verso le curve di una donna; anni fa, e sono parecchi ormai, la mia amica Irma veniva ciclicamente a lamentarsi con me affranta riguardo alla frequenza con cui alcune manine scivolavano molto velocemente verso il suo ginocchio sinistro … e le più audaci si facevano pure un giro coscia.
I fatti stavano in questi termini, Irma (la chiamo così per assonanza con Irma la dolce, perché è in realtà una donna molto dolce che nasconde la sua dolcezza dietro un cipiglio battagliero assai, come se essere dolci fosse un difetto o una debolezza) è una bella donna, anche adesso che ha la mia età e una bella figlia che le somiglia molto, ha lunghi capelli castani, molto mossi, un viso graziosissimo, un fisico da urlo con più curve di Daytona o di Indianapolis e delle cosce lunghe e sode come quelle di Atalanta.
Ma non è finita qui, anche adesso veste in maniera sexy, ma allora indossava minigonne e vestitini mozzafiato, che a guardarla ti si bloccava la circolazione arteriosa per qualche minuto, ti surriscaldava tutti i circuiti e diventavi anche tu come Goldrake che: “ … si trasforma in un razzo missile con circuiti di mille valvole tra le stelle sprinta e va mangia libri di cibernetica insalate di matematica e a giocar su Marte va lui respira nell'aria cosmica è un miracolo di elettronica ma un cuore umano ha […] raggi laser che sembran fulmini è protetto da scudi termici sentinella lui ci va quando schiaccia un pulsante magico lui diventa un ipergalattico lotta per l'umanità …”. 




Ebbene, non lo crederete, ma a questa ragazza così sobria capitava spesso (quasi sempre) che quando andava alle cene con i colleghi, al ritorno il tizio a cui aveva chiesto di accompagnarla visto che pur avendo la patente non guidava e non aveva neanche la macchina, si sentisse quasi in dovere di farle scivolare la manina sul ginocchio proprio quando si fermava sotto casa di lei.
Ma tutti poi, dallo scapolo scanzonato all’ammogliato con prole, dal bravo ragazzo al pessimo soggetto, dal giovane al vecchio catabasima (dal greco katábasis, discesa negli inferi), la manina scattava inesorabile subito dopo aver scalato la marcia e aver azionato il freno a mano); e lei ci si dannava per questo, all’inizio ci si incazzava, poi toglieva loro la mano dal suo ginocchio senza alcun risentimento, con un fare quasi meccanico (come voleva apparire la manina dei suoi accompagnatori), come se si trattasse del disbrigo di una faccenda burocratica.
Certo, nessuno adesso riconoscerebbe nel professor Tal de Tali, nel primario Caio e nel capo dipartimento Sempronio, Joe Fogliadifico e Slim Manolesta, anche se almeno in alcuni casi il vizietto si è conservato intatto e qualcuno di loro è finito sui giornali per molestie e qualcun altro è finito in tribunale per un procedimento di separazione intentato dalla moglie dopo la 25ª infermiera che si portavano a letto.
Il maschio della specie umana è, purtroppo, un essere primitivo, molto più primitivo della femmina della sua specie, più che cercare di scoprire discretamente se la donna che le piace è interessata a lui, magari per disperazione visto che i segnali delle donne in questo senso non sono mai chiari, mai inequivocabili, mai semplici ed elementari come l’uomo a cui sono diretti, allora preferisce fare affidamento su altri segnali come ad esempio: “Se ha chiesto a me di accompagnarla, se sale in macchina da sola con me, se mette la minigonna … allora ci sta!”.



E questo ragionamento è vero a prescindere dai risultati, perché non importa che tutte le volte che lui abbia provato non ha avuto il risultato sperato, (e davvero solo una donna disperata potrebbe sentirsi lusingata da un corteggiamento di questo tipo); egli, come lo “spinarello” che nella stagione degli amori attacca letteralmente tutto ciò che di rosso si presenta nel suo territorio anche se fosse un pezzo di legno e come il calabrone che continua a dare testate sul vetro perché lui il vetro non lo vede, il maschio umano pensa che se ci prova ha pur sempre una probabilità di riuscita, se non ci prova non ne ha nessuna.
Il maschio umano è un illuso, applica il calcolo statistico delle probabilità secondo cui ad esempio ogni lancio di una moneta ha il 50% di possibilità che venga fuori "croce" e dimentica che una donna non è una moneta e che con quel sistema di approccio grossolano e rudimentale è più probabile che non esca né testa, né croce, ma "schiaffo". 
Irma veniva a lamentarsi con me: “Perché capita a me e non a Simonetta?” (anch’ella auto-sprovvista, anch’ella richiedente passaggi per partecipare alle cene): “Cos’ha lei che io non ho, a parte qualche cm di gonna in più?”: “Cosa dovrei fare, non mettermi più la minigonna?”. Fino all’amara constatazione che se continuava così non sarebbe rimasto più nessuno a cui chiedere di accompagnarla!”.



Fortunatamente l’ho dissuasa dall’eliminare le minigonne dal suo guardaroba, dicendole semplicemente che l’essere bella non è solo una casualità o un dono che intender si voglia, ma comporta dei precisi doveri, se uno è bello deve mostrare la sua bellezza … il mondo è già così brutto che non possiamo privarci di quel poco di bellezza che ci viene concesso.
Un consiglio però mi sono sentito di darglielo, la volta successiva, prima che fosse il suo accompagnatore a far scivolare la manina sul suo ginocchio, all’andata e non al ritorno, fosse lei ad invitarlo a mettere la mano adesso, così lei gliela avrebbe tolta ed entrambi si sarebbero tolti in anticipo dall’imbarazzo a fine serata … le jeux sont faitsle jeux de main.
Da quella sera sbocciò una bella relazione fra Ermengarda e Desiderio e si incontravano tutte le volte che potevano, molto più spesso di prima perché lui veniva in Italia tutte le volte che poteva, per vederla, per stare con lei; stavano benissimo insieme e il sentimento era forte e reciproco, così forte che Desiderio prese una decisione fatale e irrevocabile: convocò moglie e figli e annunciò che lui amava un’altra donna e che intendeva separarsi.


Commenti

  1. Si, spesso noi donne quando subiamo atteggiamenti volgari ed espliciti da un’uomo, invece di tirargli subito un calcio dove non batte il sole ce ne facciamo pure una colpa, ci chiediamo : dove ho sbagliato? Cosa posso aver detto o fatto per indurlo a pensare che la sua mano schifosa avrebbe trovato accoglienza sulla la mia coscia? Sai, è umiliante sta cosa. E comunque, un VERO uomo non si permetterebbe mai .
    La storia di Ermengarda e Desiderio è proprio bella. Assomiglia a quella di un mio cliente Austriaco. Lui aveva addirittura 36 anni più di lei. Erano innamoratissimi. Purtroppo lui è mancato qualche mese fa. Un male incurabile ha deciso che la felicità sopraggiunta improvvisamente nella sua vita poteva bastare. Lei è giovane e col tempo sicuramente si concederà di nuovo all’ amore, ma il ricordo del Loro Grande Amore non se ne andrà mai, perché continua a vivere sui volti splendidi, incantevoli, bellissimi davvero, di due creature : una bambina che adesso ha 6 anni ed un maschietto di cinque.
    Garbo, sai, mi piace tanto leggerti. ^.^ (... Liutprando... ma dove l'hai scovato sto nome? eheheh!)
    Ciao. Buon week end. Un abbraccio.
    Cri

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  2. Anche a me piace ritrovare qui i tuoi commenti e leggere un tuo nuovo scritto :-) Non ho mai capito voi donne che "vi" colpevolizzate per ciò di cui non avete colpa e, contemporaneamente, “ci” colpevolizzate per qualsiasi cosa, pure l’avversità degli eventi atmosferici ;-)
    La storia fra Ermengarda e Desiderio non è, purtroppo, a lieto fine, come scoprirai se avrai la bontà di leggere l’ultima parte, ma nemmeno quella del tuo cliente austriaco lo è … o, almeno, è un po’ più positiva la tua.
    Liutprando , ma anche Ermengarda, Desiderio e la new entry Adelchi (nel prossimo post) appartengono alla saga dei longobardi in Italia … qualche nome dovevo pur trovare per camuffare un po’ una storia vera, e i nomi non sono l’unica distorsione … sai, la privacy, il segreto professionale.
    Non racconto spesso vicende private dei miei pazienti, ma quando lo faccio cerco di fare in modo che nemmeno la loro madre possa riconoscerli leggendomi; però, perché Liutprando? Mi piace essere originale, una volta, anni fa, a Boston, in un congresso dove portavo un lavoro collettivo di una associazione italiana, mi chiesero alcuni dati perché potessero presentarmi alla platea prima del mio intervento … fra le poche cose che io, allora giovane, potevo mettere insieme per non sfigurare con i miei iper-titolati interlocutori mi venne in mente di aggiungere “patriarca noachita” … e così venni presentato … dubito che alcuno abbia capito di cosa si trattasse :-).
    Un abbraccio e un buon fine settimana a te.

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  3. Mi sfugge una cosa. Se uno è scemo e si comporta da par suo, la colpa sarebbe mia?! È un commento simile lo mette una "donna"? Che si firma signora?! Una portinaia è più evoluta.

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  4. Cara Cristina,
    non è la prima volta che la “signora” Silver Silvan lascia sul mio blog commenti di questa risma, l’ho diffidata più volte dal farlo, ma … “non è colpa sua” se continua ad insistere :-). Mi dispiace che questo sia diretto a te, non ho mai moderato i commenti perché considererei avvilente questa sorta di “numero chiuso”, di limitazione dell’accesso a chiunque voglia dialogare con me, nell’istante in cui cominciassi ad accarezzare l’ipotesi di farlo, quello sarebbe il momento giusto per chiudere l’attività stessa di questo blog.
    Se il commento fosse stato diretto a me l’avrei semplicemente ignorato, o l’avrei liquidato con una replica ironica, trovo infatti che un commento che diventa un insulto insulti più chi lo scrive di chi lo riceve, ma se tu ti ritieni offesa o infastidita sarà per me un piacere e un riguardo farlo sparire.
    Ciao

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    1. Mmm, chiede il permesso di esprimere il suo pensiero alla sua età? Bravo, deve essere il marito della portinaia di cui sopra. Entrambi, del resto, preferiscono parlare, anzi sparlare, alle spalle. Quindi, de visu, devono chiedere il permesso. Sì, sì, torna. Immagino che il lavoro vada a gonfie vele, a Venezia. Tutti quei bei palazzi signorili, il lavoro non manca, immagino.

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  5. No Garbo, non me la prendo per queste cose. Ognuno ha il diritto di esprimere il suo pensiero. Mi dispiace solo per la categoria delle portinaie che non credo meriti di essere così sminuita. Anzi.
    Forse Silver Silvan, per sua fortuna non si è mai trovata (o trovato) in situazioni simili. Beata lei, (o beato lui.) ...
    Ciao Garbo. Ti auguro una buona settimana. Dai che domani è lunedì e si ricomincia ^.^
    Un abbraccio.

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    1. Ma che ne sa? Giusto un mese fa mi sono ritrovata un individuo orribile che ha sollazzato l'uditorio con barzellette raccapriccianti a sfondo sessuale. Gli ho fatto la radiografia (non c'è voluto molto, ero a buon punto già dopo la prima barzelletta), ne ho desunto che la moglie lo cornifichi a scadenze regolari, l'ho compatito, mi sono alzata e sono andata a giocare con un delizioso pargolo per due ore buone, ignorando i ripetuti inviti a tornare. Più lì eviti, più ti cercano. È matematico. Nel frattempo, medito vendetta. Piatto notoriamente migliore se freddo.

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  6. Mi piace molto questa tua replica, il “Señora” credo sia ampiamente meritato ;-) buon inizio di settimana anche a te … io vivo come se la vita stesse per schiudere un fiore davanti ai miei occhi da un istante all’altro … non temo il lunedì e non attendo la domenica per vivere :-).
    Un abbraccio.
    P.S. Ma le portinaie esistono ancora nel mondo reale (esclusa Milano)?

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  7. Sono due mondi quanto mai diversi quelli che si aprono attraverso il filtro della sessualità maschile e femminile. Non dico niente di nuovo, il vaso di Pandora è aperto da tempo, forse aperto male, a sassate, con quella storia della complesso di castrazione che potrebbe essere invece un complesso di protuberanza se non fosse per la casata che continua di padre in figlio e senza ombra di dubbio che sfiori il bimbetto che gioca con il suo scettro. A volte penso che l'uomo sia, consentimi il poco elegante calembour, una sorta di tappa buchi, il suo è un horror vacui che pensa di risolvere riempiendo della sua convessità tutto ciò che gli appare concavo, non sa fare i conti con la morte e in questo modo pensa di scacciarla. Il maschio umano, non diversamente dal maschio di altre specie ma con l'aggravante di chiamare ragione anche l'istinto più primitivo, traduce spesso la sua sessualità con massime di saggezza come "ogni lasciata è persa". Porta in eredità un passato paleolitico quando usciva dalle caverne a caccia, insieme ai compagni. L'apparato comunicativo del maschio è indirizzato all'abbattimento della preda, azioni veloci, intesa rapida, urla, ogni ritardo può costare la vita. Nel frattempo le donne tessevano relazioni sociali, si guardavano il volto, leggevano le espressioni, azioni lente, intesa silente, ogni ritardo assicura maggiore profondità. E' già un miracolo che i due generi possano illudersi di potersi incontrare. L'unica speranza che un maschio e una femmina hanno di incontrarsi è scoprendosi omosessuali ;-) Un saluto.

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  8. Molto interessante la tua ipotesi della sessualità maschile mossa da una sorta di horror vacui o agita come talismano contro la morte, io stesso quando mi sono trovato quasi circondato e sommerso da eventi luttuosi ho avvertito questa prepotenza dell’impulso sessuale, quasi come una sorta di ribellione contro la morte.
    Nella stessa misura trovo suggestiva la tua differenziazione fra i “compiti” maschili e femminili nelle società arcaiche e il differente sviluppo di emozioni diverse e di capacità empatiche (o, in generale, di leggere la situazione utilizzando codici differenti, più pragmatiche l’uomo, più emotive e dialogiche la donna).
    L’idea che ho io è che la sessualità, maschile o femminile, non è niente di semplice e di primario; in essa vanno a convergere in proporzioni variabili da individuo ad individuo, da un sesso all’altro, vari tipi di impulsi e di emozioni primarie, come l’attrazione fisica, la tenerezza, la simpatia, …, e anche quell’insieme di impulsi che Nietzsche ha denominato “volontà di potenza”, a partire da concetti simili di Spinoza, Schopenhauer e che hanno trovato il loro maggior interprete, nell’ambito della mia disciplina, in Carl Gustav Jung.
    Quest’ultimo impulso si traduce nella volontà di affermarsi, di essere importante per qualcuno, di imporsi, di soggiogare, di dominare, fino alla volontà di infliggere dolore e umiliazioni all’altro come puro esercizio di potere su di lui (al limite estremo il brivido di essere padrone della vita e della morte di un altro essere umano).
    Naturalmente, sono contemplate anche tutte le varianti opposte come aspetti del medesimo impulso, per cui non è difficile trovare che chi prova piacere a punire ad umiliare e a dominare l’altro, proverà altrettanto piacere nell’essere punito, dominato e umiliato dall’altro.
    In questo caso l’amore (o la sessualità umana) sarebbe una dialettica fra volere l’altro così com’è, e il volerlo conformare alle proprie esigenze e aspettative, libertà e controllo, rispetto e dominio, gioco e soggiogamento e, forse, in ultima analisi, vita e morte.
    Sono d’accordo con te sulla difficoltà per l’uomo e la donna di incontrarsi e di capirsi, a ciò si aggiunge come aggravante il fatto che viviamo in tempi in cui è, in generale (anche all’interno dello stesso sesso), difficile comprendersi, tanto è vero che tutto questo parlare di “relazioni” è perché la “relazione” è diventata qualcosa di problematico, tutto questo parlare di “amore” avviene perché non c’è niente di più complicato, oggi, dell’amore.
    (continua)

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  9. In passato ho scherzato anch’io su quanto sarebbe bello essere omosessuali perché in un rapporto affettivo con uno dello stesso sesso ci sarebbero meno complicazioni e meno incomprensioni; se ricordo bene, anche il ragionier Melandri di Amici Miei, con un linguaggio molto più colorito (https://www.youtube.com/watch?v=vK0LwnkGOnw) si lancia in una simile esclamazione gioiosa che in realtà nel suo caso è uno sfogo.
    Però, a giudicare da ciò che mi raccontano e che mi hanno raccontato i miei pazienti omosessuali circa la loro vita affettiva e ciò che ascolto anche da amici e conoscenti, non è così scontato che il rapporto con persone dello stesso sesso sia meno complicato, che ci si capisca di più.
    Ma magari equivoco e tu con la tua battuta conclusiva intendevi un rapporto senza complicazioni sessuali, essendo entrambi omosessuali :-)
    Forse a creare un rapporto equilibrato e soddisfacente non è tanto la sessualità di genere ma la capacità di amare, la maturità emotiva e l’abilità di equilibrare e di dosare le diverse componenti che ci agitano non solo dentro di noi, ma anche e soprattutto fra noi e l’altro.
    Un rapporto troppo tenero sarebbe sdolcinato, un rapporto senza tenerezza alcuna sarebbe monco; un rapporto in cui prevalesse la volontà di dominio sull’altro sarebbe una gabbia per entrambi, carcerato e carceriere, mentre un rapporto in cui non facesse capolino questo aspetto molto importante della sessualità che è la volontà di soggiogare e di dominare, fosse anche per il breve trascorrere del rapporto sessuale fra i due partner, andrebbe incontro quasi sicuramente al calo del desiderio.
    Ciao, ben ritrovato

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  10. Indubbiamente la sessualità non è niente di semplice e il richiamare le radici primarie non significa ricondurla esclusivamente a quelle. Un albero non è le sue radici ma non ne può prescindere. Altrettanto interessante è sapere come sarebbe diventato quell'albero senza l'azione di potatura e se quell'albero in definitiva può esistere così come lo conosciamo senza l'azione del contadino. Sulla sessualità intervengono fattori molteplici, inutile dirlo.
    La battuta di amici miei è fantastica ma non è neanche lontana parente della mia. Non c'è relazione amorosa che non abbia complicazioni edifficoltà, non sarebbe una relazione amorosa altrimenti. Due storie diverse, biografie spesso lontanissime, apparati emotivi celati l'uno all'altro e non poche volte anche a sé stessi, devono limare le reciproche intransigenze, scendere a patti con sé stessi prima che con l'altro, accogliere l'altro nel proprio sé e capire cosa dell'altro non deve essere sfiorato, di fronte a tutto questo il corredo cromosomico è un dettaglio da quattro soldi! Crescere è un cataclisma biologico e psicologico, crescere in coppia lo è altrettanto. Nella mia battuta intendevo proprio dire che un uomo e una donna possono incontrarsi perché entrambi scoprono di essere omosessuali non solo perché stabiliscono un rapporto senza complicazioni sessuali ma perché nel gioco di proiezioni che spesso capita di osservare nelle coppie "sacramentate" vedo marte proiettare su venere la propria ombra e innamorarsi di quell'ombra senza mai scoprire la vera faccia di venere, per non parlare del suo sottosuolo. In poche parole l'uomo maschio etero dominante si innamora della donna che ha in sé e che gli hanno insegnato a reprimere, con il risultato che la donna non esiste. Il discorso meriterebbe certamente di essere approfondito e la mia battuta resta una battuta, non è certamente una prescrizione! Penso che nel lavoro di ricerca e di affermazione di sé stessi ci sia un nocciolo di conoscenza dell'altro che si nasconde a chi si sente investito dai crismi della storia e della natura. Quel nocciolo che appartiene a tutte le minoranze, di qualunque tipo, fino a quando restano tali.
    Un saluto a te.

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  11. In poche parole l'uomo maschio etero dominante si innamora della donna che ha in sé e che gli hanno insegnato a reprimere, con il risultato che la donna non esiste.

    Sto per farle un complimento. Valeva la pena di passare quasi 5 anni a leggere tonnellate di stronzate solo per leggere questa frase. Spero che sia sua. È un'intuizione brillantissima che farò mia, senza spacciarla per mia. Ha tutta la mia ammirazione, roba rara che riservo a chi mi aggiunge pezzi al puzzle.

    RispondiElimina

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