DUM SPIRO, SPERO!



“Dum spiro, spero!” (Finché respiro, spero) (Cicerone, Lettere a Tito Pomponio Attico). 


“La democrazia è relativistica, non assolutistica. Essa, come istituzione d’insieme e come potere che da essa promana, non ha fedi o valori assoluti da difendere, a eccezione di quelli sui quali essa stessa si basa: nei confronti dei principi democratici, la pratica democratica non può essere relativistica. La democrazia deve cioè credere in se stessa e non lasciar correre sulle questioni di principio, quelle che riguardano il rispetto dell’uguale dignità di tutti gli esseri umani e dei diritti che ne conseguono e il rispetto dell’uguale partecipazione alla vita politica e delle procedure relative. Ma al di là di questo nucleo, essa è relativistica nel senso preciso della parola, cioè nel senso che i fini e i valori sono da considerare relativi a coloro che li propugnano e, nella loro varietà, tutti ugualmente legittimi. Democrazia e verità assoluta, democrazia e dogma, sono incompatibili. La verità assoluta e il dogma valgono non nelle società democratiche, ma in quelle autocratiche”. (Gustavo Zagrebelsky, Imparare la democrazia, Einaudi, Torino, 2007, p. 1). 



Quale Presidente della Repubblica potrebbe essere Gustavo Zagrebelsky se solo ne sapessimo riconoscere i meriti, è più presentabile e meno coinvolto nelle tresche partitiche di Franco Marini, ha molto più polso di Romano Prodi (che si è dimostrato un ottimo economista, ma un pessimo politico e un ancor peggiore conoscitore dell’animo umano) ed è più giovane dello stimatissimo Stefano Rodotà. Ma la cosa non è così semplice, a suo sfavore giocano diversi fattori da non sottovalutare: in primo luogo il suo nome, Gustavo è molto snob e Zagrebelsky è impronunciabile e potrebbe essere scambiato per un extracomunitario di origine balcanica o levantina; in secondo luogo c’è il fatto che il nostro Gustavo è uomo di cultura, uno studioso, uno che scrive libri di un certo spessore, in qualsiasi altro posto sarebbe un benemerito, l’orgoglio del Paese ... qui da noi uno così è quasi sconosciuto (soprattutto se non va in televisione) o anche francamente beffeggiato. 



È questo ciò che è successo quando hanno chiesto a Maurizio Gasparri se poteva piacergli come Presidente della Repubblica, Gasparri in quell’occasione ha detto testualmente: “Zagrebelsky chi è ... un calciatore polacco?”. Ora, lasciamo stare che Gasparri sia un senatore della Repubblica, ciò non vuol dire niente a giudicare dal livello degli altri che stanno in Parlamento, e non voleva dir niente nemmeno in passato, Caligola in segno di disprezzo profondo per il Senato era intenzionato a nominare console il suo cavallo Incitatus (come ci riferiscono sia Gaio Svetonio Tranquillo nelle sue Vite dei dodici cesari e Cassio Dione Cocceiano nella Storia romana), ma non giunse mai a realizzare questa minaccia ... noi, invece, abbiamo fatto di più, non solo l’abbiamo realizzata, ma al posto del cavallo (che pure è un animale nobile) abbiamo eletto un branco di asini. 




Alessandra Mussolini ha appena manifestato la sua caratura culturale facendosi riprendere durante le votazioni presidenziali con una maglietta con su scritto: “Il diavolo veste Prodi”, che oltre che stupido è di una banalità incredibile, come si può essere così squallidi, così scontati, così poco originali da riproporre vecchie battute che non sono state granché nemmeno al loro esordio? Vige l’autocompiacimento, l’esposizione dell’ignoranza più crassa e più becera, se ne fregiano come se fosse uno stendardo, qualcosa di cui andare fieri, è la rivalsa del mediocre, dell’incolto, del semplice, del pigro su chi è migliore di lui allorché il successo gli arride proprio per i suoi difetti (pensate a Gasparri, è stato pure ministro, non se n’è accorto nessuno, solo Berlusconi perché è l’unico che ne ha beneficiato, ma mi sapete dire qual’è la virtù principale di questo individuo? Perché è stato scelto fra tanti a rappresentarci, perché ha un potere che è appannaggio di pochi? La sua dote fondamentale è la lealtà, la fedeltà al suo padrone, era fedele a Giorgio Almirante, è stato fedele a Gianfranco Fini, almeno finché non ha trovato un padrone migliore, più potente e più gratificante, è fedele a Silvio Berlusconi ... Gasparri se gli butti un osso te lo riporta indietro). E la Mussolini? Ha provato la carriera nel cinema e nello spettacolo, ha fatto qualche filmetto “leggero” dove girava scosciata, ma non è andata molto bene ... la concorrenza era fisicamente molto più agguerrita di lei che non ha certo né le misure né il talento della zia Sofia Loren; ha provato anche come cantante incidendo un LP che deliziò le orecchie dei soli giapponesi, perché uscì solo in quel Paese e ancora oggi noi ne sentiamo la mancanza e recriminiamo per l’ingiusta esclusione; ha provato anche a fare il medico, laureandosi in medicina e gli ospedali di Roma rimpiangono ancora la sua professionalità, mentre i pazienti rimpiangono le sue cure (in realtà non risulta che abbia mai esercitato la professione anzi, non sappiamo neppure se abbia mai conseguito l’abilitazione); poi Fini ebbe la malaugurata idea nel 1993, in pieno marasma di tangentopoli, di candidarla come sindaco al comune di Napoli, non vinse ma andò al ballottaggio con Antonio Bassolino ... evidentemente a qualcosa serve ancora chiamarsi Mussolini (perché fino ad allora non si era fatta notare per alcun talento politico) e serve il dispiegamento straordinario di mezzi che la santa alleanza fra Forza Italia, AN e Lega era riuscita a organizzare. Ma se in molti casi abbiamo la mediocrità che si compiace di se stessa, l’inetto che si pavoneggia perché sa che strizzando l’occhio alle masse che in lui si riconoscono e come lui sperano di poter fare grandi cose per l’avvenire, a discapito del capace, del meritevole e dell’impegnato, sarà elevato sugli altari del successo e verrà catapultato a gestire e a governare ingranaggi più grandi e complessi della sua semplice mente. Per cui non gli rimarrà altra chance che quella di semplificare i problemi complessi fino alla semplicità della sua portata, e fornire delle soluzioni altrettanto semplici e spesso semplicistiche, con risultati catastrofici (e mi vengono in mente le leggi Bossi-Fini o Fini-Giovanardi, l’assurdità di penalizzare la clandestinità, le trovate del ministro Calderoli e chissà quante altre amenità che per molti sono state un autentico incubo che nemmeno menti malate avrebbero saputo architettare). O di non sapere che fare, come Schettino in occasione dello speronamento della “Concordia” e del relativo naufragio o come Berlusconi ogni qualvolta si è avvicinato ad una crisi economica o a problemi di economia, se non tentare (grazie ai media di sua proprietà o sotto la sua influenza) di rimuovere il problema, di distrarre la gente da esso e di crearne, invece, di artificiali. 




Qualcuno si è chiesto come sia stato possibile che un tizio come Oscar Giannino sia potuto passare per esperto in politica e in economia, abbia potuto scrivere su testate come il Fatto Quotidiano, il Foglio, Il Sole 24 Ore, Il Messaggero, Il Mattino, Il Gazzettino, ecc., senza che nessuno dubitasse non tanto dei suoi titoli di studio, ma della sua preparazione; questa svista è dovuta al fatto che una persona che si impegni privatamente a farsi una preparazione da autodidatta possa equipararsi e anche superare chi, invece, segue un corso di studi universitario e post-universitario (in tal caso dovremmo rivedere dalle fondamenta la qualità della preparazione trasmessa dagli atenei italiani), oppure è dovuta allo scarso livello di “esperti” economici che c’è in giro, per cui anche un economista improvvisato come Giannino non sfigura? 




In altri casi assistiamo alla recita di una mediocrità saccente, presupponente, quella di chi per il semplice fatto di essere elevata ad una carica o ad una funzione, comincia a pensare fino ad esserne assolutamente certa di averne le qualità e di possedere doti d’eccezione: è il caso di Maria Stella Gelmini, per cui molte delle sue gaffes sono dovute a improvvidi sfoggi di “saccenza” tese a giustificare il ministero dell’Istruzione; è il caso di Mara Carfagna (a proposito, ma l’avete vista di recente? Fa spavento nella sua magrezza ...), ministro per le Pari Opportunità, così come è il caso di Stefania Prestigiacomo, che ha nobilitato anch’ella, con le sue auguste terga, lo stesso scranno ministeriale, ma è anche il caso di Livia Turco e di Rosi Bindi, nessuna delle quali verrà rimpianta nei ministeri che ha presieduto, è il caso di Anna Finocchiaro che con disprezzo dice: “Siamo parlamentari, mica bidelle!”, oppure di fronte agli elettori del suo stesso partito che manifestavano di fronte a Montecitorio contro la candidatura di Marini, commenta: “Ma che vogliono questi?”; è il caso di Michaela Biancofiore che è da quando la conosciamo che litiga con il buon senso, il pudore e la grammatica



Ma è soprattutto il caso di Roberta Lombardi quando dice: "Che un presidente della Repubblica debba avere una certa età anagrafica non c'è scritto da nessuna parte..."; ora, che un Presidente della Repubblica debba avere compiuto cinquant’anni di età è scritto nell’Articolo 84 della Costituzione Italiana e la Lombardi che è laureata in Giurisprudenza dovrebbe saperlo, perché la Costituzione si studia al secondo anno in Diritto Privato. Ma poi, l’avete sentita in diretta streeming con Bersani dirgli: "Ascoltandola mi è sembrato di essere di fronte a una puntata di Ballarò, dato che sono ormai vent'anni che sentiamo sempre le stesse cose"? Vi sembrano parole di chi vuole fare un accordo o di chi vuole affossare ogni possibilità? E il fatto che prima della consultazione con Bersani avesse dichiarato: "Non dirò sì a Bersani neanche se si butta ai miei piedi e mi implora di dargli un lavoro", sembra la scena di una telenovelas brasiliana, dove João Pedro Vitor si butta ai piedi di Ana Maria Beatriz e la implora piangente di sposarla sussurrandole: “Maruzzella Maruzze' / t'he miso dint' all'uocchie 'o mare e m'he miso 'npietto a me / tu dispiacer / Stu core me fai sbatt' / chiu forte 'e l'onne / quanno o cielo e' scuro / primma me dice si' / poi doce doce me fai muri' “. E le dichiarazioni sul fascismo “buono”? E il: “Noi non incontriamo le parti sociali, perché noi SIAMO le parti sociali” (evidentemente questa donna è in stato confusionale se scambia il ruolo politico con quello delle parti sociali, che sono le associazioni di rappresentanza territoriale del mondo del lavoro, delle imprese e della società civile in genere) ... ma quella che le batte tutte è senza dubbio questa: 

“Ieri sera mi hanno rubato il portafoglio dalla borsa. Oltre all’immane seccatura di rifare carte, patente, codice fiscale e il piccolo piacere per l’oggetto in sè, ho perso tutte le ricevute delle spese sostenute finora ........ Poca roba, circa 250 in un mese. Poichè è mia intenzione trattenere dalle voci di rimborso che compongono il mio stipendio solo quelle effettivamente sostenute e documentate e restituire il resto, cosa faccio? Aspetto vostri consigli”. (Appello apparso sulla sua pagina facebook il 13 aprile 2013). 

A cui segue: 

"Grazie per tutti i gentili consigli (LOL). Sono stata distratta e quindi, giustamente, mi toccherà rinunciare ai miei rimborsi spese, come qualsiasi altro dipendente" (il giorno dopo, sempre su facebook, 14 aprile 2013). 

A parte la drammatica richiesta di riconoscimento della sua specchiata onestà, del suo essere più limpida e più pura degli altri, sottesa nella sua domanda, ma mi domando quale concezione della democrazia abbia la Lombardi ... questa è una questione di etica e di onestà professionale, non possiamo farci un referendum (seppur virtuale) e non può essere oggetto di calcoli statistici per sapere come si deve agire. In realtà l’intero problema non esiste, se ritieni che ti debbano essere dati i rimborsi comunque in buona fede li richiedi e basta e se ritieni, invece, che debba prevalere la regola che chiunque per avere i rimborsi deve documentarli, allora di addio anche a loro oltre ai soldi che avevi nel portafogli. Certo, potrebbe sembrare che io ce l’abbia principalmente con le donne, visto che sto citando quasi sempre politici in gonnella, ma non è così, mi dispiace e sono anche incazzato che le donne in politica (eccetto rari casi) stiano dando una pessima prova di sé, ma gli uomini fanno anche di peggio, se è possibile. 





Federico Fornaro, senatore PD, replica alle numerose e-mail che gli giungono da elettori del suo partito che scrivono: “Siamo giovani, siamo di sinistra, siamo anche arrabbiati: l’elezione di Stefano Rodotà a Presidente della Repubblica sarebbe uno straordinario segnale di speranza e cambiamento”, con: 

“Da diverse ore è in atto un attacco informatico sotto forma di mail seriali inviate alle caselle di posta elettronica istituzionali dei parlamentari del Pd per sostenere la candidatura alla presidenza della Repubblica di Stefano Rodotà. È una forma di pressione mediatica ai limiti della legge, che nulla a (sic) che vedere con l’esigenza di riattivare un rapporto dialettico e democratico tra elettori ed eletti”. 

È la democrazia, bello! I tuoi elettori ti fanno sapere come la pensano e cosa vogliono, è finita (spero) l’epoca dell’elettorato passivo, quello per cui vanno bene le scelte dei vertici del partito, le candidature catapultate dall’alto, le primarie fittizie in cui il vincitore è scontato. Se il PD e Bersani come leader avessero ascoltato fin da subito il popolo di sinistra, magari Rodotà l’avrebbero proposto loro e avrebbe incontrato l’accordo dei grillini. Ma vi rendete conto? È come se Fornaro in occasione delle ultime elezioni politiche avesse detto: 

“Da diverse ore è in atto un attacco alla democrazia sotto forma di schede seriali introdotte in scatole chiamate urne per sostenere la candidatura ora di questo ora di quel politico, ora di questo ora di quel partito politico. È una forma di pressione mediatica ai limiti della legge, che nulla a (sic) che vedere con l’esigenza di riattivare un rapporto dialettico e democratico tra elettori ed eletti”. 



Le candidature di Marini prima e di Prodi subito dopo riunendo tutto il PD sono state un errore gravissimo, sono sembrati il primo il frutto di un accordo vergognoso e innominabile ... l’abbraccio di Bersani con Angelino Alfano grida ancora vendetta, Berlusconi è più furbo, quando deve fare delle marchette manda qualcuno dei suoi tirapiedi, non si espone in prima persona e può sempre sconfessarlo se il vento dovesse girare (e il vento gira in fretta in politica), il secondo un nome tirato fuori dal cilindro a caso, abbiamo sperato invano che ci fosse stato un accordo con l’M5S invece, come si è capito dopo, era quasi un voto di fiducia non tanto per Prodi, ma verso lo stesso Bersani. 



Non è facile governare il PD, è un partito inesistente, una baracca senza alcun obiettivo salvo quello di sopravvivere, ma non è necessario che si sopravviva tutti, a volte la zavorra va eliminata ed è sorprendente notare che dei sette leader che Berlusconi si vanta di aver rottamato la maggior parte è morta per fuoco amico: Prodi giustiziato da D’Alema, Bertinotti e Mastella, Bersani giustiziato da Renzi e D’Alema, Veltroni fatto fuori da D’Alema ... finché c’è D’Alema nel PD non occorre l’opposizione politica. Berlusconi, dal canto suo, non è che odi Prodi per le tasse (che diavolo c’entrano le tasse con la carica di Presidente della Repubblica?) o per altre varie amenità, in realtà lo odia per avergli inflitto per ben due volte su due una sonora sconfitta, e questo nonostante gli ingenti investimenti economici fatti e il possesso di un impero mediatico che è da anni che crea consensi e rincoglionisce la gente con trasmissioni cretine. Quest’uomo, armato soltanto della sua serietà, del suo buon carattere e della sua professionalità è riuscito a prevalere per ben due volte nonostante il rettilario che lo sosteneva e nonostante non sia poi dotato di grande appeal, tanto che mi chiedo come abbia fatto a sposarsi e a conquistare quella che è poi diventata sua moglie, la signora Flavia. 




Un omuncolo, Berlusconi, che strilla e strepita, gridando all’attentato, ai giudici che vorrebbero metterlo sotto chiave, ben attento ai suoi interessi e al suo impero, che è una vergogna e un’anomalia senza uguali che serva per influenzare direttamente o indirettamente la linea politica di questo Paese, la giustizia, la morale e persino le aspirazioni di ciascuno (avete notato la proliferazione di programmi di talent scouting in cui in apparenza si cerca di individuare le nuove stelle dello spettacolo, in realtà si fa becero spettacolo con le aspirazioni altrui, con i loro sogni, con la loro dabbenaggine, col loro rendersi ridicoli o patetici, col lo squallore delle loro azioni e della loro levatura umana e morale, facendoli esibire per qualche minuto in programmi che distilleranno il loro peggio, facendoli convivere in scatole prefabbricate e dotate di un’infinità di telecamere, facendoli sopravvivere in isole sperdute, mettendoli ai fornelli ed esponendoli all’umiliazione di chef sadici ed esibendoli in qualsiasi altro ambito possa dare un po’ di notorietà a qualche aspirante “famoso”?). 
Io auspico vivamente che i Berlusconi (e tutti i suoi peones), i D’Alema, i Bersani, i Franceschini, i Letta (zio e nipote), i Bossi, i Maroni, gli Zaia, gli sceriffi e i vicesceriffi, i Monti, i Rutelli, i Casini, i La Russa, ....... siano letteralmente spazzati via dal panorama politico e lascino spazio a gente nuova e, soprattutto, a idee nuove (che non potranno mai essere peggiori delle precedenti) nonostante la diffidenza e il timore che abbiamo per ogni novità.



 Poiché vedo difficile l’elezione di Gustavo Zagrebelsky alla presidenza della Repubblica, sosterrò Stefano Rodotà perché mi sembra una persona degnissima e dotato di un carattere fermo che è necessario per guidare la nave dello Stato che sta navigando in acque perigliose assai, auspico altresì il completo disfacimento del PD come esperienza che ha solo fatto perdere del tempo prezioso alla sinistra italiana e che questa riparta da zero raccogliendo le idee la dove le trova e imparando a valutare le proposte e non più gli uomini e la loro “furbizia” politica. Invece di un partito moderato e riformista si è costituito un agglomerato informe costituito da bande rivali in perenne lotta fra di loro, ciascuna dotata del leaderino carismatico che sembra il padreterno all’interno del partito (anche perché può bloccare tutto), ma che in realtà conta come il due di picche a livello internazionale, di sicari pronti a tutto per aumentare il potere e il prestigio della propria fazione, di giornalisti che vi gravitano intorno aspirando a condurre programmi in prima serata su reti con ascolto elevato, del mondo di certa finanza che foraggia chiunque oggi abbia voce in capitolo e possa ricordarsene quando gli verrà chiesto di ricambiare, di una corte di clientes, di peones, di nani, di ballerine, di questuanti e di miracolati ... siamo di fronte ad una nebulosa priva di finalità politiche vere e proprie, di idee, di intenti, attenta a non definire troppo cosa vuol fare, perché potrebbe essere motivo di dissenso e di scissioni interne, e che dunque non fa niente se non amministrare un potere, e che non è in grado di governarsi al suo interno figuriamoci se può governare un Paese. 


Guardo con un misto di timore e ammirazione, invece, ad un uomo la cui scomparsa politica (per quanto io possa auspicarla) è di difficile attuazione, forse impossibile, quando Bersani e il PD tutto si intestardivano nel votare Marini insieme a Berlusconi e davano per cosa fatta la sua elezione con tanto di abbracci e ammiccamenti, solo lui è riuscito (col suo intuito politico straordinario) a presagire il naufragio imminente. Lui, Mimmuzzo (sto parlando di Scilipoti) aveva capito tutto prima degli altri, precorre i tempi, è davvero un autentico portento, una rosa dei venti sensibilissima, qualche tempo fa colse la palla al balzo e passò dall’IDV (e dico IDV, il partito più antiberlusconiano che c’era in Parlamento) al PDL, direttamente fra le braccia di Berlusconi; adesso, dopo la prima elezione su Twitter campeggia la sua dichiarazione di voto per Rodotà ... il vento sta cambiando e Mimmuzzo si adegua (d’altronde è stato beccato a prendere la metropolitana solo qualche giorno fa a Roma, come un grillino qualsiasi, e si è pure vista la Santanchè in bicicletta (immediatamente fischiata ... si vedeva subito che nun è cosa...), la stessa che acclamava Berlusconi solo perché (a causa di uno sciopero) era stato costretto a prendere il treno, naturalmente prima classe, l’intero vagone evacuato, e la scorta che bloccava ogni accesso al “divino” Silvio, e che incalzata in una trasmissione aveva detto, senza il minimo pudore, pressappoco: “Snob io? Ma se ho persino accompagnato mio figlio l’altro giorno a prendere la metropolitana!”. 


Volete il mio parere? Smettiamola di fare i democratici, non lo siamo, non lo siamo mai stati e non lo saremo mai, per essere veramente democratici occorre che la Cultura sia molto più diffusa di quanto non lo sia adesso, serve che le persone che vanno alle urne siano informate davvero, abbiano i mezzi e le possibilità per accedere all’informazione libera, siano dotati di criteri per distinguere quali sono le regole democratiche, che comprendano che non può esistere una democrazia (così come la libertà) se non all’interno di regole e che senza di esse e dei criteri per comprendere il quotidiano, le manovre politiche, le motivazioni che muovono le masse, i gruppi e i singoli, c’è spazio solo per il populismo, la demagogia, il malaffare, la sopraffazione, lo sfruttamento, il potere personale, il ladrocinio, gli interessi propri e la dittatura. 


Diamo in appalto la politica a uomini navigati che provengono da paesi esteri, preferibilmente nordici (svizzeri, scandinavi, inglesi, tedeschi), assumiamoli come se fossero dei menager alla guida del Paese; risparmieremmo i soldi delle elezioni ad ogni piè sospinto, decurteremmo di botto l’enorme carrozzone che i partiti tradizionali si portavano dietro per puntellare il loro potere e che foraggiavano a spese nostre, già che ci siamo assumiamo anche giornalisti esteri, perché l’italiano è stato per troppi secoli sottomesso, non è capace di vivere senza padroni, bisognerebbe prima disintossicarlo, ci vogliono almeno due o tre generazioni che vivono in libertà per uscire dalla cattività d’Egitto.

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