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RE BUFÈ

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Questa canzone è antichissima, nasce in Sicilia (e va a sapere dove di preciso, ne esistono diverse versioni con varianti dialettali locali) ai tempi della dominazione francese, quando Carlo I d’Angiò divenne Re di Sicilia, Re di Napoli, principe di Taranto, re d’Albania, principe d’Acaia e Re titolare di Gerusalemme, re Bufé, viscottu e miné dopo la sconfitta a Benevento di Manfredi di Svevia. A tradire il riferimento satirico francese (gli angioini non furono molto amati dai loro sudditi siciliani, dalla “sconfitta di Benevento” fino alla cacciata di Carlo I d’Angiò e dei francesi dominatori con i “vespri siciliani” passarono solo pochi anni) è quel nome del re in questione, quel Bufè, che deriva dal francese buffet e che è rimasto nel siciliano arcaico come buffetta che significa il tavolo da cucina, il desco, la mensa familiare. Ci sono i re di spade, quelli di denari, quelli di coppe, quelli di bastoni e i re da tavola, che sarebbe come dire i re da operetta, e con questo tipo di r…

AUTUMN LEAVES 3

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AUTUMN LEAVES 2

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AUTUMN LEAVES 1

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IO SONO LA TIGRE

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El tiempo es la sustancia de que estoy hecho
el tiempo es un rio que me arrebata, però yo soy el rio;
es un tigre que me destroza, pero yo soy el tigre;
es un fuego que me consume, pero yo soy el fuego.
El mundo, desgraciadamente, es real;
yo, desgraciadamente, soy Borges.
Il tempo è la sostanza di cui sono fatto
il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono il fiume;
è una tigre che mi divora, ma io sono la tigre;
è un fuoco che mi consuma, ma io sono il fuoco.
Il mondo, disgraziatamente, è reale;
io, disgraziatamente, sono Borges.
(Jorge Luis Borges, Otras inquisiciones, Nueva refutación del tiempo, 1952).


Iosono il fiume del tempo, io sono la tigre, io sono il fuoco, io sono Io ... disgraziatamente dice Borges ... fortunatamente o fortunosamente, dico io ( e forse disgrazia e fortuna sono la stessa cosa ... l’una il rovescio dell’altra ... ma della fortuna parlerò un’altra volta); tutto ciò che mi agita, mi percuote, mi scuote, mi attraversa ... sono Io, Io solo l’Altro fatto Mio ... perché n…

ANDROMACA

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Siracusa Teatro Greco, XLVII ciclo di rappresentazioni classiche, Andromaca di Euripide.
"Sono le donne difficili quelle che hanno più amore da dare, ma non lo danno a chiunque. Quelle che parlano quando hanno qualcosa da dire. Quelle che hanno imparato a proteggersi e a proteggere. Quelle che non si accontentano più. Sono le donne difficili, quelle che sanno distinguere i sorrisi della gente, quelli buoni da quelli no. Quelle che ti studiano prima di aprirti il cuore. Quelle che non si stancano mai di cercare qualcuno che valga la pena. Quelle che vale la pena. Sono le donne difficili, quelle che sanno sentire il dolore degli altri. Quelle con l'anima vicina alla pelle. Quelle che vedono con mille occhi nascosti. Quelle che sognano a colori. Sono le donne difficili che sanno riconoscersi tra loro. Sono quelle che, quando la vita non ha alcun sapore, danno sapore alla vita". Alma Gjini